A giocare su quale potrebbe essere più di ogni altra la città dell’amore uno direbbe Parigi e la sua vie en rose, o la New York di Harry che incontra Sally, o al limite Venezia appoggiata sul mare o Roma che fa la stupida stasera. E invece: Terni. Che cosa c’entra questa città di più di 109mila abitanti, Umbria, a due passi dalle Cascate delle Marmore e dal gioiellino Piediluco, del Museo Caos, dell’amaro Viparo e dell’acciaio soprattutto? Quello che c’entra con quell’apostrofo rosa tra le parole “t’amo” è il suo Patrono e protettore: San Valentino, il martire che qui nacque e qui venne sepolto, in collina, sulla via Flaminia, dove sorge la Basilica dedicata. E che invece di essere vanto e bene da esportazione, indotto e attrazione, è frustrazione, occasione sprecata in un dibattito lungo anni, potenziale inespresso. I commercianti lamentano, i cittadini brontolano, le autorità un po’ promettono e un po’ nicchiano. Una storia italiana.

Che SanVa appartenga a Terni non è che siano proprio in tanti a saperlo fuori da Terni. Della sua figura, storicamente, si sa pochissimo: la testimonianza più antica, nel Martirologio geronimiano, è del V secolo; all’VIII risale la Passio Sancti Valentini che narra la tortura del Santo decollato e sepolto dai discepoli. “Non c’è relazione tra il Santo e la città – dice Cristian Cinti, Terni Today – e a dirla tutta non c’è un’immediata relazione neanche con le Marmore. Il dibattito sul Santo dura da anni ma non è mai sfociato in una vera attività di marketing e promozione”. Neanche una ruota panoramica, un tunnel dell’amore, un parco a tema.

“Il 14 febbraio ci sono eventi, convegni, incontri, spettacoli anche, ma niente di assoluto richiamo – continua – C’è la fiera e c’è la Festa della Promessa: 100 coppie di fidanzati che si sposeranno entro l’anno si scambiano una promessa solenne davanti all’urna del Santo. Si esaurisce tutto in poco più di una festa patronale”. Il quadretto provinciale è completo con il campanilismo: a Perugia, capoluogo di Regione, si tengono con successo ed eco internazionale l’Umbria Jazz e l’Eurochocolate – a Terni si sono inventati il Cioccolentino – mentre nella città di SanVa gli innamorati si scambiano Baci Perugina. Che smacco.

Foto di Antonio Lamorte

A Terni si arriva seguendo la segnaletica che recita “città di San Valentino”. Una scelta identitaria. Poi nei cartelli con le mappe nelle strade manca proprio la Basilica del Patrono: una gaffe del 2018 che restituiva un po’ la situazione. Forse uno spaesamento: Terni è sempre stata la città dell’industria, che fosse bellica, metallurgica, chimica, siderurgica. Città dell’acciaio, matina e sera, ticchetettà, come canta Lucilla Galeazzi. L’Ast (Acciai Speciali Terni, ThyssenKrupp), 137 anni di storia, conta ormai poco più di 2.300 operai.

“Dai 15mila lavoratori degli anni ’80 a oggi, la città ha perso parte del suo carattere, che derivava proprio dal rapporto con la fabbrica”, dice Alessandro Portelli, accademico, giornalista, tra i principali teorici della storia orale. Su Terni ha scritto tra le altre cose Biografia di una città: storia e racconto: Terni, 1830, 1985 (Einaudi) e Acciai speciali. Terni, la ThyssenKrupp, la globalizzazione (Donzelli). “I tentativi di cercare identità alternative sono andati generalmente male. Credo che Valentino Paparelli (direttore dell’Azienda di promozione turistica del ternano, docente di Antropologia, scomparso nel 2013, ndr) avesse avuto le idee più intelligenti, senza tralasciare la personalità operaia, come la collaborazione con Umbria Jazz. Credo che più che sovrapporre una nuova identità, magari culturale, magari con San Valentino e Cornelio Tacito al posto dalla fabbrica, la strada giusta fosse quella di aggiungere, arricchire quel carattere”. Altro punto: la città è spesso percepita come una periferia di Roma. “In fondo è a una sola ora di auto, e i collegamenti sono frequenti”.

La “Manchester italiana”, antica Interamna Nahartium, un drago per simbolo, è ancora sfortunata in amore. Secondo il dossier Qualità della vita del Sole24Ore del 2020 la provincia è 38esima su 107 nella classifica generale, 43esima per Cultura e tempo libero. Senza coronavirus, nel 2019, era rispettivamente 63esima e 72esima. Non è così facile neanche trovare un magnete per il frigorifero con SanVa. “C’è poco e niente, non esiste un marchio registrato, gli eventi valentiniani non riguardano praticamente mai Valentino”. Arnaldo Casali, giornalista e scrittore, ufficio stampa dell’Istituto Giovanni Paolo II del Vaticano (si occupa di matrimoni e famiglia, guarda caso) ha ideato e organizzato il festival Stravalentino dal 2009 al 2015, ha disegnato mappe e itinerari, ha scritto due libri, Valentino Il segreto del santo innamorato (Dalia) e Sulle tracce di Valentino, un romanzo storico e un saggio che è anche un tour. “Ho scritto il primo libro perché non ne esisteva uno su San Valentino, per far capire il disinteresse. C’è una specie di anti-clericalismo a Terni: il Santo piace poco ad aziende e istituzioni. Quindi credo che la colpa, di questo potenziale sprecato, sia un po’ di tutti: dalla politica ai commercianti, dalla Chiesa alle fondazioni fino ai cittadini. Eppure ci sono tantissime leggende, bellissime, dalle quali si potrebbe pescare”. La più famosa è quella di Serapia e Sabino e, tra le altre, le citazioni di Geoffrey Chaucer e di William Shakespeare.

Casali ce l’ha con l’improvvisazione, il vuoto di pianificazione, i grandi spettacoli calati dall’alto. “Ci sono stati eventi anche squallidi, altri di spessore come con Fiorella Mannoia, che però porta qualche persona in più una sera e alla città non resta niente. Per dire: Vinicio Capossela è venuto due volte per gli eventi, parte dei live li ha dedicati al Santo, cui è molto legato, e a nessuno è venuto in mente di farlo suonare il 14 febbraio. Lui di idee potrebbe suggerirne eccome”. Non che lo scrittore e giornalista voglia affidare tutto a nomi di richiamo: un modello fallimentare, dice. Cita invece quello che hanno fatto a Bussolengo, in provincia di Verona, la città di Romeo e Giulietta. “Hanno preso la storia e le leggende, anche dal mio romanzo, e hanno costruito un progetto di marketing territoriale: creato un marchio, unito i commercianti per fare prodotti a tema, di tutto. Un comune di poco più di 20mila abitanti”. Casali pensa a un ente, un organo, un coordinamento che metta insieme le idee per bandi, infrastrutture, musei, percorsi tematici nella Terni romana, un cortometraggio.

Basilica di San Valentino (Foto di Antonio Lamorte)

Non che sia sempre stato tutto immobile. Un passo indietro: a Terni non pochi rimpiangono Vincenzo Paglia, vescovo della diocesi Terni-Narni-Amelia dal 2000 al 2012. Paglia ha commissionato opere di Arte Sacra Contemporanea, ha portato la Festa della Promessa in Piazza San Pietro a Roma, ha invitato Michail Gorbaciov cui è stato conferito il Premio San Valentino: Un anno d’amore – riconoscimento trentennale, ancora attivo – e la cittadinanza onoraria nel 2001, ha portato al Teatro Verdi Roberto Benigni che ha recitato il Cantico dei Cantici – prima che a Sanremo nel 2020 – il 13 febbraio 2006. I migliori anni, oscurati da questioni giudiziarie. Eros Brega, assessore agli Eventi Valentiniani, e poi Presidente del Consiglio Regionale, fu rinviato a giudizio per peculato, falso ideologico, calunnia e concussione nella cosiddetta inchiesta sugli Eventi valentiniani. La città scandalizzata. Risultato: assoluzione per concussione e calunnia, prescritti i 14 capi di accusa di peculato, 13 derubricati in appropriazione indebita, prescritto anche il falso. La Fondazione San Valentino, creata da Comune e Diocesi, è stata sciolta. L’assessorato rientrato in quello alla Cultura.

“Dobbiamo riappropriarci del legame con il nostro Santo: strutturare un’offerta attrattiva sia per gli eventi del mese valentiniano che per il resto dell’anno”, dice Andrea Giuli, vicesindaco e assessore alla cultura con delega alla “Città di San Valentino”. Dal 2018 a Terni c’è un sindaco della Lega, Leonardo Latini: il centrodestra mancava da quasi vent’anni a Palazzo Spada. Gli eventi – causa pandemia – sono in streaming quest’anno. Giuli rivendica però il Valentine Fest, organizzato (“con quattro spicci”) nel 2019 e nel 2020, gli eventi e il logo, “un primo seme per qualcosa di più importante per il futuro”. Ovvero? “Un percorso tematico urbano sulle tracce del Santo e poi un Museo di San Valentino, in fase progettuale, molto probabilmente virtuale, potrebbe raccogliere anche statue, opere d’arte, pubblicazioni sulla storia del Patrono”. Altra intenzione è quella di implementare le relazioni con i Valentine Day’s in Giappone, in virtù del gemellaggio con la città di Kobe, e con gli Stati Uniti, aggiunge il vicesindaco. Si vedrà insomma.

L’artista americano, ambasciatore di San Valentino nel mondo, Mark Kostabi – sue le cover degli album Use your illusion dei Guns n’ Roses – ha intanto regalato una statua alla città. Si vocifera anche di un film, ambientato a Terni, ai nostri giorni, su SanVa. Proseguono i sopralluoghi, la sceneggiatura piuttosto avanzata. Cantieri, con l’attesa di un salto antropologico, turisticamente parlando, della città; mentre sarà virtuale, spento più degli altri, ancora a scambiarsi i Baci Perugina, il 14 febbraio di un anno a vuoto, forse un’occasione per pensare. Una pausa di riflessione. Non è l’amore che va via.

Antonio Lamorte