Se la dinamica dell’incidente di Alex Zanardi sembra, col passare delle ore, sempre più chiara, le indagini sull’incidente del campione di Formula 1 e di paraciclismo si stanno concentrando sempre più sulla manifestazione ‘Obiettivo 3’, che vedeva la partecipazione di una decina di corridori disabili.

L’ipotesi è infatti che la ‘scampagnata solidale’ si sia trasformata, senza alcuna autorizzazione, in una corsa di gruppo con strade aperte al traffico. La manifestazione stava percorrendo la Strada provinciale 146, in Val d’Orcia, da Pienza il gruppo doveva raggiungere San Quirico d’Orcia (Siena), dove Zanardi avrebbe dovuto incontrare il sindaco. Ma la prova non aveva alcuna autorizzazione,  di assicurazione o comunicazione del suo passaggio alle autorità locali o di scorta stradale “abilitata” al seguito, eventualità di fatto impossibile dato che fino al primo agosto l’attività ciclistica in Italia è vietata per il coronavirus.

Per questo Zanardi ha impattato drammaticamente contro il camion che procedeva sulla corsia opposta: senza autorizzazione e ordinanze di chiusura al traffico, la strada era aperta alla circolazione regolare dei mezzi e i ciclisti “vanno considerati in escursione individuale”, spiega al Corriere Roberto Sgalla, ex direttore nazionale della Stradale ed esperto di sicurezza in bici. Lo stesso legale del camionista, indagato come atto dovuto e risultato negativo ai test per alcol e droga, ha spiegato di essersi ritrovato di fronte Zanardi all’uscita di una curva e, pur sterzando, non è riuscito a evitarlo.

Il giallo che gli inquirenti dovranno risolvere riguarda infatti le autorizzazioni. Il sindaco di Pienza Manolo Garosi ha precisato di non aver “mai ricevuto comunicazione ufficiale di manifestazioni sportive”, anche se alla carovana di Zanardi e degli altri corridori si era unita una vettura della polizia municipale. Per Sgalla però “non può essere considerata una scorta, piuttosto una cortesia verso un personaggio illustre. Spero che la sua presenza non abbia ingenerato nei ciclisti l’idea che la strada fosse protetta perché non lo era”.