Solo due giorni fa il Parlamento ha approvato in via definitiva alcune significative modifiche al Codice Penale volute dal Ministro Nordio. Ci ritroviamo davanti ad un caso giudiziario molto intricato. Colpiscono, infatti, le ragioni con cui il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta di revoca degli arresti domiciliari avanzata dai legali di Toti. Essendo ancora Presidente della regione, e non avendo dato, negli interrogatori, ragione ai pm, potrebbe rinnovare la sua condotta criminosa. Testualmente il giudice del riesame scrive che Toti non si sarebbe reso conto della gravità della sua condotta. Vista da un altro punto di vista logico, significa che Toti ha sostenuto di essersi comportato in maniera lecita e di non aver commesso reati.

Se John Nash fosse ancora vivo, potrebbe prendere questo caso per riscrivere con un altro esempio, e così rafforzare, il famoso dilemma del prigioniero e il suo altrettanto celebre equilibrio. John Nash è stato un famoso matematico e economista statunitense, noto per i suoi contributi alla teoria dei giochi e per aver sviluppato il concetto di equilibrio subottimale, noto appunto come equilibrio di Nash. La sua vita e la sua carriera sono state raccontate nel film “A Beautiful Mind”, magistralmente diretto da Ron Howard e con Russel Crowe a interpretare il giovane genio matematico colpito da una schizofrenia acuta che lo porterà per decenni nel buio della malattia. Solo nel 1994, ormai anziano e “guarito” dalla malattia, la famosa accademia svedese ritenendolo di nuovo in vita dal punto di vista mentale, gli riconoscerà il premio Nobel.

Nash, Toti e il dilemma del prigioniero

Uno dei concetti più importanti sviluppati da Nash è il dilemma del prigioniero, un problema classico della teoria dei giochi che illustra la tensione tra il perseguimento degli interessi personali e il raggiungimento di un risultato ottimale per entrambe le parti coinvolte. Nel dilemma del prigioniero, due prigionieri sono interrogati separatamente e devono decidere se confessare o tacere. Se entrambi confessano, riceveranno una condanna più pesante rispetto a quando entrambi tacciono. Tuttavia, se uno confessa e l’altro tace, colui che confessa otterrà un trattamento più favorevole, mentre l’altro subirà una condanna più pesante. Nash ha dimostrato che esiste un equilibrio in cui entrambi i prigionieri confessano, nonostante sarebbe nell’interesse comune evitare la confessione. Questo equilibrio, noto come equilibrio di Nash, si verifica quando nessuno dei prigionieri ha motivo di cambiare la propria strategia, dato il comportamento dell’altro. In questo modo, Nash ha dimostrato che in alcuni contesti, il perseguimento degli interessi personali può portare a risultati subottimali per entrambe le parti coinvolte.

In sostanza in questo modo i prigionieri, non importa se colpevoli o innocenti, avrebbero entrambi il vantaggio di evitare possibili guai peggiori. L’equilibrio di Nash ha importanti implicazioni non solo nella teoria dei giochi, ma anche in economia, politica e altri campi in cui le decisioni sono prese in un contesto di interazione strategica. Studiando l’equilibrio di Nash e il dilemma del prigioniero, possiamo comprendere meglio i meccanismi che guidano il comportamento umano e sviluppare strategie per raggiungere risultati migliori per tutti i soggetti coinvolti. Nel caso di Toti il dilemma non si muove tra due prigionieri accusati, ma riguarda Toti e le sue funzioni politiche e amministrative. I giudici hanno messo Toti davanti a questo dilemma. Una delle cause per la carcerazione preventiva è la reiterazione del reato.

Presidente in carcere o libero con dimissioni

O ti dimetti da Presidente della Regione e, dunque, dalla possibilità di reiterare quella che noi riteniamo una condotta criminosa, o rimani in carcere. Il fatto che Toti non ritenga illecita la sua condotta e che si difenda, che per ogni cittadino comune che osserva la vicenda sarebbe normale e perfino ovvio, per i giudici è un’aggravante, perché in questo modo Toti dimostrerebbe di non aver compreso la gravità e di non ravvedersi. Questo passo della sentenza del riesame, visto nella sua essenza, è aberrante. Le conclusioni politiche da trarre da questa situazione le lasciamo volentieri ai politologi più avveduti. Sul piano matematico abbiamo una nuova versione del dilemma del prigioniero e un nuovo equilibrio subottimale: Toti può essere o Presidente in carcere o dimettersi e ritornare libero.

Pietro Maiorana

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