Alla base delle liti e dei dissapori tra i virologi che gli italiani hanno imparato a conoscere a causa della pandemia da coronavirus c’è il Comitato Tecnico Scientifico. A rivelarlo, in un libro scritto a quattro mani con il divulgatore scientifico Alessandro Cecchi Paone, è il viceministro al ministero della Salute Pierpaolo Sileri. Covid Segreto, il volume edito da Paper First, racconta fasi tumultuose e caotiche della pandemia che ha colto di sorpresa tutti, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità fino agli enti nazionali di tutto il mondo. È il Comitato, dice Sileri, o meglio la “formazione e gestione” del Cts “all’orgine della rissosità nella comunità di infettivologi, virologi, epidemiologi”.

Insomma invidie, questioni personali, esclusioni. Il Comitato è stato spesso e volentieri criticato. In passato già da altri rilevanti esperti e specialisti come Alberto Zangrillo o Andrea Crisanti. “Il Cts era utile – dice Sileri al Corriere della Sera – ma sarebbe stato più utile più snello e con sottotavoli ‘on demand’ di esperti di diversi territori e specializzazioni. Io proposi Massimo Galli, mi fu detto no; Maria Rita Gismondo e mi fu detto no. Ancora prima di Codogno, chiesi chi aveva fatto la rete Ecmo e scoprii che era Alberto Zangrillo. Dissi: coinvolgiamolo e non fu coinvolto”.

“Verso fine luglio, vedevo le liti in tv e chiesi di ampliare il Cts con Andrea Crisanti e altri… Dissi: così, se devono discutere di scienza, lo fanno a un tavolo istituzionale. Mi sembrava essenziale introdurre dei clinici, specie del Nord dove avevano visto tanti pazienti, mentre nel Cts c’erano soprattutto ricercatori. La dottoressa Antonella Viola servirebbe perché è immunologa e brava a comunicare. Essendo chirurgo, spiegai che, se devo operare qualcuno, faccio un briefing con oncologo, radiologo, anestesista… e che, se il paziente assistesse, direbbe: grazie, ma non mi opero. Qualcuno si offese e pensò che volevo mandare via loro e prendere altri”.

Quando Sileri è stato contagiato “mi ha fatto soffrire essere tagliato fuori”. Non un verbale o un rapporto. Il primo caso dei due cinesi contagiati e ricoverati allo Spallanzani scoperti dal Tg. Tutto già fatto poi nella squadra. Propone Zangrillo e Galli: respinti. Mai visto nemmeno il rapporto della Fondazione Bruno Kessler che paventava 70mila morti già a febbraio, aggiunge Sileri. A febbraio, dopo essere stato a Wuhan, la città cinese epicentro della pandemia, il viceministro sbatte i pugni sul tavolo e sollecita ventilatori polmonari. “Forse, a livello sovranazionale, qualcuno avrebbe potuto prevederlo e organizzarlo”.

Per Cecchi Paone invece nel Cts mancava invece del tutto una rappresentanza del Cotugno di Napoli (centro specializzato in malattie infettive), altre eccellenze del Nord, psichiatri e sociologi, quella femminile è stata introdotta soltanto successivamente. Le polemiche per e nel Cts sono continuate per tutta l’emergenza e probabilmente continueranno.

Redazione