Per Serghej Markov, direttore dell’Istituto di Ricerche politiche di Mosca, ex deputato e uomo di fiducia del presidente russo Vladimir Putin dal 2011 al 2018, la situazione in cui versa l'”operazione speciale” di Mosca in Ucraina è frutto di errori tattici, strategici: soprattutto della sottovalutazione della resistenza ucraina. Markov ha commentato la crisi in un’intervista a Repubblica.

Sostiene che l’invasione era stata programmata già dallo scorso settembre. Al momento i piani sono saltati: l’esercito ucraino non si è schierato con la Russia e il governo di Volodymr Zelensky non è fuggito. Proprio il presidente, secondo Markov, sarà ucciso. “Potrebbe restare a capo di questo pezzetto di Ucraina filoamericana, ma credo che verrà ucciso prima” probabilmente “da un parente delle vittime dei suoi crimini o dagli stessi nazisti di Azov”.

Perché il punto resta questo, anche nelle considerazioni di Markov: la denazificazione. “In Ucraina ci sono i nazisti al soldo degli Usa per seminare il terrore tramite strutture statali e non governative. L’obiettivo degli americani era fare dell’Ucraina un’anti-Russia, ma la maggior parte degli ucraini è russofona e russofila. La propaganda non bastava. E hanno investito sui nazisti. Un presidente ebreo serve a dire che noi russi diciamo bugie”. Zelensky, eletto nel 2019, dopo una serie tv che lo aveva visto protagonista nei panni di un insegnante che diventava per caso presidente, sarebbe quindi soltanto una figurina degli Stati Uniti.

È in Ucraina, presumibilmente a Kiev, anche perché ora Mosca sta spostando le truppe nell’est del Paese. Non è mai scappato all’estero, come la propaganda russa aveva provato a far credere, e sarebbe stato già bersaglio di diverse operazioni per eliminarlo. Tutte fallite. Impossibile per Markov prevedere come finirà la guerra, “dipende da come andrà la manovra nel Donbass”. Ormai tramontato il piano iniziale di “uno Stato neutrale nella forma di una Repubblica ucraina federale associata all’Unione Russia-Bielorussia. Ora è annettere le regioni più russofone. Resterà un territorio ucraino, ma ridotto”.

Le dichiarazioni di Markov combaciano con l’escalation di minacce che negli ultimi giorni da Mosca arrivano all’Occidente. L’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, ha dichiarato solo oggi come l’invio di armi da parte dell’Occidente alla resistenza ucraina è una provocazione che potrà portare a un confronto diretto tra Washington e Mosca. Il consulente di Putin Sergey Karaganov in un’intervista a Il Corriere della Sera aveva dichiarato che  “purtroppo diventa sempre più probabile” un’escalation con l’Occidente. “Gli americani e i loro partner Nato continuano a inviare armi all’Ucraina. Se va avanti così, degli obiettivi in Europa potrebbero essere colpiti o lo saranno per interrompere le linee di comunicazione”.

Giornalista. Ha studiato Scienze della Comunicazione. Specializzazione in editoria. Scrive principalmente di cronaca, spettacoli e sport occasionalmente. Appassionato di televisione e teatro.