Merito dell'ambasciatore al Cairo, Agostino Palese
Vicenda Nessy Guerra, scongiurato il tranello: altro successo della diplomazia italiana
Nessy Guerra e sua figlia Aisha sono a casa. Questa è la buona notizia che ha fatto tirare un sospiro di sollievo all’avvocata Agata Armanetti, legale della cittadina italiana, e ha strappato un applauso unanime alla Camera al momento dell’annuncio, fatto dal vicepresidente, Giorgio Mulè. D’altra parte, si è temuto il peggio. Proprio Armanetti ha avuto il sospetto di un tranello. Nella notte, infatti, Guerra e sua figlia erano state prelevate da un’abitazione segreta dove vivevano nascoste dal marito di lei, Tamer Hamouda, per essere portate in una stazione della polizia egiziana, su ordine della procura per permettere al padre di vedere sua figlia. Il timore di Armanetti era che, una volta incontrata la bambina, Hamouda pretendesse di non riconsegnarla alla madre. Non è andata così.
Stando alle ultime, il caso è risolto. La diplomazia italiana resterà vigile per scongiurare ulteriori provvedimenti restrittivi e definire in modo stabile lo status e i diritti di affidamento della minore nel pieno rispetto della legalità e della sicurezza personale delle parti coinvolte. «La nostra ambasciata inoltre ha consegnato alle autorità egiziane una richiesta di grazia presidenziale», diceva ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al question time alla Camera. «La connazionale ha recentemente deciso di conferire mandato a due nuovi legali, rispettivamente per il giudizio in Cassazione, e per un procedimento volto alla revoca del divieto di espatrio della figlia». L’obiettivo finale è che Nessy Guerra e sua figlia tornino in Italia.
Già stando così le cose, si può dire che la Farnesina ha segnato un altro gol. Merito stavolta del nostro ambasciatore al Cairo, Agostino Palese. Il Ministero degli Esteri ha tutto il diritto di aggiungere la vicenda alla lista di detenuti all’estero poi riportati in Italia durante il mandato Tajani. Il medagliere è composto da Cecilia Sala, Alberto Trentini, Mario Burlò e Alfredo Schiavo. Volendo vi si potrebbe aggiungere anche Ilaria Salis. Ma la sua è una vicenda particolare, visto che a liberarla davvero dai ceppi ungheresi è stata la candidatura per i Verdi alle elezioni europee del 2024. Del resto, non va dimenticato che la nostra diplomazia ha in mano circa 2.200 dossier di cittadini italiani detenuti all’estero ogni anno. Per la maggior parte dei casi, si tratta di persone che scontano regolari pene e non sono oggetto di negoziati diplomatici. Al contrario, il caso Guerra solleva molti dubbi. La donna era accusata di adulterio e per lei si ventilavano sei mesi di lavori forzati.
Lavori forzati! Reati e pene che in Egitto sono ancora in vigore, mentre al di qua del Mediterraneo fanno parte della storia più remota del diritto europeo. A sua volta Hamouda era accusato di violenza sulla moglie e sembra che avesse manipolato alcune sue fotografie proprio per farla passare come un’adultera. Da qui il piano di farsi carico da solo della figlia. Inoltre, era stato arrestato in Egitto dopo aver minacciato di morte e aggredito il console onorario italiano a Hurghada. La nebbia sulla vicenda si sta dipanando e Tajani è fiducioso di ricevere l’adeguata collaborazione del Cairo per accelerare i tempi. Non si risolve però una questione di reciprocità tra due ordinamenti giuridici così distanti. Non si tratta soltanto di un trattamento speciale che andrebbe riservato a chi ha in tasca un altro passaporto. C’è un problema di diritti umani nei sistemi carcerari egiziani – ma non solo – e di mancata uguaglianza di genere nei tribunali. È un’asimmetria giuridica tra due Paesi partner e di fatto vicini dal punto di vista geografico, che sposta la questione dall’impegno della diplomazia sul territorio alla necessaria azione politica del governo.
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