Arriva a meno di una settimana dalle presidenziali americane, per alcuni osservatori le più importanti nella storia degli Stati Uniti, una significativa vittoria per il presidente americano Donald Trump. Il Senato ha infatti confermato la nomina della giudice Amy Coney Barrett alla Corte Suprema. Fortemente voluta dal tycoon, che ha spinto affinché la nomina venisse confermata prima delle elezioni, Barrett prende il posto dell’icona liberale Ruth Bader Ginsburg, morta lo scorso 18 settembre. A favore hanno votato 52 senatori, 48 i contrari. E la più alta Corte degli Stati Uniti passa a una netta maggioranza repubblicana.

IL GIURAMENTO – Barret ha giurato in una cerimonia alla Casa Bianca davanti a una folla di 200 persone. Proprio la nomina da parte di Trump, lo scorso 26 settembre, aveva sollevato critiche e polemiche per via delle precauzioni e delle distanze praticamente non osservate. Un focolaio di coronavirus è infatti in seguito esploso alla Casa Bianca, con lo stesso presidente risultato positivo al contagio. In questo caso le misure di sicurezza sono state rispettate. La nuova giudice dovrebbe prestare il giuramento giudiziario amministrato dal giudice capo John Roberts proprio oggi, in una cerimonia privata presso la Corte Suprema. Il vice-presidente Mike Pence non ha presieduto la seduta del Senato, essendo alcuni collaboratori risultati positivi al coronavirus. Una senatrice repubblicana ha votato contro la nomina: “Non credo sia giusto né coerente un voto di conferma del Senato prima delle elezioni”, ha detto Susan Collins, impegnata lei stessa per la ri-elezione nel Maine.

 

COSA CAMBIA – “Questo è un giorno importante per l’America”, ha detto Trump nel corso del giuramento alla Casa Bianca. “È compito di un giudice resistere alle sue preferenze politiche”, ha commentato Barrett, sostenendo che sarebbe un “abbandono del dovere” cedere a queste. Ha garantito che sarà impegnata nel suo lavoro “indipendentemente” dalla politica e dalle sue idee personali. È la 115esima giudice eletta; la terza scelta da Trump durante il suo mandato; la nomina più vicina di sempre alle elezioni nella storia degli Stati Uniti.

Con Barrett la Corte Suprema passa a una maggioranza di sei giudici repubblicani contro tre democratici. La sua elezione potrebbe voler dire nuove e diverse decisioni sull’aborto, sulla riforma sanitaria voluta da Obama e persino sulle elezioni. Barrett è considerata l’erede ideologica di Antonin Scalia, tra i massimi esponenti della dottrina conservatrice e originalista. Ha posizioni anti-abortiste, è impegnata in organizzazioni pro-life.

LE CRTICHE – I democratici non sono riusciti a frenare la nomina come avrebbero voluto. La senatrice Elizabeth Warren ha definito il voto “illegittimo” e “l’ultimo sussulto di una festa disperata”. Lo sfidante di Trump alle elezioni, Joe Biden, aveva detto alla Camera che la nomina sarebbe dovuta avvenire dopo le presidenziali. “La conferma frettolosa e senza precedenti di Amy Coney Barrett come Associate Justice alla Corte Suprema, nel mezzo di un’elezione in corso, dovrebbe essere un forte promemoria per ogni americano che il proprio voto è importante – ha scritto ieri su Twitter l’ex vice di Obama – Solo pochi giorni dopo l’Election Day, la Corte Suprema esaminerà il caso sull’Affordable Care Act”, l’Obamacare che Trump vuole cancellare. Se volete proteggere la vostra assistenza sanitaria – ha continuato Biden – se volete che la vostra voce venga ascoltata a Washington, se volete dire di no, e se questo abuso di potere non vi rappresenta, allora siate presenti e votate. Votate per tutelare l’idea fondamentale che l’assistenza sanitaria è un diritto, non un privilegio” e “per l’eredità della defunta giudice Ruth Bader Ginsburg”.

 

LA COMPOSIZIONE – Prima della nomina di Barret la Corte era composta da cinque giudici di orientamento conservatore (Brett Kavanaugh, Neil Gorsuch, Samuel Alito, John G. Roberts, Clarence Thomas) e tre progressista (Stephen Breyer, Sonia Sotomayor e Elena Kagan). Il 10 novembre la Corte discuterà un caso relativo all’Affordable Care Act varato dall’ex presidente Barack Obama.

Redazione