“Non sono d’accordo a fare i tamponi a tutti innanzitutto perché il tampone ha una sensibilità del 50%, quindi l’altra metà non li trovi. E inoltre parliamo di uno sforzo enorme che i laboratori non possono sopportare”. Così Maria Triassi, Direttore del dipartimento di Sanità Pubblica e Presidente della task force dell’ Università Federico II, commentando le polemiche sulla diffusione dei tamponi.

La professoressa spiega che per eseguire i tamponi c’è bisogno di una certa formazione, sia per fare le analisi, sia per fare il prelievo. “Anche fare il prelievo è un’operazione a rischio – continua Triassi – I tamponi secondo me vanno fatti ai contatti stretti delle persone sintomatiche, ma solo come discorso di allontanare eventuali infetti dal lavoro e dai contatti, ma ormai la stalla è aperta è i buoi sono già scappati, i positivi saranno tantissimi”.

Inoltre ottenere la risposta dei tamponi è operazione lunga e complessa. Ci vogliono dalle 24 alle 36 ore. “C’è un intasamento dei laboratori e l’analisi stessa richiede prima una preparazione e poi 5-6 ore per effettuare l’analisi, non è una risposta immediata”, continua la docente.

Alla Federico II si stanno mettendo in campo numerose iniziative per andare incontro all’emergenza Coronavirus. “Innanzitutto abbiamo cercato di fare delle procedure contro lo speco e l’incetta dei materiali con una distribuzione molto controllata di dispositivi di protezione e disinfettanti. Adesso siamo molto impegnati nel reperimento di posti letto. Abbiamo cercato di procurare quanti più posti letto è possibile a malattie infettive, circa 25, di cui due destinati alle gravide. Poi 13 posti letto di terapia intensiva e verso metà aprile altri 12 posti letto all’edificio 6. In Emergenza altri 16 posti letto, corredati anche di sale operatorie che potranno servire anche come terapie intensive. Da qui a metà aprile l’offerta assistenziale del Policlinico Federico II per i pazienti Covid sarà di circa 70 posti letto”.