La scuola cattolica‘? Un libro, e un film, che gli è sembrato “il solito racconto pieno di banalità e luoghi comuni. Del resto se Albinati è stato studente del San Leone Magno, cosa di cui non ho memoria, certo non è stato mio amico e neanche mio conoscente, quindi non riesco a capire come possa ‘pontificare’ su di me, visto che non ci siamo mai neanche parlati”.

A parlare in questo modo del libro di Edoardo Albinati, da ieri nei cinema con la trasposizione di Stefano Mordini, è il suo protagonista. Angelo Izzo, autore della strage del Circeo, commenta dal carcere con l’AdnKronos l’uscita del film che lo vede ovviamente al centro della storia.

Izzo infatti prendere le distanze da chi vuole attribuire ai ‘preti della scuola cattolica’ responsabilità per le violenze nella villa del Circeo che in quel lontano settembre 1975 costarono la vita a Rosaria Lopez, vittima della furia omicida di Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira.

Vogliono farlo passare come un fatto storico. Fu una porcheria, punto e basta“, spiega Izzo. Quanto al film “credo si tratterà di lavori che riproporranno la solita storia un po’ morbosa e parecchio noiosa. Un concentrato di falsità e luoghi comuni – dice -. Ovviamente per esigenze difensive io e i miei coimputati a suo tempo abbiamo messo a verbale le cose come ci faceva comodo. Per esempio non si è mai veramente accertata la presenza di altre persone, tra cui una donna, nella villa del Circeo. È incredibile che si voglia fare un racconto basato su una storia che è destituita di ogni fondamento, costruita su una serie di falsità che abbiamo in gran parte imbastito io e Gianni Guido coi nostri avvocati di fiducia, che ci hanno difeso al tempo del processo”.

Secondo Izzo infatti “solo degli autori davvero a corto di idee possono riproporre le teorie che vuole responsabili dei giovani educati dalle scuole cattoliche e da famiglie assenti o loro stesse tarate, che se la presero con delle povere borgatare. Insomma, la solita storia che si è raccontata in questi decenni”.

Per l’autore del massacro del Circeo, condannato all’ergastolo anche per il duplice omicidio di Maria Carmela e Valentina Maiorano, uccise nel 2005 a Ferrazzano (Campobasso) mentre era in semilibertà, riproporre le atrocità commesse “è una specie di ‘depistaggio’ per evitare di fare i conti con la violenza contro le donne, per scaricare su dei ‘mostri’ la cattiva coscienza di tanti”.

Una violenza “continuata, atroce, muta, ricattatoria, sottile, abituale”, che non viene commessa soltanto a opera di “neofascisti, ricchi, viziati, ma per mano di padri, figli, fratelli, fidanzati e mariti appartenenti a tutti i ceti sociali, perché, purtroppo, la cultura patriarcale lungi dall’essere superata è ancora preminente nella nostra società e le donne sono ancora considerate da molti degli oggetti”.

Insomma, secondo Izzo la sua storia finita al centro del libro e del film è destinata solo a “vellicare istinti forcaioli e la cattiva coscienza della ‘gente’, per guadagnare un po’ di denaro. Non si sente proprio il bisogno che si continui a mitizzare il delitto del Circeo trasformandolo in una specie di fatto storico, che non è. È stata una porcheria, punto e basta”, mentre è “ripugnante cercare di attribuire ai preti della mia ex scuola San Leone Magno le mie colpe o quelle dei miei sodali“.

Anche per questo l’autore del massacro del Circeo ha reso noto di aver dato mandato al suo avvocato, Rolando Iorio, “di muovere causa per danni contro la casa produttrice” del film, con l’eventuale rimborso da donare in beneficenza “per aiutare i bambini bisognosi dell’Africa”.

Redazione