Ha qualche importanza il fatto che coloro che sono stati condannati come esecutori materiali, cioè Mambro, Fioravanti e Ciavardini non abbiano mai incontrato Licio Gelli, cioè colui che avrebbe messo loro in mano la bomba? Non ce l’ha, per il modesto aspirante storiografo, perché quel che conta non sono banali principi costituzionali sulla responsabilità penale che è sempre personale o sul principio di non colpevolezza, ma solo e soltanto il Complotto di piduisti, barbe finte e terroristi per “destabilizzare”. Quel che conta è ricostruire, sempre con la pretesa storiografica, la “stagione delle stragi”.

È importante che, nel corso di quarant’annis, si siano costruiti partiti e carriere politiche e parlamentari, si siano aizzate piazze dal fischio facile, si siano messi alla gogna quegli unici giudici (togati e popolari) della prima Corte d’assise d’appello che osarono persino assolvere gli imputati? No che non è importante, quelli erano solo i pidocchi nella criniera che avevano osato fare un normale processo, mentre bisognava scrivere la Storia, nella Bologna dove normalmente i pubblici ministeri facevano le riunioni con gli esponenti locali del Pci. E il giorno successivo a quella sentenza (che fu in seguito prontamente corretta) il quotidiano comunista L’Unità uscì con la prima pagina tutta bianca in segno di lutto. Lutto perché era stata emessa una sentenza che andava in senso contrario a quello della Storia. La loro storia. Se le cose stanno così, non è meglio leggere un buon thriller che ci racconta dei fatti ma non ha la pretesa di “rileggere la Storia”?

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.