“Mio padre era forte e se fosse qui non vorrebbe che parlassi di cose triste”. E’ il commovente messaggio di Ryan Pourjam, il ragazzino di 13 anni che nelle scorse ore ha parlato all’università Carleton a Ottawa, in Canada, dove ha ricordato papà Mansour, scomparso insieme ad altre 175 persone che viaggiavano a bordo del  Boeing 737 della Ukraine International Airlines abbattuto “per errore” a Teheran da due missili iraniani lo scorso 8 gennaio.

Durante il suo discorso, Ryan ha trattenuto forte il respiro ed con la voce strozzata dall’emozione ha ricordato gli insegnamenti ricevuti dal genitore.  “Non riesco a ricordare un singolo momento della mia vita in cui mio padre, Mansour, avesse negatività nella sua voce e nei suoi comportamenti. Mi diceva di essere sempre positivo, sia nei momenti buoni che nei momenti più difficili. Sia quando rimanevamo bloccati nel traffico o quando non riuscivo a prendere il caffè che desideravo. Non voglio parlare delle cose negative perché se lo oggi fosse qui non lo farebbe”.

“Se potessi descrivere mio padre con una parola, sarebbe forte. Ha vissuto tragedia dopo tragedia, muro dopo muro, strade sbagliate dopo strade sbagliate ed è sempre rimasto forte. Era fantastico. Ci volevamo tanto bene” aggiunge.

Poi la conclusione: “Sono qui in piedi una settimana dopo questa terribile tragedia e ancora non ci posso credere. Mi sembra ancora di sognare. Ma so che se stessi sognando e che se mio padre mi svegliasse mi direbbe che andrà tutto bene. E così sarà. Grazie”.

A bordo dell’aereo di Ukraine International Airlines viaggiavano 176 persone: 82 iraniani, 63 canadesi11 ucraini (fra cui nove membri dell’equipaggio), 10 svedesisette afghani e tre tedeschi. Nessuno di loro è sopravvissuto.