“Faccio il rianimatore da molti anni e ho curato parecchie polmonite, dalla Sars all’influenza H1N1, ma la caratteristiche di questa polmonite sono più gravi e più difficili da trattare e da ventilare artificialmente. Vi consiglio veramente di rimanere in casa perché è l’unica condizione che ci protegge con totale efficacia da questa polmonite gravissima”. E’ l’appello attraverso i microfoni del Riformista di Giuseppe Servillo, professore ordinario di Anestesia e Rianimazione e primario del centro di Rianimazione delle Federico II di Napoli.

Nella Rianimazione del Policlinico, riservata ai malati covid-19, sono ricoverate undici persone. “Parte dei pazienti – spiega- sono in sedazione, intubazione, ventilazione artificiale. Qualche invece paziente è più sveglio, e ci dà qualche speranza in più, cerchiamo di essergli vicino umanamente con tutta l’equipe medica”.

RAPPORTO PAZIENTI-FAMILIARI – Servillo affronta il ruolo di mediazione che i medici hanno anche con i familiari del malato: “E’ una situazione difficile anche per i parenti dei pazienti che, per questioni di contatti, sono anch’essi positivi e in quarantena domiciliare. Quindi di conseguenza dobbiamo dare notizie telefoniche e la cosa ci dispiace molto. Non è nostra abitudine perché nella Rianimazione facciamo stare i parenti a contatto con i loro cari. Questo è uno degli aspetti più tristi di questo virus che ci porta ad avere freddi colloqui telefonici anche perché le informazioni da dare sono piuttosto scarne o indicative di situazioni estremamente gravi”.

Servillo ribadisce che “i familiari stanno vivendo con molta apprensione questa tragedia perché, tra l’altro, la malattia ha una evoluzione talvolta molto rapida per alcuni soggetti. Cerchiamo di essergli vicino il più possibile ma anche noi siamo coinvolti da una assistenza molto più complicata, sia per fatti di tipo igienistico che per la presenza di ingombranti dispositivi di protezione che dobbiamo indossare”.

“I pazienti in questo momento non si preoccupano di mandare messaggi ai familiari. Quelli che sono svegli  – precisa – avvertono la situazione di beneficio che è quella di avere una situazione respiratoria più efficace. Questo per loro è una gioia. Qualche messaggio lo abbiamo recapitato o qualche volta gli abbiamo prestato il telefono per sentire i loro cari”.

MALATTIA SUBDOLA – “C’è però molto entusiasmo da parte soprattutto dei giovani medici. Dirigo una scuola con 150 specializzandi e si sono tutti quanti offerti con slancio affinché possano sentirsi utili in questa epidemia che ci sta affliggendo. Un plauso anche agli infermieri e a tutti gli operatori che stanno lavorando giorno e notte. Siamo tutti molto esposti ma è pur vero che siamo dotati di dispositivi di protezione individuale che funzionano. Purtroppo questa malattia è subdola – spiega Servillo -, non sempre ti puoi contagiare da chi sai che ha il virus. Molto spesso ci si contagia da chi si avvicina in modo inconsapevole perché quell’interlocutore è infettato. E’ importante rispettare le disposizioni in vigore, mantenere le distanze e curare l’igiene”.

L’IMPORTANZA DEI CENTIMETRI – “Tutti dicono che questi sono giorni cruciali ma è molto prematuro pensare a dare numeri e fare previsioni. Noi siamo completamente protesi a lottare sui ventilatori per modificare le ventilazioni il più possibile affinché questi pazienti possano tornare a una condizione quanto più fisiologica possibile, che poi coincide con il momento dell’estubazione. I  numeri, le statistiche le lasciamo agli epidemiologi, per noi rianimatori conta soltanto modificare il ventilatore di giorno in giorno, di centimetro in centimetro per avvicinarci quanto prima al momento del risveglio del paziente”.

LA CURA E’ LA VENTILAZIONE – Abbiamo avuto accesso al protocollo dell’Aifa con la possibilità di poter somministrare anche ai nostri pazienti il Tocilizumab. Ma è molto prematuro parlare di risultato. Noi crediamo che al momento non esista nulla di magico, la cura è la ventilazione artificiale, adattandola in base alle caratteristiche dei vari pazienti, o attraverso la pronosupinazione. Avete visto in televisioni i pazienti che vengono ventilati a pancia sotto, questo per agevolare la ventilazione dei polmoni.

OBESI E IPERTESI– “Al momento in Rianimazione, completamente al servizio dell’epidemia, abbiamo 11 pazienti malati di coronavirus. La direzione generale e quella sanitaria stanno lavorando giorno e notte affinché anche al Policlinico si possa avere una implementazione di posti letto”. L’età media dei pazienti ricoverati è “piuttosto superiore ai 50 anni, ovviamente con qualche eccezione. Molti di loro hanno problemi di obesità e ipertensione, sono le due malattie che maggiormente si accompagnano, oltre a tutta una seria di altre patologie come il diabete.