Si sono svolti ieri i funerali di Rossana Rossanda, morta domenica scorsa a 96 anni. Circa 2000 persone si sono raccolte in piazza Santi Apostoli, a Roma, dove era stato sistemato il palco. Hanno parlato prima gli ultimi tre superstiti del gruppetto di dirgenti del Pci che nel ‘69 lasciò il partito – anzi ne fu espulso – e fondò il manifesto (un po’ rivista, un po’ gruppo politico, e poi quotidiano col sottotitolo gridato: comunista). Luciana Castellina, la più nota, e poi Ninetta Zandegiacomi, ex sindacalista, e Filippo Maone, che all’epoca era un ragazzino e oggi è l’unico a restare sotto i settant’anni…

Poi ci sono stati vari altri interventi, tra i quali quelli di tre dirigenti del Pci, anche loro un po’ superstiti di quel comitato centrale che nel 1969 decise, quasi all’unanimità, l’espulsione del manifesto. Aldo Tortorella e Emanuele Macaluso, entrambi sopra i 95 anni, e Fabio Mussi, settantenne con una medaglietta di valore: fu uno dei tre membri del comitato centrale che si opposero all’espulsione. Mussi all’epoca avea vent’anni, era un fanciullo. E pagò. Era l’esponente più giovane del gruppo dirigente del partito e pochi mesi dopo il suo voto di dissenso fu messo fuori dal Comitato centrale. Di Rossana Rossanda abbiamo scritto molto nei giorni scorsi. Abbiamo detto di come lei sia stata una delle maggiori intellettuali di sinistra del dopoguerra. Di come abbia influenzata profondamente la generazione dei ragazzi nati negli anni 50. Purtroppo la ricordano in pochi. Purtroppo la memoria storica, in questa epoca, è quasi svanita. Qui di seguito pubblichiamo i saluti che le mandano due dei suoi compagni di tante battaglie, Oreste Scalzone e Franco Piperno, che furono tra i fondatori di potere Operaio.

Che malinconia
Lucia ed io l’avevamo ritrovata una delle ultime volte a Parigi alla cerimonia degli addìi per Karol, e uscimmo dopo esser restati un po’ insieme con lei con una traccia di inequivocabile malinconìa. Il non esserci oggi, di presenza, per impossibilità assoluta, fa riaffiorare più forte questa densa tristezza non rassegnata. Ma forse è bene così, poterne parlare fuori degli echi di epicedi “a tutto tondo”. Tentare un risultato nell’approssimare quanto si può una veridizione, non è cosa facile né breve. Intanto, un addio.

Oreste (con Lucia e Rossalinda) Scalzone

La mia cattiva maestra
Di nuovo ha suonato l’altra notte la campana, proprio quando nel cielo appariva la falce della Luna crescente segnando così l’inizio dell’arcaico calendario semitico. Questa volta, con la scomparsa di Rossana, viene a mancare uno spirito libero che, tra le altre sue imprese, aveva costituito, con la parabola stessa della sua vita, un riferimento etico-politico per i giovani comunisti della generazione del “baby-boom”, quella successiva alla fine della guerra. Rossana Rossanda è stata davvero una cattiva maestra; di cui sarà ben difficile fare a meno. Così, senza il suo magistero, noi ci sentiamo irreparabilmente diminuiti.

Franco Piperno