L'intervista
Nessy Guerra bloccata in Egitto, rischia di perdere sua figlia. Il sit-in di Federica Onori: “Riportiamola in Italia”
Bloccata da tre anni con la figlia minore in Egitto. Condannata per «adulterio» su denuncia dell’ex marito, a sua volta condannato in Italia per stalking. La storia di Nessy Guerra, giovane madre di origini sanremesi, è sempre più urgente: rischia di perdere la custodia della piccola. Federica Onori, deputata di Azione, ha promosso un sit-in per chiedere al governo Meloni di attivarsi per consentirne il rapido rientro in Italia e garantire l’incolumità della donna e della figlia.
Si moltiplicano gli appelli sulle iniziative diplomatiche per il rapido rientro di Nessy Guerra e la figlia. Si sta muovendo qualcosa?
«La vicenda purtroppo va avanti da anni. Sappiamo che la Farnesina se ne sta occupando, ma bisogna fare di più. Anche perché ora la situazione si è aggravata a seguito della condanna in appello per adulterio, che in Egitto è reato penale, nei confronti di Nessy Guerra. Da parte nostra abbiamo già presentato un’interrogazione al ministro e continueremo a seguire il caso. In situazioni come queste, poi, la visibilità è una risorsa preziosa: serve a tutelare la nostra connazionale e a rafforzare anche l’azione diplomatica con la controparte. Anche per questo abbiamo organizzato il sit-in, perché dobbiamo continuare a tenere vivo il dibattito pubblico e istituzionale sul caso».
Al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, chiedete un impegno più incisivo. Cosa dovrebbe fare la Farnesina?
«Chiediamo alla Farnesina di esplorare con convinzione e determinazione tutti gli strumenti diplomatici disponibili – anche in virtù del fatto che l’Italia è un partner molto importante per l’Egitto dal punto di vista economico e commerciale. Tra questi, c’è anche la possibilità di insistere sulla richiesta di estradizione avanzata dalla Procura di Genova per l’ex marito di Nessy Guerra, che è anche cittadino italiano ed è stato condannato in Italia per stalking».
La presenza di tanti altri partiti al sit-in in piazza Montecitorio dimostra vicinanza e sensibilità trasversale da parte delle istituzioni. È un bel segnale, almeno…
«È un segnale importante, e lo dico senza retorica. Quando su casi come questo le istituzioni parlano con una voce sola, il messaggio che arriva fuori dai confini italiani è più forte e più credibile. Mi dispiace che nessun rappresentante della maggioranza abbia potuto partecipare al sit-in, ma ho comunque riscontrato collaborazione e solidarietà anche da parte di alcuni di loro».
Il Pd è pronto a portare la vicenda nella Commissione di indagine bicamerale su Femminicidio e violenza. Azione condivide questo passaggio?
«Assolutamente sì. Ho già parlato con la collega Sara Ferrari e condividiamo pienamente questo passaggio. La Commissione bicamerale è la sede giusta per affrontare il caso con la serietà istituzionale che merita e per inserirlo nel quadro più ampio della violenza di genere transnazionale, un fenomeno sul quale il Parlamento deve continuare a mantenere alta l’attenzione».
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