Mentre il Venezuela affronta il dopo sisma, con l’emergere delle proteste contro Delcy Rodríguez e il suo governo per la lentezza nei soccorsi, cresce la pressione affinché si ponga la parola fine alla stagione di transizione inaugurata ufficialmente poche ore dopo la cattura di Maduro (in realtà è sempre più certa la pista della diplomazia parallela) e che ha visto gli Stati Uniti accettare e pilotare il governo della ex Vicepresidente. L’emergenza terremoto ha nuovamente acceso lo scontro e sta polarizzando il dibattito tra la Presidente e María Corina Machado, la leader dell’opposizione in esilio e pronta a rientrare in Venezuela per superare lo stallo attuale. Da mesi il rientro della Machado è tema di discussione, più volte annunciato e poi sempre rinviato per ragioni di equilibri e sicurezza; questa volta sembrava cosa fatta e il suo “è arrivato il momento”, evocato alla stampa statunitense nel fine settimana, è parso a tanti come l’annuncio definitivo, la conferma sibillina di una decisione già presa. Del resto non è un mistero che i pericoli per la leader dell’opposizione siano tanti e la condizione attuale in cui versa il paese non garantisce alcuna protezione o scudo politico. I sostenitori del regime e alcuni ambienti poco accondiscendenti e preoccupati di una sua rapida salita al potere potrebbero attentare alla sua vita.

Gli unici che potrebbero fornire la protezione e i canali sicuri per un rientro e una permanenza nel paese sono gli Stati Uniti, ma a quanto pare è proprio Washington a frenare sull’ipotesi del rientro immediato. L’amministrazione Trump infatti, da quello che si apprende, avrebbe avvisato la Machado che, nel caso in cui intendesse seguitare nei suoi propositi di rientro, lo dovrà fare assumendosene tutti i rischi. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato sanno bene che se Machado dovesse rientrare non ci potrà essere alcun tipo di collaborazione da parte del governo e che persino le ventilate ipotesi di superare gli opposti posizionamenti per affrontare l’emergenza sismica verrebbero lette — perché in fondo lo sono — come una pura e scaltra mossa politica dell’opposizione e della sua leader.

Di qui, le accuse rivolte alla Presidente Rodríguez di ostacolare il suo rientro nel paese non sono certo il viatico migliore per la pacificazione o per un clima che porti a una transizione democratica. Washington ha in mano la chiave di volta per modificare gli equilibri ma per ora tutto sembra essere bloccato: in gioco c’è ovviamente la ripartenza delle aziende petrolifere e la ripresa dell’economia di Caracas. Per questo ogni mossa di Machado può modificare gli equilibri e innescare processi il cui esito è difficile da prevedere.

Avatar photo

Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.