Non è un gioco astratto ma un modo per affrontare le grandi novità di questo tempo chiedersi cosa avrebbe fatto e pensato Silvio Berlusconi oggi. Solo a rifletterci un attimo, scopriamo che la distanza tra questo tempo e quello suo, pur temporalmente ravvicinato, è sostanzialmente enorme, sicché la politica estera di Berlusconi oggi faticherebbe molto a imporsi.

La riflessione che dentro questo schema svolgono due diplomatici di alto rango e lunga esperienza, Giovanni Castellaneta e Marco Carnelos – entrambi ebbero modo di lavorare con l’allora capo del governo sui principali dossier internazionali – è ricca di spunti e assolutamente utile per orientarsi nella grande crisi odierna (“Berlusconi, il mondo secondo lui“, Guerini e Associati). Il libro è densamente strutturato in precise analisi sui vari aspetti dell’esperienza berlusconiana in politica estera che, in estrema sintesi, si potrebbe riassumere nel duplice sforzo di rinsaldare il rapporto con gli Stati Uniti di George W. Bush e al contempo attrarre la Russia di Putin nel contesto globale: il famoso vertice di Pratica di Mare fu il coronamento di questo tentativo seppure oscurato da un tratto “spettacolare” e un po’ effimero tipico del berlusconismo.

L’allora presidente del Consiglio, non molto attrezzato nelle questioni internazionali eppure avvezzo, per la sua attività imprenditoriale, ai rapporti con mezzo mondo, era affascinato dalla politica estera. Gianni Letta, che firma l’introduzione, racconta di quando, dimessosi Renato Ruggiero, il premier Berlusconi assunse l’interim del ministero degli Esteri. Gli piaceva moltissimo quel ruolo, tanto che non si decideva a nominare un nuovo titolare alla Farnesina suscitando le proteste del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: alla fine, riluttante, il Cavaliere dovette cedere. Da quella esperienza alla Farnesina si coglie qualcosa del carattere di Berlusconi: la sua convinzione che anche la politica internazionale dovesse essere governata come una grande trattativa tra persone, come una rete di rapporti personali costruita con ostinazione e ottimismo. In questo senso si adoperava in politica estera con i mezzi usati in politica interna e prima ancora nell’attività di imprenditore: si trattava di adoperare le sue caratteristiche di uomo di mondo tenace e positivo per mettere d’accordo i “buoni”, in questo caso Usa e Russia (con il corollario europeo, mai peraltro avvertito come principale soggetto della politica internazionale).

Oggi – questo è il punto – questa visione berlusconiana, che non era in contraddizione con la tradizionale politica estera e diplomatica del nostro Paese, sarebbe in enorme difficoltà. Come farebbe Berlusconi ad «arginare l’incontinenza comportamentale dell’attuale inquilino della Casa Bianca», come scrivono Castellaneta e Carnelos? Certamente punterebbe, secondo loro, a restituire un po’ più di dignità e autorevolezza all’Ue. Userebbe tutte le sue carte per far ragionare l’amico Putin (il suo più grande errore di valutazione). Ma il problema vero è rappresentato dal ciclone-Trump del secondo mandato, quello che ha determinato «un distacco» dall’Europa come risulta codificato con l’ultima Strategia di Sicurezza nazionale del dicembre scorso. Scrivono gli autori: «Oggi Silvio Berlusconi osserverebbe, affranto, l’America che aveva sempre ammirato e per la quale provava un profondo debito di riconoscenza resa irriconoscibile e ostile da una classe politica che sembra aver smarrito la consapevolezza delle basi di una comune civiltà». Ed è forse la frase più illuminante del libro.

Si è potuto azzardare un parallelismo tra lui e Donald Trump, anzi, addirittura di Berlusconi come fonte di ispirazione per il tycoon americano. Un parallelismo che il primo non apprezzò: «Io come Trump? Non mi lusinga né mi fa piacere», disse prima di concludere con un vistoso complimento a Melania… Lui apprezzava i presidenti alla Reagan, alla Bush figlio, persino alla Kennedy e forse aveva intravisto i pericoli di un uomo senza scrupoli che avrebbe dilatato a dismisura le tensioni internazionali anziché adoperarsi per ridurle. Siamo entrati dunque in una fase molto diversa della storia dei giorni di Silvio Berlusconi come i due autori spiegano puntualmente: una fase per tanti aspetti indecifrabile, che non sarebbe certo piaciuta a uno come lui.