Certo è proprio un ciuccio: gli spieghi le cose, chiare chiare, poi gli dici: “ripeti”, e lui ripete tutto sbagliato. Sto parlando di Marco Travaglio, l’avete capito, no? C’è un argomento che proprio non gli entra in testa (nemmeno con le martellate, diceva il mio maestro in quinta): il Diritto. Magari è anche preparato in altre materie, tipo la biografia di Berlusconi, la storia della famiglia Renzi da nonno Giuseppetto in giù, le formazioni del Torino dal 1947 (anche quella con Dennis Law), ma di questioni giuridiche e giudiziarie, niente. Manette, manette, manette, e basta. Tutto il resto lo trova troppo complicato.

Così l’altro giorno, con grande gentilezza, gli avevamo spiegato che non è vero che il primo agosto del 2013 sarebbe scattata la prescrizione e il processo a Berlusconi per frode fiscale sarebbe morto lì, e che per questo motivo i giudici della Cassazione si spicciarono e scelsero la sezione feriale, che non sapeva niente in argomento, invece della sezione competente. Beh, tutto questo non è vero: la prescrizione non sarebbe scattata il primo agosto. Lui niente. Ieri ha fatto tutta intera, o quasi, la prima pagina del suo giornale polemizzando con noi e ripetendo la sciocchezza. Il primo agosto, il primo agosto! E ha pure pubblicato la foto di un foglio di carta, che viene dalla Corte d’Appello di Milano, con scritto: “Urgentissimo, la prescrizione scatta il primo agosto”.

Lo conoscevamo anche noi, Marco, quel documento, ma era sbagliato. Tu non ci crederai, ma nei Palazzi di Giustizia spesso si commettono degli errori. Pensa che ogni giorno entrano in carcere alcune centinaia di innocenti (cioè persone che poi saranno prosciolte o assolte). E nessuno ne risponde. E nessuno si stupisce. Quello di sbagliare una data è l’errore più piccolo e indolore che si possa commettere. A me due mesi fa – dai, ti faccio ridere un po’…- mi hanno convocato per l’udienza preliminare di un processo e hanno scritto nello spazio riservato alla data: giugno 2020 ore 9. Giugno? E che faccio, vengo alle 9 tutte le mattine? Quando il mio avvocato gliel’ha fatto notare hanno rinviato tutto di 16 mesi. Vabbè.

Dunque, Marco, ora cerca di capire bene: quel documento che ti hanno dato conteneva un errore. Era una sòla, dicono qui a Roma. Dell’errore, la sezione feriale che ha giudicato Berlusconi, peraltro, ha preso atto a inizio seduta. Capito? La prescrizione scattava in parte (e cioè per la parte del reato che riguardava l’anno fiscale 2002) il 25 agosto. Per un’altra parte del processo (quella che riguardava il 2003) scattava il 25 settembre dell’anno successivo.
C’era tutto il tempo per giudicare tranquillamente Berlusconi per frode nella sezione competente. Ed è molto, molto probabile che la sezione competente, che sapeva di cosa si stava parlando, l’avrebbe assolto, giungendo alla stessa conclusione alla quale è giunto qualche mese fa il tribunale civile di Milano. Il tribunale civile di Milano, Marco, non è un pericoloso covo di libertari o di garantisti: è un serissimo tribunale della Repubblica. È entrato nel merito della vicenda, ha esaminato documenti e testimonianze e ha accertato che non ci fu nessun reato né da parte di Agrama né da parte di Berlusconi.

Ora la questione vera, per un giornalista giudiziario, sarebbe questa: l’errore nel fissare la data della prescrizione, che determinò l’assegnazione del processo alla sezione feriale e di conseguenza la condanna di Berlusconi, fu un “errore di sbaglio” (come dicevamo sempre in quinta) o fu un errore voluto? Qualche manina si inventò forse quella data per evitare un processo giusto? Io, che sono un tipo pochissimo sospettoso, non ci credo. Tu magari, che in genere ai sospetti credi parecchio…

Insomma, lo avrai capito: per difenderti dall’accusa – che peraltro molto gentilmente ti avevamo mosso – di avere scritto due balle, ne hai scritta una terza. Del resto non è difficile intuire, dal tono che ha assunto il tuo giornale, che in queste ore sei un po’ in difficoltà. È normale. Ho visto che hai scritto un editoriale sapido riferendoti ad alcuni fatti recenti: del 1994. In sostanza sostieni questa tesi: sì, magari su ‘sto fatto di Berlusconi ed Esposito abbiamo scritto un po’ di fregnacce, però 25 anni fa anche Feltri e Sallusti scrissero delle cose inesatte… Beh, è un argomento forte.
Dopodiché c’è il colpo del maestro. Il linciaggio del giudice Amedeo Franco. Il tentativo di trovare cadaveri nel suo armadio, di accusarlo di cose orribili senza che possa difendersi, di demolirlo moralmente con l’idea che se riesci a riempire ben bene di fango una persona poi le sue parole valgono meno.

Fin qui ho scritto scherzando un po’, perché poi io sono convinto che in fondo in fondo Marco Travaglio non sia molto istruito ma sia in buona fede. Ora però smetto di scherzare. Il metodo di riempire di fango, è vero, è il metodo tipico di forcaioli e anche di molti Pm d’assalto. Però finora non si era superato un certo limite. Con Amedeo Franco accusato di aver fatto operare una sua amica al seno, e contro il quale non esiste l’ombra dell’ombra di una condanna, o di una prova, o altro, si è superato il limite di tutti i limiti. Una fascistata in piena regola. Manganello, olio di ricino e Fatto. Torna sempre la stessa anima del giornalista: Farinacci.