Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Riccardo Leonelli, attore, regista e autore ternano. Un intervento scaturito dall’articolo, pubblicato su ilriformista.it, dal titolo ‘Terni non ama San Valentino: la festa mancata, l’occasione sprecata, i Baci Perugina’, nel quale si accennava al legame del santo con la città umbra, ai tentativi mancati o falliti di valorizzare questa ricchezza e ai progetti in campo per il futuro. Leonelli ha studiato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Ha scritto e recitato per il teatro, la televisione e il cinema. Per la Rai ha preso parte alle fiction Baciato dal sole, Una pallottola nel cuore, Un passo dal cielo 3, La strada dritta, Il paradiso delle signore e Luisa Spagnoli. Leonelli ricorda il suo apporto alla realizzazione del festival StraValentino, dal 2009 al 2015. La lettera:

Caro direttore,

sono Riccardo Leonelli, attore e regista nato e cresciuto a Terni. Le scrivo perché ho molto apprezzato l’articolo del 14 febbraio uscito sul suo giornale che ha sollevato pesanti interrogativi in merito alle potenzialità inespresse da una città che ha come cittadino e patrono San Valentino.

Fatta eccezione per la “Festa della Promessa” e per le cerimonie religiose organizzate dalla Diocesi e dalla parrocchia, per lungo tempo la festa di San Valentino è stata per Terni un evento totalmente distaccato da una qualsivoglia interpretazione relativa alla figura del Santo. Da sempre si è evitato di collegare gli “Eventi Valentiniani” a quell’uomo che – volente o nolente – a quella festa dava il nome. Senza contare che ogni proposta da parte di artisti e personaggi di spettacolo non politicizzati restava puntualmente lettera morta.

La mia impressione è sempre stata che qualcuno avesse tra le mani un diamante grezzo che non fosse minimamente in grado di lavorare. Nel 2009, ricevuto l’ennesimo rifiuto ad una mia proposta artistica da parte dell’amministrazione comunale, decisi con Arnaldo Casali di riunire un gruppo di artisti ternani per creare un contro-festival, StraValentino, basato sul volontariato e capace di rendere il senso di ciò che San Valentino aveva lasciato ai suoi concittadini e al mondo intero, spaziando dalla musica al teatro, dalla pittura alle mostre fotografiche, dalle proiezioni cinematografiche alle serenate d’amore su commissione. Riuscimmo a coinvolgere anche grandi artisti di rilievo nazionale come Alessandro D’Alatri, Marzia Ubaldi e Giancarlo Giannini, che – per amore del Santo – parteciparono gratuitamente al nostro festival.

Il risultato? Fummo corteggiati da vari partiti in vista delle elezioni e il Comune tentò di mettere il cappello su un’iniziativa nata per denunciare la sua incapacità, mentre altri cercarono di imitare il nostro modello con finalità commerciali. Ma purtroppo niente cambiò nelle politiche culturali e decidemmo di mettere fine a quell’esperienza proprio per evitare che fosse “normalizzata”.

Molti di noi, però, negli anni hanno continuato ad impegnarsi nel promuovere e valorizzare la figura di San Valentino: da allora sono nati – tra l’altro – due libri, tre spettacoli teatrali (di cui uno andato in scena quest’anno proprio all’interno della Basilica e trasmesso in streaming), canzoni, un cortometraggio con Stefano Sala e una statua dell’artista Paolo Consorti, che aspetta ancora una sede adeguata. Intanto aspettiamo il film: è un paradosso che in televisione siano state raccontate le vite di tutti e i santi e i beati d’Italia, e l’unico su cui non sia mai stata fatta una fiction è proprio il santo più romantico del mondo!

Il problema è che se non c’è una forte spinta dalla parte delle istituzioni, queste idee e queste energie sono ineluttabilmente destinate a disperdersi, e si continueranno a sprecare decine di migliaia di euro nel nome di San Valentino senza fare nulla per promuoverlo e farlo conoscere. C’è bisogno di un risveglio collettivo, e vi ringraziamo, perché questa sveglia suonata dal Riformista, potrebbe segnare davvero l’inizio di una primavera valentiniana.

Riccardo Leonelli

Antonio Lamorte