Il parassita giapponese che è arrivato in italia
Takahashia japonica, cosa è e come combattere il parassita che infesta il Nord Italia
Chiamata la “signora degli anelli”, le larve di questo parassita assomigliano a totani appesi ai rami. Una volta usciti, gli insetti attaccheranno le foglie di tutte le principali piante
La Takahashia japonica è già tra noi, senza aver aspettato il progredire della primavera. I primi casi della “signora degli anelli“, cioè la Cocciniglia dai filamenti cotonosi, sono già stati segnalati in Brianza, zona in cui questo parassita si presenta ormai con continuità, e che ogni anno registra un numero crescente di casi in tutta la Lombardia e in altre zone del Nord Italia. Lo scorso anno le segnalazioni erano state fatte a maggio, quest’anno già da ora bisogna fare i conti con il parassita. Questo anche a causa del cambiamento climatico e del caldo arrivato precocemente.
Cosa è la Takahashia japonica
Il parassita venuto dal Giappone, che ormai sembra essersi acclimatato anche dalle nostre parti, deposita sugli alberi i propri ovisacchi, che contengono le larve dell’insetto che si svilupperà. Una volta liberato, l’insetto appena nato andrà ad attaccare le foglie della pianta ospite o di altre essenze. Questi ovisacchi sono di forma circolare, di colore bianco di consistenza all’apparenza gommosa, simili, appunto, a degli anelli di totano. Non si tratta però di un parassita pericoloso per le persone o per gli animali. Le piante, invece, vengono infestate, e come con tutti i parassiti che sottraggono risorse vitali, ci possono essere delle conseguenze. Il problema, è che una volta insediata, la Takahashia tende a non andarsene e a presidiare l’albero prescelto anche durante le altre stagioni, così da potersi riprodurre la primavera successiva.
Come combatterla
Il Servizio fitosanitario della Regione Lombardia monitora ogni anno il fenomeno, ma al momento non esiste un trattamento unico, adeguato e codificato per combatterla. Non esistono fitofarmaci specifici o comunque efficaci, e l’idea di contrastarla con l’utilizzo di coccinelle non convince del tutto gli esperti, secondo cui per potersene disfare ne servirebbe una quantità talmente elevata da rischiare in modo irreversibile gli equilibri naturali. La sola possibilità di contenerne la diffusione, sembra al momento essere la rimozione dei rami attaccati, ma anche questa opzione non è del tutto esonerata da pericoli.
Il trasporto delle ramaglie verso le discariche, potrebbe infatti contribuire a diffonderla ulteriormente anche in zone che attualmente non ne sono colpite. Per tutti questi motivi, viene raccomandato di evitare metodi fai-da-te e per qualsiasi trattamento di rivolgersi sempre ad un consulente abilitato in base alla direttiva regionale 128/2009, relativa all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari.
Le preoccupazioni di chi si imbatte nel parassita
La questione desta comunque una certa preoccupazione negli amministratori locali, anche perché la popolazione è particolarmente impressionata da queste ghirlande bianche che non appaiono molto rassicuranti. In molti le scambiano per vermi e non sanno come comportarsi in caso di ritrovamento nelle piante del proprio giardino o addirittura su quelle coltivate in vaso su balconi o terrazzi. Si sono moltiplicate anche le segnalazione fatte ai comandi di polizia locale, così come gli allarmi sulle pagine social dei diversi Comuni.
Ma sindaci e tecnici non hanno al momento grandi risposte da dare. Le piante più colpite in Lombardia sono l‘acero, l’albizia, l‘albero di Giuda, il carpino bianco, il gelso nero e bianco, l’olmo e il liquidambar, quest’ultimo molto diffuso nei giardini e nei viali alberati, spesso confuso con l’acero per la somiglianza delle foglie. In Giappone, viene preso di mira anche il ciliegio, una delle piante simbolo del Paese.
Quando la Takahashia è arrivata in Italia
L’ospite che sta infestando tutto il Nord Italia, è arrivato solo di recente nel nostro Paese. Originario dell’Estremo Oriente e del subcontinente indiano, è arrivato in Italia solo nel 2017. Il primo avvistamento registrato è stato in un parco comunale di Cerro Maggiore, tra la provincia di Milano e quella di Varese. Oggi, è molto presente anche nel Comasco e, come detto, nella provincia di Monza e Brianza. La sua diffusione, è legata anche alla facilità di trasmissione che avviene sulle brevi distanze per contatto o semplice spostamento, mentre sulle distanze più lunghe la causa è quella già accennata del trasporto di ramaglie verso le discariche.
La Regione Lombardia sta procedendo con la mappatura delle segnalazioni mediante FitoDetective nell’attesa che vengano individuati piani d’azione efficaci e certificati. Intanto, sono state predisposte le linee guida per provare a contenere la diffusione, a partire dalle rimozioni mirate di rami infestati che dovrebbero avvenire prima della schiusa degli ovisacchi, azione però disponibile solo se la diffusione degli anelli è limitata.
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