Non si placano le proteste e i malumori dei gestori degli stabilimenti balneari dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato la proroga delle licenze marittime. Dal 1° gennaio 2024 tutte le concessioni in essere decadranno, dovranno essere ridiscusse e soprattutto “non ci sarà alcuna possibilità di proroga ulteriore, neanche per via legislativa, e il settore sarà comunque aperto alle regole della concorrenza”, come hanno stabilito i giudizi l’adunanza plenaria presieduta da Filippo Patroni Griffi.

Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata la presidente della Repubblica Sergio Mattarella da parte di un gestore di uno stabilimento balneare attivo dal 1993.

Illustre Presidente,
mi rivolgo a Lei in maniera senz’ altro irrituale ma, non priva della considerazione per il Suo percorso umano e professionale; certamente con il rispetto che il ruolo istituzionale da Lei incarnato impone. Sono un operatore balneare colpito (metaforicamente e non), dalla sentenza del Consiglio di Stato che con la solennità dell’adunanza plenaria, ha inteso dirimere un contrasto interpretativo in materia di utilizzo delle risorse demaniali di questo paese. Una parte del tessuto socio-economico italiano, direi non così marginale, peraltro custode e scrigno di una tradizione ed un vissuto che attraversa tante generazioni non solo riferibili a noi operatori, vive ed attende nell’incertezza.

Con sicurezza, posso invece affermare che si tratta di una materia ed una professione fatalmente dimenticate dal legislatore. Lo sancisce, sottolineandolo, anche il Consiglio di Stato in un passaggio che umilmente enfatizzerei, per lo meno in una logica di corresponsabilità e di primogenitura di questa vicenda. La frustrazione, la disperazione, la rabbia sempre controproducente che ho percepito in queste giornate convulse di incontri, in seno alle nostre categorie, mi hanno indotto ad infrangere una certa riservatezza, ed in estrema ratio, rivolgermi a Lei. Questo clima incendiario, che pur comprendo, mi ha spaventato e spinto ad armare la penna, auspicando un confronto più sereno che possa disinnescare la miccia incautamente accesa da questa sentenza.

Premesso che non mi ergo a paladino e non mi presto a nessuna strumentalizzazione, non contesto od adombro le prerogative, la legittimità ed autorevolezza di Palazzo Spada ma, non mi esimo da alcune considerazioni. Certe costruzioni semantiche, che mi hanno lasciato basito, hanno fatto arrabbiare non poco (eufemismo) i più ’accalorati fra i miei colleghi. Ad esempio, il passaggio sul covid 19, presente in sentenza, di fatto stigmatizza che la diminuzione o interruzione degli investimenti conservativi di beni demaniali seppur riferibili ed imputabili agli effetti economici della pandemia, per noi concessionari è controproducente e ci espone ad una logica dell’alternanza non sostenibile con tali motivazioni. In questo frangente viene evocato e si tratteggia un investitore, anche estero perché no, gravido di idee e provvisto di fondi. Trovo aberrante questa lettura e non ne capisco la logica ed opportunità.

E’ chiaro che questa sentenza individua un tracciato invalicabile per il legislatore (che se mai ci fosse e godesse di buona salute che battesse un colpo). Un prima ed un dopo per così dire ma scorrendo la sentenza, in quelle parole, qua e là, intuisco un fremito di incertezza, forse una crepa nel granitico ragionamento dei giudici estensori; è pur sempre vero che quella ghigliottina sta virtualmente decapitando migliaia di imprenditori. Non so che sensazione possa destare l’ innescare un domino di tale entità. Vede Signor Presidente, da cittadino mi sono sentito rassicurato quando, illo tempore, le ruspe hanno ripristinato la legalità nei paraggi del Suo nuovo domicilio; ma Le garantisco che, a ruoli invertiti ed incomprensibilmente, non ravvisando responsabilità ne men che meno comportamenti illeciti, la sensazione che percepisco (e che percepiamo noi tutti) è la stessa che devono aver provato quei novelli senza tetto.

Non un commento da figure autorevoli, non pretendo in difesa ma almeno in considerazione del dramma al quale andiamo incontro; le associazioni di categoria che balbettano sempre divise in una logica da guelfi e ghibellini; gli amministratori locali prendono le distanze neanche fossimo contagiosi e, dulcis in fondo, tanta opinione pubblica, in veste di crociati post-litteram, sembra attendere e propendere per la moralizzazione senza sconti di un’intera categoria che si accinge a pagare un pegno molto più alto rispetto alle sue responsabilità dirette.

Vede Presidente, io opero in questo settore dal 1993, anno in cui con regolare rogito notarile ho acquistato una struttura e relative attrezzature, insistenti su area demaniale. A partire da quella data ho sempre ottemperato alle richieste burocratico/amministrative prima della Capitaneria di Porto ed in seguito, dopo la riforma , dell’Amministrazione locale che, nel corso degli anni, ha gonfiato, ritoccato, aggiunto balzelli, addizionali ecc. che, ad oggi, quando si cita il canone esiguo e lo si sventola come una bandiera, si dovrebbe essere edotti di quello di cui si parla.

Tutto ciò, caro Presidente, sempre nella convinzione di procedere nel tracciato di una autorizzazione storicamente collaudata. Folgorato sulla via di Damasco in quel lontano ’93 ho cambiato un percorso che mi avrebbe altrimenti condotto ad una laurea in “Cattolica di Milano”; il richiamo della spiaggia nella quale ero cresciuto, come il canto delle sirene, mi ha sedotto con quello scrigno di cui prima, ricco di emozioni, ricordi e vissuto. Con l’aiuto della famiglia e la collaborazione della mia preziosa sorella, ecco l’incauto acquisto concluso.

Vede Presidente, con il contributo di questa attività, ho fondato una famiglia, acquistato una casa, accompagnato i miei figli alla scoperta del mondo, gli ho trasmesso i valori dello sport che ho potuto fargli praticare, gli ho dato la possibilità di accedere a scuole valide e, come nel caso del maggiore, ad atenei prestigiosi. Tutto ciò grazie al privilegio di poter operare in un paese magnifico come il nostro, i cui litorali sono ammirati, invidiati e bramati nel resto dell’ Europa. Tutto ciò, incomprensibilmente, di qui a poco terminerà e fatalmente anche il percorso dei nostri figli e coloro che dipendono da questo lavoro avrà un consistente contraccolpo. Stimato Presidente, Lei pensa che un’ intera fascia del suo popolo in ragione di un interesse transfrontaliero possa pagare questo dazio? A confronto le forche caudine…

Noi balneari conosciamo il ritornello del «beati noi, tutto facile tutto bello»; vede questo ritornello è lo specchio della superficialità di questo paese, della miopia di quelli che magari capiscono meglio con «Kramer contro Kramer» piuttosto che con «guelfi e ghibellini». Le confido questo, non lo diffonda, potrebbe scoraggiare i nuovi investitori. Nel mio percorso ho incrociato anche accadimenti devastatori che magari avrebbero fiaccato la resistenza di altre categorie non forgiate ai capricci della natura; ho nelle narici l’odore acre dei due incendi che mi hanno flagellato a distanza di dieci anni uno dall’altro, ricordandomi cosa si prova a non potersi permettere neanche una camicia nuova. Lei pensa che abbia potuto contare su qualche contributo nazionale o sull’abbraccio caloroso di mamma Europa? Esatto, non è difficile indovinare.

Ho reagito alla furia devastatrice della natura in più occasioni, ultima la tempesta meteo-marina che devastò Portofino, e nessun delegato o preposto si è preoccupato dello stato dei luoghi tranne dove si accendono le telecamere “of course”. Ma le assicuro che mai si è spenta la fiammella, l’ amore per il mio lavoro, il rispetto per il tratto di costa che occupo ed accudisco ormai da anni, sempre con immutato entusiasmo.

Il valore che attribuisco alla mia attività eccede il mero conto economico, non «negligeable» per dirlo alla francese, esso spazia nella moltitudine di rapporti umani nati negli anni e, su tutto, lo sguardo riconoscente di bambini poi adolescenti, poi uomini ed in seguito padri che, anche da adulti, ti concedono un affetto quasi familiare e virtù che certamente non possediamo.
Sono maturato avendo la possibilità di confrontarmi con persone che senza la mia attività non avrei mai potuto intercettare e con loro esplorare i loro mondi; ho visitato scavi archeologici senza esserci mai stato, ho capito Lombardi senza averlo mai conosciuto attraverso chi l’ha conosciuto, solo per citare chi mi sta più a cuore.
E tutti, pur nelle loro differenze, manifestano rammarico al sol pensiero di dover interrompere un rapporto consolidato di stima e fiducia non circoscrivibile o meglio riassumibile in un anonimo contratto di servizi. Se volete buttare alle ortiche tutto ciò, accomodatevi, non fatevi scrupoli.

Vede signor Presidente, il Consiglio di Stato ha sancito che a far data dal 31/12/23 il diritto al lavoro di un’ intera categoria arriverà al capolinea; con il diritto concessorio espieranno tutti i rapporti giuridici collegati o indotti dalla sua sussistenza (a parte il fido aziendale od altre cose strettamente operative va da se, ma non so se rendo l’idea: bye bye lavoro… ed il mutuo di casa come si paga? Oppure chi lo paga?). In difesa di un interesse transfrontaliero, non ben identificato e, per consentire accesso ad una risorsa demaniale limitata, un consesso di illuminati ritiene sacrificabile un’intera categoria con le sfumature che vi ho tratteggiato. Già dimenticavo, danni collaterali ma questa purtroppo non è realtà virtuale. Non La tedio ulteriormente e se si profilasse realmente un illecito vantaggio dovuto ad una posizione parrebbe di casta, metta in azione le ruspe di cui sopra. Se più semplicemente, come pare che sia, il legislatore si è «dimenticato» di normare, allora ci conceda la grazia (anche se spetta all’altro Presidente) di poter continuare ad occuparci delle nostre spiagge e nel caso in cui Le stessi chiedendo la luna, preveda una uscita dignitosa rispettosa di ciò che rappresentiamo che eviti contrapposizioni inutili e pericolose. Con deferenza La saluto e Le auguro un buon lavoro.

G.C.

Redazione