“Se tu ti muovi di qua io ti rompo una gamba cosi la smetti, o zitta, muta“. E ancora: “Per quanto mi riguarda può crepare” in riferimento a una donna successivamente deceduta. Poi calci, schiaffi, colpi di scopa, spintoni e, in alcuni casi, gli anziani ospiti legati alla sedia per non farli muovere.

Un regime di terrore quello instaurato nella casa di riposo Aurora di Palermo dalla amministratrice Maria Cristina Catalano e da cinque sue dipendenti, tutte finite in carcere nell’ambito di una operazione dei finanzieri del Nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo siciliano. Le fiamme gialle hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Palermo, con la quale è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti dei sei soggetti, responsabili del reato di maltrattamento ai danni di anziani ospiti di una casa di riposo di Palermo.

Con il medesimo provvedimento, il gip ha disposto il sequestro preventivo della società che gestisce l’attività assistenziale, quale profitto dei delitti di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché di una carta Reddito di cittadinanza indebitamente ottenuta da uno degli indagati.

INTERCETTAZIONI ED EX DIPENDENTI – Le indagini eseguite dai finanzieri del Gruppo Tutela Mercato Capitali del Nucleo di polizia economico – finanziaria di Palermo, valorizzando anche le dichiarazioni di ex dipendenti della struttura, hanno inoltre consentito di individuare allarmanti episodi di maltrattamento, fisico e psicologico, ai danni degli anziani ospiti della casa di riposo.

Su delega della Procura della Repubblica, sono state quindi avviate specifiche attività di intercettazione, che hanno consentito fin da subito di documentare la sistematica attuazione di metodi di vessazione fisica e psicologica inflitti agli anziani costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura, ingenerando uno stato di totale esasperazione fino al compimento di atti di autolesionismo. In poco più di due mesi sono state, infatti, registrate decine e decine di condotte ignobili di maltrattamento poste in essere in danno di persone fragili e indifese.

ANZIANA MORTA: “BOCCHEGGIAVA, L’AVREI LASCIATA NEL LETTO” – Un vero e proprio regime di vita vessatorio, mortificante ed insostenibile, scrive il gip del tribunale di Palermo, fatto di continue ingiurie e minacce (“devi morire, devi buttare il veleno là”) e violenze fisiche. Emblematica della crudeltà è l’affermazione registrata in occasione del soccorso inizialmente prestato ad una degente, poi purtroppo deceduta, quando l’amministratrice Catalano affermava: “Ti dico che io in altri periodi avrei aspettato che moriva perché già boccheggiava… io lo ripeto fosse stato un altro periodo non avrei fatto niente l’avrei messa a letto e avrei aspettato. Perché era morta”.

Lo stesso gip, nel valutare il gravissimo quadro probatorio raccolto dalle Fiamme Gialle palermitane, segnala “l’urgenza di interrompere un orrore quotidiano”, evidenziando come “l’indole criminale e spietata degli indagati impone l’adozione della misura della custodia cautelare in carcere, ritenuta l’unica proporzionata alla gravità ed all’immoralità della condotta e l’unica idonea a contenere la disumanità degli impulsi”.

L’ORGANIZZAZIONE – Al vertice del disegno criminale vi era Maria Cristina Catalano, 57 anni, già referente delle precedenti società fallite, nonché amministratrice di fatto della compagine che gestisce attualmente la casa di riposo, coadiuvata da Vincenza Bruno, 35 anni, e dalle altre dipendenti Anna Monti, 53 anni, Valeria La Barbera, 28 anni, Antonina Di Liberto, 55 anni, e Rosaria Florio, 42 anni.

LAVORO E REDDITO CITTADINANZA – La Di Liberto risulta inoltre inserita in un nucleo familiare percettore del reddito di cittadinanza (799 euro al mese dal maggio 2019) ottenuto però con dichiarazioni mendaci e per questo è stata denunciata anche per tale fattispecie illecita in concorso con il compagno 65enne, effettivo richiedente il beneficio.

BUCO DA UN MILIONE – Per quanto attiene ai reati fallimentari, è stata dimostrata la continuità aziendale tra tre società che ininterrottamente a partire dal 1992 hanno gestito la casa di riposo Aurora. Le diverse compagini sono state asservite agli interessi criminali degli indagati facendole subentrare l’una all’altra una volta portate in stato di decozione finanziaria, accumulando complessivamente un passivo fallimentare pari a circa un milione di euro.

Per realizzare il disegno criminoso sono state perpetrate operazioni di distrazione patrimoniale, di riciclaggio e autoriciclaggio, potendo contare la Catalano sul contributo di soggetti ‘teste di legno’ in qualità di formali amministratori e su soggetti compiacenti, tra i quali anche un impiegato comunale, tutti indagati.