“Te la sei cercata”, “è colpa tua, per come eri vestita”; “lo hai fatto ingelosire e lui ti ha giustamente picchiata”. Sono espressioni che pensavamo appartenere al passato e che invece emergono drammaticamente dal report dell’Istat sui ruoli di genere nell’Italia di oggi. Un cittadino su quattro (uomini e anche donne) sono convinti che la violenza sia causata da come la donna è vestita, mentre poco meno del 40 per cento pensa che, se si vuole, ci si possa sottrarre ad un rapporto sessuale. Se sei ubriaca, poi, secondo il 15 per cento degli intervistati, sei in parte responsabile della violenza subita. Viene fuori un’Italia che giustifica lo stupro, ancora impantanata nei pregiudizi: la conferma – se ce ne fosse stato bisogno – che la vera sfida, se si vuole sconfiggere la violenza contro le donne, è il cambiamento culturale a partire dalla critica e dal superamento degli stereotipi. Che restano tanti, e molto pesanti. Come quello che spinge il 10 per cento della popolazione a ritenere che spesso le denunce di violenza sessuale siano false o che, anche quando le donne dicono no a un rapporto sessuale, sia in realtà un sì (il 7,2%). La musica non cambia quando si parla di violenza domestica: il 7,4% delle persone intervistate ritiene accettabile che il fidanzato schiaffeggi la ragazza «perché ha filtrato con un altro» e ben il 17,7% considera normale che un uomo controlli il cellulare o gli account social della compagna. C’è una divisione dei ruoli legata al passato: la donna si occupa della casa, l’uomo deve aver successo nel lavoro e per il 31,5% «gli uomini sono meno adatti ai lavori domestici». Il Sud batte il Nord quando si tratta di riproporre stereotipi, ma è il Nord che ha la triste palma dei femminicidi.

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È un quadro che in parte si poteva immaginare ma che visto attraverso i numeri fa impressione. Tanto è stato fatto. Tanto resta ancora da fare. Ma si deve investire di più in cultura, scuola, relazioni parentali. Il cambiamento deve essere radicale perché tocca il rapporto uomo donna e l’idea stessa che abbiamo del maschile e del femminile. La via penale non ha prodotto miglioramenti, anzi ha spostato l’attenzione dalle vere sfide. Ha ragione il capo dello Stato, Mattarella, quando dice che la violenza sulle donne è una emergenza pubblica. Lo è perché una donna ogni tre giorni viene uccisa e perché ogni 15 minuti una donna subisce una qualche forma di violenza. Ma pur essendo una emergenza, non va trattata come emergenza ma come drammatica normalità. Una normalità che riguarda tutte e tutti. Non solo le donne, non solo chi subisce violenza. Il rapporto dell’Istat ci aiuta a fare il punto: ora si deve lavorare perché mai più nessuno, neanche una persona, pensi che una donna che viene stuprata, se la sia cercata. Perché nessuno pensi di potere limitare la libertà della propria compagna considerandola una sua proprietà. È difficile. Ma si deve fare, come ha chiesto la bellissima piazza di Non Una di meno sabato a Roma.