“Non è accusato di terrorismo, ma di un’accusa peggiore: ‘rovesciamento del regime al potere’, per la quale la pena, secondo la legge, è il carcere a vita”. Lo dice all’Ansa Wael Ghaly, uno dei legali che difendono Patrick George Zaky, lo studente dell’Università di Bologna arrestato in Egitto. La custodia cautelare “può durare fino a due anni, rinnovata ogni 15 giorni, e talvolta tale detenzione può protrarsi per più di due anni”, ricorda il legale.

“Il problema di Patrick coincide con gli appelli a manifestare lanciati agli egiziani dall’imprenditore Mohamed Ali“: il legale fa implicito riferimento all’ex appaltatore delle forze armate egiziano che aveva lanciato appelli a manifestare contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi nel settembre scorso e poi a gennaio. Le proteste di settembre erano state disperse con lacrimogeni e molti arresti.

“Secondo il mandato di arresto, è stato arrestato a causa di dieci post del suo account personale su Facebook che risalgono a prima del 23 settembre”, ha detto il legale. “Noi, i suoi avvocati, finora non li abbiamo visti e la Sicurezza non ce li mostrerà”, ha aggiunto. “È un account fake in quanto porta tre nomi” (quello proprio e due patronimici) “mentre il suo account ha solo nome e cognome”, ha sostenuto ancora il legale, attivo anche per l’organizzazione non-governativa Eipr (Egyptian Initiative for Personal Rights), riferendo quanto sostenuto dal giovane. “Mi aspetto un cambio di trattamento. In questo processo interverrà la politica a causa di questo interesse senza precedenti dei media. Vedremo nei prossimi giorni” aggiunge il legale.

L’Italia non lascia solo il ricercatore. “Chiedo che Patrick Zacky venga Immediatamente rilasciato e restituito all’affetto dei suoi cari ed ai suoi studi” – ha detto il presidente del parlamento europeo, David Sassoli – Secondo Amnesty International, il ragazzo è stato interrogato, picchiato e torturato per 17 ore e si trova ancora in stato di fermo. Voglio ricordare alle autorità egiziane che la Ue condiziona i suoi rapporti con i paesi terzi al rispetto dei diritti umani e civili, come ribadito da molte risoluzioni approvate dal parlamento. Ne ho parlato oggi con l’alto rappresentante Joseph Borrel che mi ha assicurato che solleverà la questione al prossimo consiglio affari esteri”.

“Auspichiamo che ci sia per Patrick una reale, efficace e costante mobilitazione affinché questo giovane possa essere liberato senza indugi. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di porre immediatamente in essere tutte quelle azioni concrete che non sono mai state esercitate per salvare la vita di Giulio o per pretendere verità sul suo omicidio”, scrivono in  una nota Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio Regeni, ucciso in Egitto nel 2016, e l’avvocato di famiglia Alessandra Ballerini, commentando l’arresto al Cairo dello studente egiziano.

I genitori di Giulio sono “empaticamente vicini ai familiari e agli amici di Patrick George Zaky dei quali comprendiamo l’angoscia e il dolore. Noi sappiamo di cosa è capace la paranoica ferocia egiziana: sparizioni forzate, arresti arbitrari, torture, confessioni inverosimili estorte con la violenza, depistaggi, minacce. Il tutto con la complicità ipocrita di governi e istituzioni che non voglio rompere l’amicizia con questo paese”, denunciano.

“Se si vuole veramente salvare la vita di questo ragazzo occorre che i Paesi che si professano democratici abbiano la forza e la dignità di dichiarare l’Egitto Paese non sicuro e richiamare immediatamente i propri ambasciatori. Il resto sono solo prese in giro. Patrick, come Giulio, merita onestà e determinazione, non chiacchiere imbarazzanti e oltraggiose”, insistono i genitori di Giulio.