La magistratura italiana, in questo momento, è sicuramente la più sputtanata di tutto l’Occidente, e forse di tutto il mondo. Scusate l’uso di una parola un po’ greve, non ne trovo altre. La sua credibilità sta a zero. È emerso in tutta evidenza che da molti anni non è governata dalle istituzioni democratiche previste dalla Costituzione ma da un “Sistema” fatto di logge segrete grandi e piccole, di camarille, di correnti, di “Supermagistrati” al di sopra della logica e delle leggi. Questo sistema decide le gerarchie, governa le inchieste, pilota le sentenze. Ed ha annientato lo stato di diritto. restiamo a guardare, indignati e rassegnati? Oggi possiamo scrivere cinque parole che sono altre cinque frecce al cuore della Giustizia: Del Turco, Vendola, Uggetti, Mannino, Stresa.

Del Turco. La Cassazione ha condannato in via definitiva il suo accusatore, l’imprenditore Angelini, perché si è accertato che Angelini gonfiava i conti delle sue cliniche per spillare soldi alla regione. Del Turco se ne accorse e lo bloccò. La reazione di Angelini fu feroce: riuscì a spingere la magistratura ad arrestare l’amministratore onesto e a rovinare la vita a Del Turco. In Calabria, qualche anno prima, un altro amministratore fu fermato perché ostacolava i briganti della sanità. Si chiamava Francesco Fortugno, lo uccisero. A del Turco, in fondo, è andata bene.

Vendola. È stato condannato a tre anni e mezzo di prigione. Perché i magistrati e la giuria popolare non hanno condiviso le sue scelte politiche su lavoro e ambiente quando governava la regione, scelto per due volte consecutive dai cittadini. Non è stato condannato solo lui, sono stati condannati scienziati, amministratori e tecnici, e poi sono stati condannati quasi all’ergastolo i fratelli Riva. L’Ilva però non è stata chiusa. Dunque i magistrati, a rigor di logica, dovrebbero ora essere a loro volta imputati e condannati per disastro ambientale. La condanna di Vendola ha una sola spiegazione: la necessità dei magistrati di farsi belli coi forcaioli e col movimento populista che – nonostante Draghi – in gran parte governa il paese (nel senso del governo reale). Tenete conto del fatto che tre anni e mezzo di prigione per concussione, in virtù delle leggi fasciste approvate nel 2019 da Lega e 5 Stelle, significano esattamente tre anni e mezzo, senza sconti e senza benefici carcerari.

Uggetti. È il sindaco di Lodi. È stato assolto da tutto dopo la gogna mediatica, dopo la prigione, dopo la rovina della sua carriera politica, dopo essere stato linciato da 5 Stelle e Lega. Non solo è innocente, assolto da tutto, ma si è accertato che aveva operato per difendere il bene pubblico dall’interesse di privati. Da tre giorni è sottoposto alle ingiurie e ai falsi del Fatto Quotidiano, che gli dedica intere prime pagine per sostenere una falsità assoluta: che ha confessato di essere colpevole. Non è vero. Ma pare che Goebbels dicesse che una bugia ripetuta dieci volte diventa verità. Il Fatto ripete, ripete, ripete. Una mascalzonata senza pari, che è la prova provata di come talvolta il partito dei Pm si vendichi degli smacchi utilizzando la stampa che ha alle proprie dipendenze.

Mannino. Stiamo parlando di Calogero Mannino, un dirigente democristiano che ha dato molto al nostro paese dagli anni Sessanta ai Novanta. Faceva parte della sinistra di Donat Cattin e di Bodrato. Poi fu messo nel mirino dai Pm che lo trascinarono in galera, e poi nel fango e lo tennero lì per 25 anni accusandolo di essere mafioso. Assolto da tutto, con una sentenza definitiva della Cassazione che faceva a pezzetti la professionalità dei Pm. I quali ieri sono tornati alla carica accusando la Cassazione di illogicità e Mannino di essere colpevole. Violando così etica, leggi, buonsenso, onore.

Stresa. Conoscete la vicenda. Un Pm che chiede la condanna a pene severissime senza aver svolto neanche il 2 per cento dell’indagine. Non sa perché è caduta la funivia ma invita al linciaggio di tre colpevoli che il Gip, se Dio vuole, applicando la legge, scarcera per mancanza di indizi.

Cosa facciamo di fronte a questo disastro giuridico che riguarda politici, lavoratori, imprenditori, scienziati, amministratori, gente comune e che vi abbiamo illustrato riferendoci solo ai casi esplosi ieri? Ieri: in una sola giornata. Provate a moltiplicare per 365, e ad aggiungere i casi di malagiustizia contro disgraziati sconosciuti che non arriveranno mai all’onore delle cronache. Non è sufficiente tutto questo, e non è sufficiente il racconto di Palamara, e poi quello ancor più sconvolgente di Amara, per convincere il Parlamento e il presidente della Repubblica a intervenire? Hanno paura dei satrapi? Possibile che non sentano la responsabilità di difendere la democrazia, la libertà, il diritto, dall’assalto di un pezzo della magistratura che disonora l’Italia e la stessa magistratura?
Stanno assumendosi una responsabilità gravissima di fronte alla storia.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.