È la seconda volta che succede in Italia e nel giro di pochi giorni. Una donna di 60 anni ha ricevuto per sbaglio la somministrazione di 4 dosi di vaccino Pfizer al posto di una. Succede in Toscana, a Livorno, ed è il secondo caso dopo quello del 9 maggio avvenuto a Massa.

A ricevere il sovradosaggio, come spiegano dalla Asl, stavolta è una donna sessantenne che adesso sarebbe in buone condizioni di salute. L’errore si è verificato nell’ hub vaccinale di Livorno al Modigliani Forum.

Una vicenda analoga si era già verificata a Massa quando una ragazza di 23 anni ha ricevuto per errore 4 dosi di Pfizer. Protagonista del caso era stata una 23enne, studentessa. È stata ricoverata in osservazione tutta la notte in un ospedale di Massa. “Ho mal di testa, tanta stanchezza e mi sono presa un bello spavento – ha detto la ragazza da casa, dimessa – Però sono sempre viva”.

La ragazza ha fatto sapere di non voler denunciare l’Ospedale. Virginia, questo il suo nome, è laureata in Psicologia Clinica e attualmente studentessa alla “magistrale” all’Università di Pisa. Ha raccontato al Corriere della Sera: “Domenica mattina alla 10 sono andata all’ospedale civile Noa di Massa per il vaccino che dovevo fare perché sto frequentando uno stage. Ho parlato con il medico per l’anamnesi, poi mi sono seduta con il braccio scoperto. E l’infermiera è arrivata con la siringa”. Niente di anomalo nelle procedure. Si è girata per non guardare l’ago, che le fa paura. Si è però accorta da subito che qualcosa non era andata come dovuto.

“L’infermiera era agitata, molto spaventata. Ha parlato con il medico. Mi hanno chiesto di uscire un momento. Poi mi hanno spiegato tutto e mi hanno detto che mi avrebbero ricoverato in osservazione per 24 ore”. Da subito medico e infermiera hanno riferito dell’errore, mentre lei ha telefonato alla madre, sconvolta.

La 23enne è stata quindi ricoverata con una psicologa, è stata monitorata, le sono stati somministrati dei farmaci. Quindi alcuni effetti collaterali: il mal di testa, la stanchezza, brividi, dolori nel punto dell’inoculazione e al braccio. “Adesso bisogna vedere che cosa accadrà. Non c’è letteratura. Non farò nessuna denuncia penale ma è ovvio che se avrò in futuro gravi conseguenze qualcuno dovrà rispondere in sede civile. La mia tolleranza vale solo per l’infermiera o chi per lei ha sbagliato, non per la struttura che comunque non può mai permettersi certe disavventure”.

Giorni dopo il grave incidente il professor Fabrizio Pregliasco, ha così commentato il caso di Virginia. “Sta bene, i parametri sono più che buoni e al di là dello spavento non ci saranno possibili danni perché nella fase uno della sperimentazione una quota parte dei volontari aveva subito concentrazioni più alte di vaccino”, ha detto.

Pregliasco ha anche aggiunto che “è proprio questa la finalità dei primi studi” perché “anche in Germania si sono avuti otto casi analoghi nei quali non si sono poi visti ad oggi effetti pesanti. Detto questo stiamo lavorando tutti ad aumentare l’indice terapeutico di sicurezza del vaccino per aumentare il numero di persone che vogliono vaccinarsi”. Una notizia che il virologo ha dato in tv a Sky Tg24 ma che non ha trovato conferme da parte della madre della studentessa.

“Ringrazio il professor Pregliasco per le sue parole che ci fanno ben sperare per il futuro – spiega la madre di Virginia al Corriere della Sera – ma purtroppo in questo momento Virginia non sta in piedi. Ha continui giramenti di testa, lividi alle gambe e il livello delle piastrine è basso. Ha dovuto anche rinunciare allo stage universitario per il quale era stata vaccinata. Probabilmente il professor Pregliasco, che visiterà per la prima volta mia figlia venerdì prossimo, non ha ancora tutti i dati a disposizione. E anche sulla quantità di vaccino ricevuto non c’è chiarezza. Sul referto di mia figlia c’è scritto che le sono state inoculate in una sola volta sei dosi e non quattro come sostiene adesso l’ospedale senza però un documento ufficiale”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.