Ambiente
Storage e rinnovabili, Mirko Zino: “Senza accumulo il fotovoltaico rischia di essere un investimento monco”
La transizione energetica non si gioca più solo sulla produzione da fonti rinnovabili. La vera partita è conservare quell’energia, gestirla e renderla disponibile quando serve. Per le imprese significa ridurre la volatilità dei costi; per le famiglie vuol dire aumentare autonomia e controllo dei consumi. In questo scenario lo storage non è più un accessorio del fotovoltaico, ma una tecnologia abilitante. Ne abbiamo parlato con Mirko Zino, dg Italia di SolaX Power.
Partiamo da SolaX Power. Che cosa fa l’azienda?
«Per capire cosa fa oggi SolaX bisogna guardare al 2012», racconta Zino. «Allora nessuno, almeno in Italia, pensava davvero di mettere l’energia nelle batterie. Si veniva dal Conto Energia e conservarla sembrava quasi folle. Noi invece abbiamo continuato a lavorare sul primo concetto di storage e tra il 2012 e il 2013 abbiamo portato sul mercato il primo inverter ibrido». La visione era già chiara: «Le reti erano pensate dalle grandi centrali ai consumatori. Ma cosa succede quando l’energia comincia ad arrivare anche dai piccoli impianti diffusi? È lì che lo storage diventa necessario».
Come operate nel mercato italiano?
«SolaX opera in oltre cento Paesi, ma in Italia abbiamo scelto un modello particolare: non una filiale soltanto commerciale, bensì tecnica. Non vendiamo direttamente a imprese e famiglie. Lavoriamo attraverso importatori, distributori, progettisti, installatori. Però il supporto è fondamentale: call center tecnico, assistenza di secondo livello, formazione. La tecnologia conta, ma conta anche la filiera che la porta al cliente finale».
Oggi l’energia è una variabile industriale, non solo una bolletta. Quanto incidono accumulo e gestione intelligente sulla competitività delle imprese?
«Incidono moltissimo», risponde. «Abbiamo visitato aziende con installazioni particolari e alcuni ci hanno parlato di oltre il 70% in meno sui costi energetici». Il punto, però, non è solo il taglio della bolletta: «Quel denaro può diventare profitto o essere reinvestito. Ho conosciuto aziende che hanno inserito un turno notturno perché i costi di gestione, prima proibitivi, erano diventati sostenibili. In alcuni casi questo ha significato aumentare la produzione anche del 30%».
Quindi lo storage trasforma la rinnovabile da scelta ambientale a leva economica?
«Esatto. Ridurre la parte variabile della bolletta significa sapere meglio quanto costerà l’energia nei mesi successivi. Per un’impresa vuol dire programmare, proteggere i margini, non subire totalmente la volatilità dei prezzi. La sostenibilità resta importante, ma qui parliamo anche di competitività industriale».
Qual è la differenza tra un normale impianto fotovoltaico e un sistema con storage evoluto?
Zino usa un’immagine semplice: «Se il telefono non avesse la batteria, dovrei restare attaccato al muro mentre parlo. Appena manca energia, tutto finisce. Lo storage permette di usare l’energia quando serve». Ma oggi il salto è ulteriore: «Non parliamo più solo di inverter e batteria. Parliamo di ecosistema: inverter, batterie, colonnine per veicoli elettrici, pompe di calore e software che dialogano tra loro».
Quanto pesa il software in questa evoluzione?
«Prima il software aiutava l’utente a impostare la macchina. Oggi, con l’intelligenza artificiale, il sistema legge le abitudini di consumo, guarda le previsioni meteo, valuta il prezzo dell’energia e decide se accumulare, consumare o prelevare dalla rete. Il comando non è più “segui le abitudini del cliente”, ma “fai in modo che il cliente risparmi”». Secondo Zino, l’AI può generare un ulteriore 18-20% di risparmio energetico.
E per una famiglia cosa cambia?
«Una famiglia dentro un ecosistema energetico domestico diventa quasi una micro azienda: produce, consuma, accumula, ottimizza. Il beneficio non è solo economico. C’è autonomia, partecipazione concreta alla transizione».
Il futuro si giocherà sul prezzo o sull’integrazione dei sistemi?
«Su entrambi, ma il vero tema sarà l’integrazione. Si possono comprare la migliore batteria e il migliore inverter, ma se non dialogano tra loro il sistema non funziona davvero. Un ecosistema integrato può essere aggiornato e reso più efficiente nel tempo. Lo storage non è più un boost del fotovoltaico: è ciò senza il quale oggi il fotovoltaico rischia di essere un investimento monco».
© Riproduzione riservata




