La crisi in Iran
Trump è davanti a una teocrazia. Le sue parole dissolvono la pace
Il mondo occidentale ha vissuto per ottanta anni un periodo di relativa pace e benessere, ignorando completamente tutto ciò che era fuori da questa bolla dorata e lasciando ai margini i problemi dell’Africa e del Medio Oriente, dai quali ha preso il necessario allo sviluppo delle sue economie. Poi, i cosiddetti Paesi del Golfo (Persico), retti da monarchie sunnite ereditarie, hanno realizzato enormi guadagni, valutati in petrodollari, con i quali hanno comprato l’Occidente, che ora si ritrova a fare i conti con un gigantesco ricatto.
Il problema, la teocrazia
Fino al 1979, la Persia, su cui regnava lo Scià Reza Pahlavi, in un certo senso compensava il dominio arabo e l’Occidente poteva continuare a sognare, ma il 1° aprile del 1979 nacque la “Repubblica Islamica dell’Iran”, che sta tuttora dimostrando che c’è qualcosa di peggio delle dittature e delle democrature: la teocrazia. La dimostrazione la stiamo avendo proprio in questo momento che vede l’Iran contrapposto all’Occidente. Nessuno capisce, purtroppo, la filosofia di uno Stato teocratico, di cui l’Iran costituisce l’esempio più nitido e se è comprensibile che Trump lo ignori, non altrettanto si può dire di Netanyahu, che invece ci convive. Se facciamo la radiografia a una teocrazia, capiremo perché questa è vincente anche quando sta palesemente in inferiorità militare. Cominciamo dall’approccio alla vita, che è considerata solo un momento di passaggio durante il quale ogni individuo deve compiere degli atti che gli facciano acquisire meriti per l’aldilà. L’estremista sciita non teme la morte, ma la cerca e questo spiega perché, nel momento più critico che tutti temono, lui non solo non cede, ma lo sfida.
Torture atroci
Trump in questo momento sta commettendo l’errore macroscopico di sfidare a parole il clero sciita dell’Iran, alimentando fuochi già accesi. Più lui parla, più il conflitto si radicalizza, più si allontana la pace. Mentre infuria la guerra, il regime sta compiendo veri e propri massacri di “oppositori”, avendo impiccato quasi mille “dissidenti” in tre giorni, morti che gli “occidentali alla finestra” volutamente ignorano. Trump e Netanyahu dovrebbero capire che un fanatico religioso è come un chirurgo che apre un corpo umano sicuro di fargli del bene e con questa idea non prova altri sentimenti, anzi, più è distaccato e meglio fa il suo mestiere. Questo clero messianico sa di dover combattere per il suo dio, di cui l’oppositore e l’infedele sono considerati nemici. Quest’accusa è sufficiente per infliggere le più atroci torture. Intanto le economie occidentali entrano in crisi, mentre il conflitto avanza con il suo carico di distruzione e di morti, di cui si giova una parte sola che, grazie alla sua filosofia, invece di cedere si rafforza.
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