Un nuovo suicidio, un nuovo morto nelle carceri campane, l’ottavo dall’inizio del 2021 e il 36esimo in Italia. È morto domenica sera nel carcere di Secondigliano, a Napoli, Slaviza Jovanovic. Rumeno di 34 anni, era giunto a Secondigliano da quasi un anno, proveniente da Torino, dove era evaso durante un permesso.

Per Slaviza il fine pena era breve, nel 2024, dopo la condanna per il reato di rapina. Ma il 34enne dalla sua cella di Secondigliano è uscito cadavere.

L’ennesimo suicidio dietro le sbarre che il garante Campano dei detenuti Samuele Ciambriello e quello napoletano Pietro Ioia commentano con amarezza: “Il ritmo delle morti per suicidio nelle carceri non provoca sussulti, sgomento, indignazione, non sviluppa campagne di prevenzione, di sensibilità sul tema delle carceri. Il detenuto era molto seguito dal carcere, aveva effettuato diverse visite psichiatriche, era ristretto in una sezione aperta, aveva ripetutamente chiesto di essere trasferito in un carcere del nord poiché i suoi familiari risiedono in Germania. La violenza endemica del carcere ormai coinvolge tutti, comprese le paure e le insicurezze dei cittadini e il cinismo e la pavidità della politica, che considera il carcere necessario per tutti i “diversi” della società”, spiega Ioia e Ciambriello.

I due garanti ribadiscono quindi un appello già avanzato in passato: “E’ necessario andare oltre la punizione del carcere come antidoto all’insicurezza dei cittadini, non strumentalizzando le vittime come fa la politica e applicando l’art 27 della Costituzione riguardante la rieducazione del condannato e l’art 2 della Costituzione che tratta di diritti inviolabili dell’uomo”.

Redazione