Prendere un avversario politico e linciarlo, usando la stampa, è una pratica molto conosciuta in tutti i regimi autoritari. È usata anche nei regimi democratici da parte di quei giornali che vengono chiamati , nel comune linguaggio, i giornali spazzatura. Negli Usa, per esempio, ce ne sono molti di questi giornali, ma non godono di nessuna considerazione. Magari hanno anche molti lettori, ma l’opinione pubblica sa perfettamente cosa rappresentano – uno svago, una caduta di stile legittima, un momento di trivio – e non li prendono sul serio. Neppure i loro lettori li prendono sul serio: li leggono così, per svago, per sussultare, per immaginare se fosse vero. L’Italia è un paese un po’ speciale da questo punto di vista. Ha la stampa meno autorevole dell’Occidente e tra le meno autorevoli del pianeta. In Italia non si fa nessuna differenza tra informazione di qualità e informazione spazzatura. Tra notizie, analisi, gossip e linciaggio.

Ieri un giornale a grande tiratura, e tra quelli che sono considerati i maggiori giornali italiani, ha compiuto una di queste operazioni di linciaggio. La vittima scelta è Giorgio Gori, il sindaco di Bergamo. Colpevole di avere pronunciato una battuta spiritosa intervenendo nella querelle sulle scissioni o non scissioni aperta nel partito democratico. Gori aveva ironizzato su una frase di Orlando («senza le ultime tre scissioni saremmo primo partito») ricordando a Orlando che senza la scissione del 1921 (nascita del partito comunista) chissà dove sarebbe arrivato il Psi. Che era un po’ come dire, più profanamente, “se mia nonna avesse avuto le rotelle sarebbe stata un tram”.

Ha ragione Gori? Ha ragione Orlando? Non so. Il problema è che quel giornale del quale vi parlavo è intervenuto nella polemica definendo Giorgio Gori “Giorgio Covid”. Associando il suo nome a quello della malattia che ha travolto la sua città e in buona parte anche l’Italia.
È solo un problema di linguaggio? Sì, certo, linguaggio e metodo giornalistico. Il linguaggio è quello di Farinacci (che magari alcuni di voi non sanno chi sia, un giorno ve lo spiegherò) il metodo giornalistico è quello dell’olio di ricino. Piena solidarietà a Giorgio Gori. Non vi dico chi sia l’autore dell’articolo al quale mi riferisco, né quale sia il suo giornale. Tanto, anche se non lo sapete, lo avete già capito.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.