Gli artigiani di CNA, a cinquant’anni dalla fondazione, hanno detto che “la locomotiva non può più andare da sola”. I loro stessi numeri spiegano perché. Dal 2021 gli investimenti in Veneto sono cresciuti del 23,2 per cento e l’export trimestrale del 28,5, mentre le imprese calavano del 3,4 e il credito del 17: si produce di più, con meno soggetti e meno banca. Il Pil, intanto, cresce meno di quello italiano: 6,5 per cento contro 7,9.

Le botteghe del Veneto

Eppure il Nordest diventato caso di studio si reggeva sul contrario, sulla ditta di famiglia e sull’operaio che a trent’anni apriva la partita Iva nel garage di casa. Quelle 37 mila botteghe con titolare over 60 sono ancora la trama della regione, e se la trama si sfilaccia per mancanza di eredi se ne va anche un’idea di Paese in cui l’impresa faceva da ascensore sociale a chiunque avesse un mestiere. Per anni la successione è rimasta affare di notai e di pranzi domenicali. Ma se quasi un titolare anziano su cinque non vede futuro per l’azienda oltre sé stesso, la faccenda riguarda la politica industriale. Tanto più in una regione dove il credito alle piccole imprese è calato di quasi un terzo in cinque anni.

Un segnale strutturale

La Regione, va detto, ha risposto: il Fondo Staffetta esiste ed è a bilancio. La prima dotazione, però, è di 400 mila euro, poco più di dieci euro per ogni impresa a rischio. Lontana dall’essere una vera dotazione. Un segnale, non ancora una politica, anche se l’assessore Bitonci promette di renderlo strutturale. Con la legge di bilancio regionale e la manovra d’autunno si vedrà se a Venezia, e magari anche Roma, ci sono volontà e idee chiare.

Spritz

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