Separazione delle carriere e rispetto del principio di “non colpevolezza”. Sono questi i punti principali del nuovo Ordinamento giudiziario del Vaticano. La riforma, fortemente voluta da Papa Francesco, entra in vigore questa settimana, sostituendo quella approvata nel 1987 da San Giovanni Paolo II. I magistrati vaticani, da ora in avanti, dipenderanno dal Papa che li ha nominati e saranno soggetti solo alla legge, esercitando le loro funzioni con imparzialità e disponendo direttamente della polizia giudiziaria.

Nella vecchia legge, invece, i magistrati dipendevano anche dai cardinali della Curia e non disponevano della pg. La nuova legislazione fissa specifici requisiti per la nomina dei magistrati che saranno scelti tra professori universitari o giuristi di chiara fama, con una comprovata esperienza, giudiziaria o forense, in ambito civile, penale o amministrativo. Netta, dunque, la separazione fra magistratura giudicante e inquirente, con la previsione di un capo autonomo per l’Ufficio del promotore di giustizia, la Procura, ben distinto da quello riguardante il Tribunale.

La Corte di Cassazione pontificia, composta da tre porporati guidati dal prefetto della Segnatura Apostolica, sarà la sola competente a giudicare, previo assenso del Sommo Pontefice, i cardinali e i vescovi nelle cause penali eccettuate quelle ecclesiastiche (riservate direttamente al Papa). Il presidente del Tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, illustrando il nuovo testo, ha sottolineato che il Pontefice ha varato la riforma dell’Ordinamento giudiziario con l’obiettivo di garantire magistrati indipendenti e di elevata professionalità.

«Uno dei criteri ispiratori del nuovo Ordinamento – afferma l’ex procuratore di Roma – è la convinzione che l’indipendenza dei magistrati e la loro capacità professionale sono condizioni indispensabili per ottenere quei risultati di giustizia indicati da Papa Francesco nelle sue premesse». Pignatone ha poi evidenziato che «per soddisfare le esigenze così variegate dell’attività giudiziaria vaticana, pur in uno Stato di dimensioni assai ridotte, da un lato, si valorizzano le esperienze in campo civile, penale e amministrativo e, dall’altro, si richiede che almeno uno dei magistrati degli uffici di primo grado sia esperto di diritto canonico ed ecclesiastico».

Il limite di età per i magistrati vaticani è fissato a 75 anni, come per i cardinali, momento in cui devono essere date le dimissioni che hanno efficacia con l’accettazione da parte del Papa. «Ultimo punto che voglio sottolineare – scrive infine Pignatone in un commento ieri alla riforma sull’Osservatore romano – è l’attenzione al diritto di difesa che il nuovo articolo 26 definisce “inviolabile in ogni stato e grado del procedimento”, in coerenza con i principi del giusto processo e della presunzione di innocenza». Nella vecchia legge tale principio non era esplicitato.