Verifiche sugli italiani, Farnesina a lavoro
Terremoto devastante in Venezuela, due scosse in pochi minuti: morti e feriti. “La casa ci stava cadendo addosso”
La terra venezuelana ha ceduto due volte, in meno di un minuto: la scossa premonitrice – già violentissima – di magnitudo 7,2 – ha preceduto di soli 39 secondi il terremoto ancora più devastante di magnitudo 7,5 il cui ipocentro è stato localizzato a soli dieci chilometri di profondità: una distanza quasi nulla, sufficiente a trasformare l’energia sismica in distruzione immediata e sistematica. L’epicentro è stato individuato nel nord-ovest del comune di Montalbán, nello Stato di Carabobo, a circa 300 chilometri dalla capitale, ma Caracas ha pagato il prezzo più pesante di un cataclisma che si è riversato in pieno tardo pomeriggio, alle ore 18 ora locale.
L’US Geological Survey ha classificato la sequenza come una «doppia scossa sismica di grave entità», la più potente registrata nell’area settentrionale del Venezuela negli ultimi 126 anni. Non una singola deflagrazione tellurica, dunque, ma una coppia sismica quasi gemella che ha travolto la resistenza di un patrimonio edilizio costruito, in larga parte, ignorando qualsiasi criterio antisismico. La fragilità strutturale degli edifici ha amplificato la tragedia, radendo al suolo interi quartieri sia nella capitale sia nelle regioni occidentali del paese.
Le testimonianze che circolano sui social hanno la nitidezza secca del terrore vissuto in prima persona. «La casa ci stava cadendo addosso, sembrava un film horror», ha raccontato una donna scampata alla fuga dalla propria abitazione a Caracas, ridotta ormai a un ammasso di calcinacci. «Il boato è stato terrificante», ha aggiunto una vicina. Parole elementari, quasi monche, eppure capaci di restituire ciò che nessuna mappa dei danni riesce a misurare: la percezione fisica della catastrofe, l’istante in cui il mondo costruito crolla e con esso ogni senso di sicurezza.
Il primo bilancio ufficiale, reso noto dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, parla di almeno 32 morti e 700 feriti. Cifre provvisorie e, secondo ogni previsione fondata, destinate a crescere. Lo stato più colpito risulta essere La Guaira, dichiarata «zona di disastro»: decine di edifici danneggiati, una vera e propria tragedia, come ha ammesso la stessa Rodríguez, che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Il governo ha sospeso l’erogazione del gas per prevenire perdite ed esplosioni, le scuole resteranno chiuse fino alla fine della settimana e in diverse zone sono stati interrotti anche i rifornimenti idrici, mentre nella capitale si registrano blackout localizzati.
L’aeroporto internazionale della capitale è gravemente danneggiato e ha sospeso i voli: in molte aree dello scalo il tetto è crollato, con scene di panico tra i passeggeri. In pochi minuti sono saltate le comunicazioni telefoniche, intasate dalle chiamate di milioni di venezuelani residenti all’estero, ansiosi di avere notizie dei propri cari. La provincia rurale di Yumarè, un centro di circa ventimila abitanti a ovest di Caracas, rimane ancora completamente isolata: la rete telefonica non funziona e le comunicazioni passano esclusivamente via WhatsApp.
La solidarietà internazionale si è attivata con rapidità. Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa ha ordinato l’invio immediato di aiuti umanitari, mentre Panama e Brasile hanno mobilitato i propri canali diplomatici. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha incaricato il ministero degli Esteri brasiliano di valutare interventi immediati. Dal Salvador, il presidente Nayib Bukele ha annunciato l’invio di 300 soccorritori.
Sul fronte italiano, la risposta della Farnesina è stata tempestiva. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha contattato l’ambasciatore d’Italia a Caracas Giovanni De Vito per essere informato degli effetti del sisma e ha chiesto all’Ambasciata di verificare in via prioritaria la situazione dei connazionali, dichiarando che «l’Italia è pronta a prestare assistenza» e che verrà richiesta l’attivazione del Meccanismo europeo di Protezione Civile, lo strumento comunitario che coordina e finanzia gli interventi d’emergenza. Sono circa 160.000 gli italiani residenti in Venezuela — una comunità tra le più numerose al mondo — e al momento non risultano connazionali tra le vittime accertate. Per segnalazioni o richieste di aiuto, la Farnesina ha attivato i numeri d’emergenza dell’Ambasciata, del Consolato Generale e dell’Unità di Crisi di Roma.
“Speriamo che non ci siano italiani” coinvolti nel terremoto, “ma con tanti nostri connazionali anche con doppio passaporto che vivono in Venezuela potrebbe esserci qualcuno che sia rimasto intrappolato” ha dichiarato Tajani, in collegamento telefonico con RaiNews24, aggiungendo che “la nostra unità di crisi è operativa da questa notte e cerchiamo di dare il massimo del sostegno possibile anche alle famiglie italiane che hanno parenti in Venezuela”.
Il Venezuela porta in sé una storia sismica lunga e dolorosa. Le scosse più violente degli ultimi decenni si erano verificate nel nord-est nel 1997, con 73 vittime, e a Caracas nel 1967, con un bilancio di 236 morti. Adesso quella sequenza si arricchisce di un nuovo capitolo, il più grave del secolo appena iniziato. Mentre i soccorritori scavano tra le macerie — a mani nude, in molti casi — la notte di Caracas è attraversata da sirene e silenzio, da grida e attesa. Il bilancio reale è ancora da scrivere, e con esso l’entità di una catastrofe che il paese porterà impressa per generazioni.
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