Svolta in Spagna. Due giorni dopo il boom dell’estrema destra di Vox nelle elezioni di domenica, il socialista Pedro Sanchez ha raggiunto un accordo con la sinistra radicale Podemos di Pablo Iglesias per formare un governo di coalizione. Governo che però ha ancora bisogno dell’appoggio di altre forze politiche per diventare realtà: Psoe e Podemos insieme raccolgono 155 seggi, cioè meno dei 156 necessari a ottenere una maggioranza che possa garantire la fiducia alla Camera, composta da 350 seggi.

La ripartizione degli incarichi e il programma di governo saranno fissati in un secondo momento. Stando ai media spagnoli, Iglesias diventerà vicepremier.”È un accordo per quattro anni, per la legislatura. La Spagna ha bisogno di un governo stabile”, ha dichiarato Sanchez, i cui negoziati con Podemos per un governo solo qualche mese fa erano falliti, portando poi alla necessità di tornare alle urne per le quarte elezioni in quattro anni. Se riuscirà a ottenere la fiducia, questo governo di coalizione, il primo da quando è stata ristabilita la democrazia a seguito della morte del dittatore Francisco Franco nel 1975, porrà fine a mesi di paralisi politica in un Paese in preda a un’instabilità cronica dalla fine del bipartitismo nel 2015.

“Combinando l’esperienza del Psoe (il partito socialista ndr) e il coraggio di Podemos”, questo esecutivo sarà “il miglior vaccino contro l’estrema destra” di Vox, ha dichiarato dal canto suo il numero uno di Podemos, Pablo Iglesias, ex professore di scienze politiche.La firma dell’accordo di principio fra Sanchez e Iglesias ha colto la Spagna di sorpresa. I negoziati fra il Psoe e Podemos per un governo erano falliti a seguito delle elezioni legislative di aprile, il che aveva impedito a Sanchez di tornare al potere e aveva reso inevitabile un ritorno al voto. Allora, Sanchez aveva posto il suo veto alla presenza di Iglesias nel governo e aveva confidato a posteriori in televisione che non avrebbe “dormito la notte” se Podemos fosse entrato nell’esecutivo.

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La nuova intesa promette “coesione” e “lealtà“, nella consapevolezza che le posizioni delle due formazioni sono profondamente lontane sul nodo spinoso della Catalogna. Secondo gli analisti, è stato il boom della formazione ultranazionalista Vox, diventata terzo partito nelle elezioni di domenica, a far raggiungere un accordo alle sinistre in 48 ore. Ora che l’intesa di principio è stata raggiunta, sta al Psoe e a Podemos convincere altre forze politiche ad appoggiarli. In una Camera dei deputati ancora più frammentata rispetto a quella che era uscita dalle elezioni di aprile, i socialisti (con 120 seggi) e Podemos (con 35 seggi) hanno ceduto terreno e ora hanno 155 seggi, 10 in meno rispetto ad aprile. Un voto di fiducia da parte della Camera non sarà facile, ma non è impossibile. I socialisti vorrebbero l’appoggio di Ciudadanos, il cui leader Albert Rivera si è dimesso lunedì a seguito della sconfitta, e di altri piccoli partiti, per non dover dipendere dagli indipendentisti catalani, vista la tensione in Catalogna a seguito delle condanne di metà ottobre a carico di nove leader separatisti per la tentata secessione del 2017. Ciudadanos, però, ha risposto con un secco no: “Ciudadanos non può sostenere il fatto che Sanchez e Podemos abbiano le redini del governo spagnolo”, ha affermato il partito in una nota, lanciando un appello per un “accordo moderato” fra Ciudadanos, i socialisti e il PP.