In Aspromonte bisogna salirci in Primavera: le ginestre spinose aprono i fiori gialli al cielo riempiendo i monti di un sapore che sa di limone, liquirizia, vaniglia e caramello. I perastri si imbiancano a neve e tra profumi e colori l’isola che sta fra lo Jonio e il Tirreno diventa davvero la più gustosa fra le leccornie create dagli Dei. Gli africoti costruivano strade verso l’interno, non ne volevano che scendessero al mare. Se ne stavano nel ventre di Mana Gi, la grande madre, che per loro era greca quindi Aspru era lucente, bianco, non ostile. Se ne stavano lì Apo Osci Potamo, oltre la frontiera, li chiamavano Sambali, Ghoriati: duri come il cuoio e incivilizzabili.

Immobili e liberi dentro 100 km quadri: l’unità della Nazione gli rubò la lingua greca, il fascismo gli prese la terra per darla ai propri adepti e la Repubblica li cacciò a forza, si inventò un’alluvione, gli fece fare un giro di 80 chilometri e li depose sul mare: un nido dentro una palude di mezzo chilometro quadrato, in una terra già altrui. Gli africoti diventarono cucchi, e vennero trattati da cuculi, in un posto senza nome, profughi dentro baracche di legno ad aspettare, mezzogiorno e sera, il pane donato dal Governo.

Africo è un paese diseguale per Legge, perché la Legge se lo è inventato come fosse un incubo: come paese senza terra che è una cosa solo di fantasia. È rinato male davanti i thalasse, la mare, femmina come la madre aspromontana. Anzi non è rinato per nulla, è rimasto un’astrazione continuando a restare senza terra, caso unico al mondo, che anche nei luoghi più desolati, un paese ce l’ha un fazzoletto di fango con cui congiungersi per dar vita a qualcosa.

E Africo è ancora unico in Italia, l’unico posto in cui i buoni spesa per l’emergenza Covid escludono i pregiudicati. Africo è sciolto per mafia, gli capita sovente a dire il vero, la terna commissariale ha emesso un avviso che in un primo tempo escludeva, dalla ripartizione dei 25.000 euro di sussidi alimentari, i nuclei familiari in cui ci fossero condannati o indagati per mafia. Poi l’avviso è stato corretto, ora i buoni da 10 euro non andranno in mano alla famiglia se il dichiarante, solo lui, ha riportato una condanna per mafia: quindi, sia che abbia scontato il proprio debito con la società, sia che la sentenza debba essere ancora consolidata.

Diciamo che è stato ristretto il cerchio delle esclusioni, ma rimane il no se chi presenta la domanda di sussidio ha precedenti di mafia. È un discorso di principi questo. È anche un discorso di fame, e pensare che chi richieda buoni pasto da 10 euro lo faccia per profittarsi dello Stato è cosa possibile. Certo a immaginare i mafiosi fin qui narrati, un po’ da tutti, col cappello in mano per queste cifre, ci sarebbe da riscrivere tutta un’epica del male. Ma non è nemmeno questo il tema. La questione, per un popolo che non avrebbe mai voluto venire in questo Occidente, che ci è stato portato a forza, è di essere nato diseguale per Legge, e di continuare a essere diseguale, a rappresentare il caso unico.