5) “In Francia non esiste il divieto di “reformatio in peius” che da noi incentiverebbe gli appelli. Vero, ma in Francia il pm è sottoposto alle direttive del governo che sul punto emana ogni anno le “Istruzioni generali”, cioè le priorità sui reati da perseguire. Ed il procuratore generale ogni anno riferisce al governo sulla loro osservanza. Lo scopo è garantire uniformità dell’azione penale su tutto il territorio nazionale. Non esiste in Francia, come in Italia, la possibilità per il pm di fare ciò che vuole.

6) E’ “prassi insensata” che la sentenza debba essere emessa solo dal giudice che ha acquisito le prove. La “prassi insensata”, già duramente colpita dalla Cassazione, è contemplata nel codice accusatorio vigente dal 1989 il quale prevede che la prova si formi in dibattimento davanti ad un giudice, terzo ed imparziale. Se si elimina tale principio, tanto vale che gli elementi di prova acquisiti dal pm e dalla polizia diventino direttamente prova nel dibattimento. E tornare al sistema inquisitorio con il giudice istruttore.

Ps: Varrebbe la pena di ricordare a Davigo che il Csm – di cui fa parte – votò a dicembre del 2018 un parere secondo il quale “l’eventuale allungamento della durata dei processi avrebbe come conseguenza quella di compromettere il principio stabilito dell’art. 111 Cost.”, rispetto al quale l’Italia ha già subito condanne dalla CEDU e “darebbe luogo ad una potenziale lesione del diritto di difesa dell’imputato garantito dall’art. 24 Cost”.