Qatargate, parla la politica: la disumanità di cui è vittima Eva Kaili e il processo mediatico subìto dall’eurodeputato del Pd Andrea Cozzolino iniziano a dare nell’occhio. La deputata Deborah Bergamini, di Forza Italia, eletta ieri vicepresidente del gruppo del Partito popolare Europeo al Consiglio d’Europa, vuole vederci chiaro. La deputata azzurra, dopo aver ringraziato per l’incarico ricevuto – “è un ruolo di grande prestigio, che arriva in un momento delicato e complesso” – ha colto l’occasione per rivolgere al Consiglio d’Europa un appello per verificare se non sussistano le caratteristiche della tortura in carcere nei confronti della detenzione dell’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili: «La deputata greca si trova in un carcere belga dal 9 dicembre in custodia cautelare. I suoi legali, non smentiti, hanno denunciato violazioni ai suoi danni ascrivibili a tortura: freddo, isolamento ingiustificato, impossibilità di lavarsi sebbene avesse il ciclo, illuminazione costante per non farla dormire. Ha visto la sua bambina di due anni solo due volte. C’è molto silenzio su questa vicenda, tutti i detenuti meritano pari umanità e rispetto chiedo al segretario generale se intenda prendere una posizione su questa vicenda».

La risposta delle istituzioni non si è fatta attendere, e squarcia un velo sulla disumanità con cui oggettivamente vengono trattati i detenuti in Belgio: «Ho fiducia che le autorità belghe faranno quanto necessario se le accuse sollevate dagli avvocati di Eva Kaili sulle violazioni dei suoi diritti sono vere», le ha risposto la segretaria generale del Consiglio d’Europa, Marija Pejcinovic Buric, che ha concluso: «Questa è una questione che deve essere affrontata dal sistema giudiziario belga e devo dire che dall’esperienza che abbiamo ho fiducia che sia in grado di farlo». Dai fatti ad oggi registrati parrebbe il contrario. Il Belgio sta applicando – alla detenzione di Kaili in particolare – misure non degne di un Paese che rispetta i diritti umani. E ieri si è mossa anche la difesa di Andrea Cozzolino, che con una mossa che ha pochi precedenti ha chiesto di rinunciare all’immunità parlamentare. E ieri ha rivolto alla Commissione Jury dell’Europarlamento – il corrispettivo della nostra Giunta per le autorizzazioni e le immunità – un discorso di messa a terra di tutti gli elementi. Contestando le ipotesi investigative, invero assai generiche, che la Procura belga gli addebita. Ha dichiarato di non aver ricevuto, direttamente o indirettamente, danaro – “né in contante, né con altro mezzo” – e di essere all’oscuro delle attività svolte da Panzeri e Giorgi.

Cozzolino è entrato nel merito, mostrando come la sua attività parlamentare sulle questioni del Qatar e del Marocco sia evidentemente incompatibile con l’ipotesi che egli facesse parte di una rete di influenza a favore di questi Stati. È preoccupato, però, di come l’indagine che sta mettendo in crisi le istituzioni europee sia stata promossa dall’iniziativa dei servizi segreti di vari stati, alcuni dei quali non europei. E poi, assistito dall’avvocato Federico Conte, ex parlamentare di LeuArt.1, ha tenuto a precisare altri dettagli: di essersi già rivolto il 21 dicembre scorso al giudice Michel Claise con una istanza formale “per essere sentito sui fatti resi noti dalla stampa, anche rinunciando all’immunità parlamentare”. Il giudice Claise, come è noto, ha ritenuto di non dare ancora seguito a quella richiesta, lasciando Cozzolino esposto al ludibrio di quello che lui stesso definisce “un surreale e mortificante processo mediatico”. E se di Qatargate si continua a parlare, sul Qatar il giudizio di Cozzolino e il suo voto nell’emiciclo europeo è sempre stato di segno negativo.

L’eurodeputato italiano del gruppo Socialisti e Democratici dettaglia numerosi esempi: «In occasione dell’audizione del Ministro del Lavoro del Qatar, Ali Bin Samikh Al Marri, avvenuta il 14 novembre dello scorso anno, gli ho posto domande nient’affatto accondiscendenti sulle condizioni di lavoro in Qatar ed i livelli salariali». E non solo. Insieme ad altri deputati del mio gruppo ho votato a favore degli emendamenti più significativi sulla mozione che stigmatizzava la condotta per nulla positiva del Qatar. Sul Marocco, Cozzolino fu ancor meno benevolo: «L’unica risoluzione sul Marocco che ho sottoscritto è del Giugno 2021 – Strasburgo, ed aveva ad oggetto la violazione della convenzione Onu sui diritti dei minori per i noti fatti di Ceuta. Una severa critica allo stato marocchino». E mette agli atti anche «di non aver mai ricevuto somme di denaro, né direttamente né indirettamente, né in contante né con transazioni finanziarie, né per me né per qualsivoglia associazione, fondazione, Ong, impresa o persona fisica».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.