Si avvia verso l’archiviazione l’indagine rilanciata dal Fatto Quotidiano sull’ipotesi di tre testimonianze “sospette”. Si tratta di una vicenda datata, tanto che potrebbe anche profilarsi la prescrizione. Si tratta di un fascicolo rimasto senza reati e senza indagati, aperto dalla Procura di Napoli dopo l’esposto presentato dall’allora giudice Antonio Esposito, oggi in pensione ma al tempo presidente del collegio che condannò Silvio Berlusconi per frode fiscale. In questi giorni il nome dell’ex giudice è ritornato all’attenzione per un audio in cui l’allora relatore della sentenza Berlusconi in Cassazione, il defunto Amedeo Franco, definiva la sentenza “una porcheria”. L’esposto presentato alla Procura di Napoli da Esposito riguardava fatti accaduti il 3 aprile 2014 e si riferiva alle dichiarazioni rese all’avvocato Bruno Larosa (al tempo tra i difensori di Silvio Berlusconi) da tre dipendenti dell’hotel di Lacco Ameno, dipendenti di Domenico De Siano, il coordinatore regionale di Forza Italia.

Secondo l’ex giudice Esposito quelle dichiarazioni sarebbero state false e per questo presentò un esposto. I tre dipendenti dell’hotel avevano riferito di pesanti insulti nei confronti di Berlusconi sentiti pronunciare dal giudice Esposito. Circostanza delicata, non trascurabile se confermata. Sta di fatto che il giudice Esposito l’ha negata al punto da presentare in Procura un esposto contro i tre dipendenti che avevano raccontato degli insulti all’avvocato Larosa, il quale in quel periodo stava svolgendo indagini difensive per conto del Cavaliere in vista di un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e che per effetto dell’esposto dell’ex giudice ha dovuto anche subire un procedimento disciplinare, poi archiviato dal Consiglio distrettuale di disciplina dell’Ordine degli avvocati ma ci arriviamo dopo. Torniamo all’esposto dell’ex giudice Esposito il quale sosteneva che i tre dipendenti dell’hotel avessero dichiarato il falso.

L’indagine non ha portato in questi anni a formulare reati né iscrizioni di indagati nel registro di inchiesta. E ora si avvia verso l’archiviazione. Su di essa incombe pure la prescrizione. Ipotizzando in astratto il reato di false dichiarazioni a un avvocato, che in sede di indagini difensive porta a equiparare il caso a quello del reato di false dichiarazioni a un pubblico ministero, la prescrizione andrebbe calcolata sulla pena massima che in questo caso sarebbe di quattro anni: termine quindi abbondantemente superato.

E la situazione non cambia se, trattandosi di delitto e non di contravvenzione, si sposta la scadenza a sei anni: il termine risulta scaduto ad aprile scorso visto che i fatti di cui parlava Esposito nel suo esposto risalgono ad aprile 2014. A voler essere pignoli e includere nel calcolo un ulteriore quattro del tempo per motivi di interruzione o sospensione si arriverebbe ad ottobre 2021. Insomma l’indagine sulle presunte false dichiarazioni sembra non aver portato a nulla di fatto. Come il procedimento disciplinare nato da un altro esposto dell’ex giudice Esposito che accusò l’avvocato Bruno Larosa di comportamenti a suo dire deontologicamente scorretti, ritenendo che siccome c’era il processo in corso il penalista non potesse svolgere indagini difensive. Ebbene, il procedimento contro l’avvocato Larosa è stato archiviato all’unanimità dal consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli il 9 giugno scorso, sulla base del fatto che le indagini difensive erano lecite e finalizzate a chiedere la revisione dinanzi alla Corte europea e che quindi “la notizia di illecito disciplinare è manifestamente infondata”.