Paradossi, quando il tempo avrà messo strada fra l’adesso e il dopo, se ne racconteranno tante di cose strane, che la pandemia, oltre a seminare tragedie, ne ha create di vicende incredibili. Fra le tante, ha messo, per una volta, in una posizione di vantaggio il Sud rispetto al Nord: alle latitudini meridionali il covid19 c’è passato di striscio, ci fosse stato come al Settentrione sarebbe stata una catastrofe di dimensioni epocali. Ed è il parlare di Nord e Sud in termini divisori, che in frangenti tragici non dovrebbe esistere. Non lo ha un senso, in Lombardia è la maggioranza ad avere origini meridionali, estere pure: gente del Nord e gente del Sud, a fare la lotta all’infezione, ad esserne vittima. Insieme nella tragedia e poi, subito a dividersi alla prima polemica, ma divisi dai polemisti, dalla politica. La gente non c’entra quasi mai nulla nel fatto, nella contrapposizione.

Non c’entrano i britannici, né l’Inghilterra con lo spot di EasyJet che invita a visitare la Calabria per via di un fascino che le deriva dalla ‘ndrangheta e dai terremoti. E EasyJet ha fatto uno scivolone, ma non era un complotto contro la Calabria come i politici calabresi si sono affrettati a sostenere, gonfiando i petti calabri di un orgoglio inutile e stupido, che avrebbe un senso se fosse votato al miglioramento sostanziale della propria terra, non all’immagine della Calabria. E nemmeno il tempo di finire di recitare il ruolo di obiettivo fragile di una campagna mediatica denigratoria, ed ecco che, per una volta, forse unica, la Calabria si trova nella posizione inconsueta di attaccante: accusata di avere architettato una campagna pubblicitaria ai danni del Nord.

Che poi la campagna è solo un video web, autoprodotto da Klaus Davi e donato agli amministratori dei Comuni della Locride, 42 paesi per 140.000 abitanti. Un video presentato in un evento pubblico, a cui non tutti i sindaci hanno partecipato né, ovviamente, i 140.000 locridei, molti dei quali ancora al lavoro in Veneto o Lombardia. Lo spot, privo di sostegni economici è destinato a girare sui social: invita a visitare la Locride, mostra montagne e mare straordinari, siti archeologici. Poi compara quei luoghi meravigliosi con le congestioni ambientali delle grandi città, con l’affollamento dei lidi adriatici. È una pubblicità comparativa, spiega Klaus Davi, un mezzo che per forza solleva critiche.
Al Nord la cosa non è piaciuta, e il Veneto si è travestito da Calabria e ha rovesciato fuoco lavico sulla campagna pubblicitaria: un’infamia per Roberto Ciambetti, presidente dell’assemblea veneta.

Una vergogna per Mario Conti, presidente Anci Veneto. Zaia ha detto che è un autogol per la Calabria. E tutti loro sono concordi nel definirlo uno sciacallaggio: lucrare sul lutto della pandemia. I calabresi, in genere sono loro a esagerare nel vittimismo, a vedere nemici e complotti dappertutto. Per una volta è un vizio che altri si prendono. È legittimo criticare lo spot di Davi, ribaltarlo, contrapporre alle bellezze imprigionate nel video, bellezze altrettanto forti che stanno in Veneto, nel Nord. È pure comprensibile rivoltare il messaggio per usarlo a proprio vantaggio. È sbagliato però fraintenderlo, o fingere, il Veneto resta il Veneto, superata la tragedia, come i calabresi si augurano, tornerà un gigante economico, continuerà ad accogliere lavoratori calabresi.

La Locride, finiti i blocchi, rimanderà in giro per il mondo i propri figli, e anche se uno spot possa legittimamente sollevare critiche, c’è una storia di solidarietà, di accoglienza a cui non è giusto attribuire un cuore di sciacallo. I locridei hanno pochi mezzi per avere una visibilità buona, che non sia di cronaca nera, Zaia e gli amministratori veneti per fortuna hanno risorse per poter mostrare i pregi della loro terra ovunque, hanno il diritto di criticare ma possono farlo senza associare la Locride alla ‘ndrangheta, un’ennesima ferita che il popolo del Sud non merita.