La decisione

Alberto Gerli rinuncia al Cts, l’ingegnere delle previsioni sbagliate sul Covid fa un passo indietro dopo le polemiche

Alberto Gerli rinuncia al Cts, l’ingegnere delle previsioni sbagliate sul Covid fa un passo indietro dopo le polemiche

Alberto Giovanni Gerli rinuncia all’incarico nel nuovo Comitato tecnico scientifico (Cts) nominato dal governo Draghi. Lo ha comunicato lo stesso ingegnere alla vigilia della prima riunione dell’organismo rinnovato dopo l’ordinanza firmata martedì sera dal capo della Protezione Civile Francesco Curcio, d’intesa con il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Il 40enne padovano, fondatore di una startup che si occupa di illuminazione a led che non si era mai occupato prima di sanità e virologia, era finito a sorpresa all’interno del Cts, ‘premiato’ per aver ideato un modello predittivo dell’andamento della pandemia di Coronavirus che alla prova dei fatti si è distinto per non aver centrato neanche una previsione.

A smontare il suo modello è stato via Twitter Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. Gerli, che si definisce “Big Data Scientist” su Linkedin e che mette in fila le sue previsioni sul suo canale YouTube Data & Tonic, quando la Lombardia entrò per la prima volta in zona rossa disse che secondo il suo modello l’ondata si sarebbe esaurita in 40 giorni, ma in ogni caso l’andamento era deciso dai primi 17, a prescindere delle misure di contenimento prese, ergo il lockdown sarebbe stato inutile. I numeri e la fredda cronaca ci hanno detto il contrario, così come nessun scienziato ha ancora capito da dove arrivasse la previsione sui 17 giorni.

Uno studio che Villa definisce “banale” perché “quando si è in lockdown costante è facile prevedere che le infezioni piegheranno e si arresteranno dopo un certo numero di giorni. Lo dice qualsiasi modello epidemiologico, non ne serve nessuno di speciale”. Un modello, continua Villa, “campato in aria perché mette insieme una serie di curve, spezzettate, per approssimare i dati e prevedere il futuro. Si chiama “overfitting”: produce risultati ottimi su dati su cui è stato calibrato, ma si perde in un bicchiere d’acqua quando gliene dai di nuovi”.

Gerli però non molla e addirittura il 4 aprile contatta via Twitter il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo: il “quasi membro” del Cts prevede 130.000 contagi al 30 giugno ma, come evidenzia Villa, “la realtà sarà appena diversa: 420.000 infezioni”.

Ancora a fine gennaio 2021 Gerli continuava nelle sue previsioni errate. Il 30 gennaio annuncia che “a fine febbraio il Veneto zona bianca”, ma l’8 marzo il Veneto passerà in zona arancione e il 15 marzo addirittura in rossa.

La nomina di Gerli nel Cts secondo diversi quotidiani è arrivata in quota Lega: l’ingegnere è stato indicato come analista dei dati per la Regione Lombardia ma Maurizio Cecconi, che fa parte della commissione “indicatori” della Regione, ha scritto su Twitter di non averlo mai sentito nominare.

Commentando col Corriere della Sera la sua rinuncia all’incarico, Gerli si è detto “convinto della bontà dei dati che ho contribuito a sviluppare” e del fatto che “possano costituire un utile elemento di analisi nella gestione della pandemia. Per tale ragione, continuerò con ancora più energia a lavorare e ad aggiornare i modelli, con l’aiuto degli scienziati con cui ho collaborato sin dai primissimi giorni della pandemia in Italia”.

Sul suo incarico i primi ad aver sollevato dubbi ‘politici’ erano stati i Verdi e Sinistra Italiana, chiedendo al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio di sollevarlo dal Comitato tecnico scientifico. Con la rinuncia Gerli ha di fatto anticipato l’eventualità di una rimozione dall’alto.

 

 

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia