A cosa sono serviti i milioni stanziati dal governo a favore della Libia? A comprare i proiettili che ieri sono stati sparati a raffica a Kuhns, qualche chilometro a est da Tripoli, e che hanno abbattuto un gruppetto di profughi che cercavano di mettersi in salvo e di sfuggire al campo di concentramento. Tre sono stati uccisi, quattro, feriti, sono sopravvissuti e portati in ospedale. Se ce la faranno, quando staranno meglio saranno trasferiti anche loro in un campo di raccolta e finiranno nelle mani dei carcerieri. Quante responsabilità ha l’Italia in questa vicenda terribile? Tante. Di chi sono? Del governo e della maggioranza. Qualcuno chiederà conto al governo italiano di quei milioni con i quali ha finanziato questo nuovo delitto? Probabilmente qualcuno glielo chiederà: qualche esponente radicale, qualche dissidente del Pd, Matteo Orfini, Emma Bonino. Non otterranno risposte e il governo continuerà a finanziare la barbarie libica, i lager, gli omicidi, le torture, gli stupri. I giornali chiuderanno un paio d’occhi. Gli intellettuali, eccetto un gruppetto – quelli che hanno manifestato lunedì a San Silvestro – sono spariti da un pezzo. Oppure stanno correndo appresso ai Cinque Stelle, cioè al partito che ha varato i decreti sicurezza e ha inventato la retorica dei taxi del mare.

Retorica ripresa con entusiasmo, proprio ieri, da un bel po’ di giornali, eccitatissimi perché è stato fotografato un piccolo gruppo di fuggiaschi dalla Tunisia, in gommone con un cagnolino. È partita la campagna per spiegarci che i profughi son questa roba qui: gruppi di benestanti imbroglioni che vengono da noi, anche se non ne hanno nessun bisogno, tanto così per divertirsi a raccogliere pomodori in Calabria a 3 euro l’ora (e per fare questo rischiano di lasciarci la pelle in mare). Che volete che vi dica? Si chiama informazione. Informazione è questa cosa qui: alla notizia della strage a Tripoli puoi anche dedicare poco spazio, ma il cagnolino tunisino che ci invade merita la prima pagina. Come reagisce la politica italiana alla notizia del plurimo omicidio della guardia costiera libica? Zingaretti dice che bisogna affrontare il problema in modo adeguato. Epperò! Coraggioso, di rottura. I Cinque Stelle se ne infischiano. La destra mantiene la sua posizione anti-immigrazione che certo non nasce oggi.

Dite quel che vi pare, ma questo sull’immigrazione è uno di quei temi che finisce con il dar ragione a quelli che sostengono che ormai destra e sinistra sono la stessa cosa. Come fai a dargli torto? Che differenza c’è tra Lamorgese e Salvini? L’unica differenza è che Salvini si vantava dei porti chiusi e della gente ributtata nelle braccia dei torturatori libici e Lamorgese, che è una persona istruita ed elegante, preferisce una politica silenziosa. Ma per quelli che si trovano respinti dall’Europa (dall’Italia, dall’Europa…) e consegnati agli aguzzini, o addirittura mandati a prendersi una raffica di mitra sulla schiena, non è che cambi molto. Gli unici a restare dalla parte dei profughi sono quelli del Vaticano. Mica tutti: gli amici del papa. Che non è affatto detto che siano la maggioranza nelle gerarchie ecclesiastiche. Ormai la linea del confine passa da lì: da una parte i preti di Bergoglio, alcuni militanti radicali, Manconi e un piccolo gruppetto di intellettuali di sinistra (più Renata Polverini, mitica e coraggiosissima deputata di Forza Italia), e alcuni militari della Marina; dall’altro l’establishment (esclusa la Corte Costituzionale), tutto il mondo politico, gran parte della magistratura e delle Forze armate, i grandi giornali e le Tv.

È una battaglia impari. Eppure è del tutto evidente che l’emigrazione dal Sud del mondo è una delle grandi emergenze della modernità. E che ci sono solo due modi per affrontarla: il primo e di dispiegare una grande capacità di organizzazione e di governo e anche di stanziare dei fondi che permettano di accogliere e distribuire i profughi. Il secondo è quello di caricare i cannoni e di tentare di disperdere in mare i fuggitivi, disincentivando le partenze con lo spauracchio della morte. Il primo modo permetterebbe all’Europa, e all’Italia, di superare l’esame di civiltà, e di entrare davvero nella modernità. Il secondo modo può anche portare dei risultati – non è affatto detto – ma al prezzo di rinunciare ai principi della civiltà occidentale. Nel primo modo, però, si perdono voti e consenso. Nel secondo modo si guadagnano. Esistono oggi leader politici capaci di guardare al futuro e non al consenso? Pochi, pochi, pochi.