Gli esami
Tutte le tracce complete della Maturità 2026: Pavese, Brancati, Furedi, Saragat, Calabresi, Bianucci tra gli autori
Iniziano oggi gli esami di maturità 2026 per ben 527.747 studenti (sono il 96,8% gli ammessi) che si confronteranno a partire dalle 8:30 con la prima prova di italiano. Sarà identica per tutti gli indirizzi e varrà 20 punti sui 100 totali. Gli studenti potranno scegliere tra sette tracce: avranno sei ore di tempo per completare l’elaborato. Le proposte sono divise in 3 tipologie: due di tipologia A, analisi del testo; tre di tipologia B, testo argomentativo; e due di tipologia C, tema di attualità.
Maturità 2026, gli autori proposti: Cesare Pavese, Vitalino Brancati, Giuseppe Saragat, Frank Furedi, Piero Bianucci, Wenke Husmann e Mario Calabresi
Per quanto riguarda la TIPOLOGIA A, ovvero l’analisi del testo, gli autori proposti sono: Cesare Pavese con il componimento ‘Passerò per piazza di Spagna’ e Vitalino Brancati con un testo tratto da “I piaceri”.
Per la TIPOLOGIA B (testo argomentativo) in ambito storico-politico proposto il discorso di insediamento del Presidente Giuseppe Saragat, assieme a un brano tratto da “Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire” del giornalista e scrittore Piero Bianucci e infine un brano tratto dal testo del professor Frank Furedi “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere”.
Per la TIPOLOGIA C (traccia di attualità), proposto l’articolo “Funziona a meraviglia” della giornalista tedesca Wenke Husmann (Die Zeit), pubblicato su Internazionale per una riflessione sul concetto di incanto, ma anche un brano del libro di Mario Calabresi “Alzarsi all’alba” per una riflessione sul concetto di fatica.
Maturità 2026, le tracce complete
TIPOLOGIA A
A1 CESARE PAVESE
Passerò per piazza di Spagna
Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu – ferma e chiara.
Agli studenti viene chiesto:
– Presenta sinteticamente il contenuto della poesia.
– Analizza le scelte espressive dell’autore, con particolare riferimento all’uso dei tempi verbali e al lessico.
– Quale significato può essere attribuito alle espressioni ‘s’apriranno/ s’aprirà’?
– Quale atmosfera viene tratteggiata nella lirica? Rispondi con puntuali riferimenti al testo.
A2 VITALINO BRANCATI
I piaceri
«Se noi non ricordassimo, il mondo sarebbe sottilissimo, una lastra priva di spessore, sulla quale fulmineamente stampato, un perpetuo presente attirerebbe su di sé i nostri sguardi stupiti e incantati. Ma per fortuna noi ricordiamo, e dietro al mondo cosiddetto reale, dietro al mondo che si tocca, vede, sente, odora, il quale è veramente sottile come una lastra priva di spessore, mettiamo quello irreale, o almeno non più esistente, di uno, due, mille momenti prima, e assegniamo in tal modo un volume immaginario a qualcosa che in realtà non lo possiede. […]
Si possono trascorrere delle ore accanto a un vecchio taciturno purché di lui si sappia che ha la testa piena di bei ricordi. Dato che un nero presente ha il potere di cancellare piano piano anche i vivaci colori della memoria, e chiudere tutta una persona nel sentimento di essere stata sempre infelice, coloro che, dentro di sé, preservano i ricordi lieti, difendendoli dal pericolo di oscurarsi, corrompersi, dilavarsi, compiono un’opera utile come chi non lascia spegnere il fuoco in un paese privo di fiammiferi e di pietre focaie.
Una delle condizioni più misere delle epoche infelici, non è di rimpiangere vanamente la felicità, ma di averla totalmente dimenticata.
Immaginate che nel mondo per cento anni il cielo sia coperto di nuvole; tutti si saranno accostumati a un giorno tenebroso poco meno della notte: sarà allora che l’intera umanità dovrà vegliare premurosa attorno al vecchio di centodue anni, l’unico che ricordi la luce del sole. Che questo vecchio viva il più a lungo possibile! Con lui vive il ricordo della luce, vivono la speranza e il desiderio di rivederla. Con lui perirebbe un bene comune.
Io ho l’abitudine di sorvegliare continuamente la mia memoria e contare ogni sera i miei ricordi come l’avaro conta i suoi marenghi, e la notte svegliarmi per paura che me ne manchi uno. Quaderni e quadernetti mi aiutano, ma non basterebbero se con cura meticolosa io non pensassi di ravvivare i ricordi più deboli, e continuamente distinguere quelli che minacciano di confondersi. […]
Per questo, le malattie della memoria sono fra le più paurose. Quale mano di ladro può essere così sacrilega come quella che si introduce nel più interno di noi stessi per rubarci i ricordi? Tutto è incerto e precario in questo mondo, tranne le cose che abbiamo fatte, le quali pare che ci appartengano per la vita e per la morte: e tuttavia anche queste possono non appartenerci più il giorno in cui non riusciamo a ricordarle.»
L’opera “I piaceri” di Vitaliano Brancati (1907-1954) è il suo diario segreto nel quale lo scrittore ha espresso le sue meditazioni, fantasie, nostalgie e ricordi di esperienze anche dolorose.
Agli studenti viene chiesto:
– Riassumi il contenuto del brano proposto.
– Individua e analizza i riferimenti alla realtà naturale e le metafore ad essa ispirate cui fa ricorso l’autore per articolare il suo ragionamento.
– Commenta la frase ‘Io ho l’abitudine di sorvegliare continuamente la mia memoria e contare ogni sera i miei ricordi come l’avaro conta i suoi marenghi, e la notte svegliarmi per paura che me ne manchi uno’.
– ‘Quale mano di ladro può essere così sacrilega …’: spiega il senso dell’aggettivo utilizzato da Brancati.
TIPOLOGIA B
B1 GIUSEPPE SARAGAT
Testo tratto da: Assemblea Costituente (Insediamento e discorso del Presidente Giuseppe Saragat), Seduta del 26 giugno 1946, in Camera dei Deputati, Portale storico Assemblea Costituente 25 giugno 1946 – 31 gennaio 1948.
«Senza l’adesione di tutto il popolo ai princìpi della democrazia politica, non soltanto non è possibile alcun progresso umano, ma le stesse conquiste legate da secoli di storia sono insidiate e minacciate di rovina.
Voi, eletti dal popolo, riuniti in questa Assemblea sovrana, dovete sentire l’immensa dignità della vostra missione. A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un’anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà.
Dietro a voi sono le sofferenze di milioni di italiani; dinanzi a voi le speranze di tutta la Nazione.
Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide. (Applausi).
Ecco perché, oltre che sui problemi della struttura politica dello Stato repubblicano, voi vi piegherete su quello della struttura sociale del Paese.
Nel grande moto che spinge le classi diseredate a rivendicare un destino meno iniquo voi non vedrete una minaccia per la libertà, ma, al contrario, la forza motrice del progresso, solo che venga disciplinato dalla saggezza dei legislatori e non venga ostacolato dall’egoismo dei ceti privilegiati. (Applausi).
Nella Repubblica democratica la libertà politica e la giustizia sociale trovano il terreno su cui possono integrarsi in una sintesi armoniosa. Tutta la vostra saggezza di legislatori sarà quindi orientata alla ricerca della formulazione più efficace atta a tradurre in termini concreti queste esigenze fondamentali di ogni consorzio civile ed a favorirne la pratica realizzazione.
Se vi porrete su questo piano, le divergenze ideologiche che possono sussistere tra di voi si concilieranno nell’ambito dei diritti imprescrittibili della persona umana e delle società naturali in cui essa vive.
Egualmente la concretezza di questi diritti riceverà possente rilievo dalla loro correlazione con le norme che voi elaborerete intorno ai fondamenti strutturali dello Stato repubblicano, avendo presente che la democrazia si crea nella misura in cui la separazione fra il popolo e l’apparato dei pubblici poteri progressivamente scompare.
Ma, oltre all’elaborazione delle leggi fondamentali dello Stato repubblicano, altri doveri vi sovrastano. In primo luogo quello di offrire al Paese, pur nelle necessarie e feconde divergenze, l’esempio della concordia e del più alto civismo. Poiché, più che dalle leggi scritte nei testi fondamentali, la democrazia diviene una realtà vivente ad opera del costume che si stabilisce fra gli uomini. E se è vero che questo costume è condizionato dalla situazione economica e sociale di un’epoca determinata, non è men vero che la coscienza reagisce per trasformarlo portandolo ad un livello più alto.
Alla volontà di potenza, scaturente dall’egoismo sfrenato dei singoli e dei gruppi politici ottusi al senso della libertà, voi opporrete la potenza della volontà libera, imponendo a voi stessi i limiti invalicabili segnati dalla coscienza morale. […]
Onorevoli colleghi, con l’instaurazione della Repubblica italiana si inizia un periodo nuovo nella storia del nostro Paese.
Una pesante eredità di miserie e di dolori grava sul nostro presente, ma anche lo illumina un passato di gloria imperitura.
Per diradare la grigia penombra da cui siamo circondati, leviamo sempre più alta la fiamma della libertà e della giustizia. Alla sua vivida luce noi scorgeremo, sino ai limiti del più lontano orizzonte, la strada per cui si avvia la Patria risorta.
È un cammino aspro, irto di ostacoli, ma che sale verso libere altezze, la tenacia e la fede lo sorreggono. Seguiamola come figli devoti in questa marcia in avanti, docili ai suoi cenni materni, fedeli alla sua volontà sovrana. Viva la Repubblica italiana! Viva l’Italia!
Agli studenti viene chiesto:
– Riassumi il contenuto del brano proposto nei suoi snodi tematici essenziali.
– Individua quali sono gli “altri doveri” che, a giudizio di Giuseppe Saragat (1898-1988), “sovrastano” l’Assemblea Costituente.
– Per quale motivo la democrazia “è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo”?
– A quali eventi si riferisce, a tuo giudizio, Saragat con l’espressione la “pesante eredità di miserie e di dolori”?
B2
Piero Bianucci
Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire
«Se comunicare è in sostanza saper costruire un buon racconto che trasmetta informazioni, la scienza è una miniera di narrazioni non soltanto perché le sue vicende hanno spesso la struttura del giallo, ma anche
perché le storie scientifiche fanno leva sulla sorpresa, sul colpo di scena. […]
Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi. Sembra che il Sole giri intorno alla Terra, invece è vero il contrario. Sembra che la materia sia compatta e piena, invece è fatta soprattutto di vuoto. Ci pare che tutto ciò che esiste sia allo stato solido, liquido o gassoso, e invece il 99,99% dell’universo è allo stato di plasma. La molecola del nostro DNA è invisibile a occhio nudo: eppure contiene tre miliardi di informazioni e se la srotoliamo scopriremo che è lunga un metro e mezzo.
Tutte cose sorprendenti, che già in sé fanno notizia. Ma ancora più interessante è che a questi colpi di scena i ricercatori sono arrivati applicando una dote insolita e ricca di fascino: la creatività.
La scienza offre infinite variazioni sul tema della creatività e tutte sono spunti narrativi efficaci, dalla scoperta di un fenomeno che cambia la nostra visione del mondo alle sue applicazioni commerciali, spesso tali da influire fortemente sulla vita quotidiana.
Qualche esempio. Röntgen scopre per caso i raggi X, rivoluziona la diagnostica medica e tuttavia rifiuta il brevetto per la radiografia. Il laser nasce come «una soluzione in cerca di un problema», oggi lo usiamo
per ascoltare musica con i cd, vedere i film con i dvd e leggere i codici a barre al supermercato. Einstein dopo una chiacchierata con l’amico Michele Besso torna a casa in tram e guardando l’orologio su un palazzo di Berna intuisce che il tempo a terra cesserebbe di scorrere se il tram si allontanasse alla velocità della luce: esperimento mentale che è all’origine della relatività speciale del 1905. Fleming rientra dalle vacanze e invece di gettare via le colture di batteri, ammuffite durante la sua assenza, le osserva al microscopio e scopre la penicillina.
Come si vede, sono interessanti anche le circostanze al contorno della creatività: il caso che ha aiutato Fleming, l’intervento dell’industria che ha reso popolare il laser, l’analogia tra moto del tram e moto della luce, la curiosità, l’interazione tra persone, il coraggio di andare controcorrente.»
Agli studenti viene chiesto:
1. Riassumi il contenuto del brano proposto.
2. Per quale motivo l’autore afferma che ‘le storie scientifiche fanno leva sulla sorpresa, sul colpo di scena’?
3. Qual è la funzione della ‘creatività’ in relazione alle scoperte scientifiche?
4. Spiega, alla luce degli esempi riportati dall’autore, la frase ‘Gli aspetti sorprendenti della scienza dipendono soprattutto dal fatto che spesso i suoi risultati sono contro intuitivi’.
– Esprimi il tuo punto di vista sulla tematica trattata, motivando le tue riflessioni e argomentando in modo tale che gli snodi della tua esposizione siano organizzati in un testo coerente e coeso
B3 FRANK FUREDI
I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere
«Un’altra parola a cui talvolta si ricorre per riferirsi a questi venti-trentacinquenni è “adultescenti” (adultescent), che in generale indica coloro che, rifiutando di sistemarsi e di assumersi impegni, vorrebbero piuttosto continuare a fare festa anche durante la mezza età. Nondimeno, la mancanza di chiarezza a proposito del confine tra le generazioni è oggi ampiamente riconosciuta: così, quando il titolo di un articolo apparso su “The Atlantic” chiede When Are You Really an Adult? (Quando si è veramente adulti?), il pezzo prosegue la domanda retorica dichiarando: “In un’epoca in cui il confine tra infanzia ed età adulta è più sfumato che mai, che cos’è che rende le persone mature?”. Com’è prevedibile, l’articolo non dà una risposta ma lascia semplicemente il lettore con la chiara impressione che, di qualunque cosa si tratti, l’età adulta è una seccatura. Secondo l’autore, “essere adulti non è sempre desiderabile”: “l’indipendenza può diventare solitudine” e “la responsabilità può trasformarsi in stress”.
La sensazione di sconforto che circonda l’identità adulta contribuisce a spiegare perché la cultura contemporanea si sforzi di preservare un confine tra la maturità e l’infanzia. La puerilità è idealizzata per la banalissima ragione che molte persone si sgomentano al pensiero di vivere l’alternativa: maturità, responsabilità e impegno incontrano solo una debole convalida da parte della cultura contemporanea».
Agli studenti viene chiesto:
– Riassumi il contenuto del brano.
– Su quali basi l’autore afferma che “la mancanza di chiarezza a proposito del confine tra le generazioni è oggi ampiamente riconosciuta”?
– Spiega il significato del termine ‘adultescenti’, senza ricorrere alle espressioni presenti nel brano.
– Spiega per quale motivo, a giudizio di Furedi, “l’identità adulta è circondata dalla sensazione di sconforto”.
– Sulla base delle tue conoscenze, delle tue esperienze e della tua sensibilità, sviluppa una personale riflessione sul tema del confine tra le generazioni, argomentando in modo che gli snodi della tua esposizione siano organizzati in un testo coerente e coeso.
C1 Wenke Husmann
Funziona a meraviglia
«Il cielo notturno era attraversato da bagliori, come se degli alieni avessero acceso le luci nello spazio infinito. Era ottobre, e avevo svegliato mia figlia di buon’ora perché l’aurora boreale sarebbe stata visibile da Amburgo. Ci siamo vestite, siamo andate in un parco ed ecco il cielo illuminato da lunghe strisce infuocate. Rosso, viola, verde. I colori salivano e si trasformavano in giganteschi paesaggi di luce. Mia figlia guardava con gli occhi spalancati, mi ha preso la mano e non smetteva di esclamare “wow!”. Invece di stare al caldo nel letto come di solito a quell’ora, era su un prato gelato sotto l’enormità del cielo notturno, e ne era felicissima.
Mi è tornato in mente quando anche io, da bambina, ero piena di meraviglia: per la consistenza del fango tra le dita dei piedi, per le formiche che trasportavano pesi molto più grandi del loro, per la mia prima stella
cadente. Davanti al cielo stellato sopra di me e agli occhi lucidi di mia figlia, mi sono chiesta dove sia finito il mio stupore. Dove sono le mie meraviglie?
Da quando, con l’illuminismo, gli scienziati hanno cominciato a indagare il mondo empiricamente, ogni sua meraviglia ha una spiegazione razionale. L’aurora boreale? Non è un messaggio mitologico, ma la collisione
tra gli elettroni e gli atomi dell’atmosfera. I colori dei fiori? Non esprimono gli umori degli dèi, ma derivano dalla combinazione dei geni. […] Appartengo a quella generazione di genitori secondo cui non è mai troppo
presto per incoraggiare i figli a porsi domande e a sviluppare il pensiero critico. È una cosa ragionevole. Però, mentre osservavo mia figlia sul prato gelato, provavo una certa nostalgia, o forse addirittura invidia. Non di saltellare in tondo come una bimba o di sentire in ogni conchiglia il suono di
tutto l’universo. È che un mondo dove si può spiegare ogni magia è un mondo terribilmente triste. Posso imparare di nuovo la meraviglia? Esiste una versione adulta dell’incanto?».
Agli studenti viene chiesto:
Condividi le considerazioni dell’autrice sulla capacità umana di provare meraviglia di fronte ai fenomeni della natura? A tuo parere, ‘Esiste una versione adulta dell’incanto?’ Rifletti su questi temi, traendo spunto dalle tue esperienze.
C2 MARIO CALABRESI
Alzarsi all’alba
«Con lei [si riferisce alla nonna] ho parlato molto di come il Novecento fosse stato il secolo della liberazione da fatiche antiche e terribili…
Restava però un’idea diversa della fatica, intesa come dedizione, costanza, pazienza, tenacia. La convinzione che non ci sono scorciatoie e che, se ci sono, sono un inganno.
Poi, negli anni, ho visto la fatica passare di moda. I genitori augurarsi che i figli ne fossero liberati o vaccinati, come qualcosa da evitare, da rifuggire ogni volta che fosse possibile.
Ho visto la parola ‹fatica› assumere un significato solo negativo e scomparire dal vocabolario quotidiano.
Tanto da chiedermi se ci sia mai stato davvero un tempo in cui era interpretata in modo positivo. […]
Si è fatta strada l’idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare fatica. Non è mai stato chiaro come fosse possibile, ma l’illusione ha preso piede ed è stata abbondantemente coltivata.
Nonostante questa utopia, molta gente che non può permettersi di affrancarsi continua a viverla, la fatica. Ad alzarsi all’alba, a fare lavori ripetitivi e sfiancanti, a non avere orari, a prendersi cura di un pezzo di mondo senza sosta.
Silenziosamente, pensando di stare dalla parte sbagliata della storia. Non solo affaticati, ma anche incompresi.»
Agli studenti viene chiesto:
– Traendo spunto dalle tue esperienze, dalle tue conoscenze e dalle tue letture, rifletti sull’idea di ‘fatica’ che emerge dal brano riportato ed esponi le tue considerazioni. Puoi articolare il tuo elaborato in paragrafi opportunamente titolati e presentarlo con un titolo complessivo che ne esprima sinteticamente il contenuto.
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