Su Twitter i caratteri a disposizione sono pochi e spesso per sintetizzare un pensiero più lungo si può incorrere in più di qualche incomprensione da parte dei lettori. Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, ha passato una domenica infernale dopo la pubblicazione del tweet.

Impegnato in mattinata nel vertice, in video-conferenza, tra Governo, Cts e rappresentati di Regioni, Comuni e Province, Toti ha pubblicato un primo post su Facebook alle 11.53 dove riepilogava l’esito della riunione, annunciando una proposta avanzata anche da Lombardia e Piemonte, ovvero quella di limitare gli spostamenti degli over 70, le persone considerate più a rischio, per cercare di ridurre la diffusione del coronavirus.

IL POST SU FACEBOOK – Un post lungo e dettagliato che quando arriva ad affrontare la questione-anziani è tutt’altro che offensivo: “C’è un altro tema che nessuno sembra voler affrontare e che potrebbe essere risolutivo: la maggior parte dei pazienti gravi nei nostri ospedali e purtroppo anche dei morti che piangiamo ogni giorno è composta da persone sopra i 75 anni. E per quanto ci addolori ogni singola vittima, non possiamo non tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Si tratta di persone che sono per fortuna per lo più in pensione, non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese ma essendo più fragili vanno tutelate in ogni modo. Perché non si interviene su questa categoria? Proteggendo i nostri anziani di più e davvero, la pressione sugli ospedali e il numero dei decessi diventerebbero infinitamente minori. Sarebbe folle richiudere in casa tanti italiani per cui il Covid normalmente ha esiti lievi, bloccare la produzione del Paese, fermare la scuola e il futuro dei nostri giovani e non considerare alcun intervento su coloro che rischiano davvero. Speriamo ci sia saggezza stavolta e non demagogia”.

IL CINGUETTIO – Su Twitter, che consente messaggi più brevi, massimo 280 caratteri, il cinguettio ha infiammato colleghi politici, virologi e, più in generale, gli utenti della rete. “Solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate”.

Sui social oggi, domenica primo novembre, è diventato l’argomento del giorno. Tanti i commenti indignati e le offese al governatore ligure.

Un tweet sicuramente poco chiaro che però ha dato il via libera ai leoni da tastiera e a chi prova a cavalcare le polemiche social per ottenere un ritorno (minimo) di visibilità. Toti è stato così demolito per aver, con statistiche alla mano, suggerito (insieme ad altre regioni) di isolare e proteggere la fascia d’età che più di tutte rischia con l’emergenza coronavirus, provando anche a tutelare le attività commerciali e la formazione, considerate le proteste dell’ultima settimana da parte di chi non vuole morire “né di covid né di fame”.

LE SCUSE E L’ATTACO AI MESCHINI  – “Sto scrivendo questo post in prima persona, parola per parola, come faccio sempre con i messaggi più importanti e prego tutti i frequentatori di questa pagina Facebook, amici, nemici, giornalisti e curiosi, di leggerlo con attenzione. Mi assumo sempre la piena responsabilità delle mie idee e delle loro esplicitazioni e lo faccio anche in questo caso. Un mio precedente tweet, scritto in effetti malamente da un mio collaboratore, ha scatenato l’inferno. È stata una cosa mal fatta. Mi dispiace e chiedo scusa, per me e per chi l’ha scritto. Chi lavora talvolta sbaglia. E magari imparando dall’errore, migliorerà in futuro” ha poi precisato nel pomeriggio sulla sua pagina Facebook. “Chi temo non possa migliorare e farà grandi danni al Paese nel prossimo futuro è chi meschinamente strumentalizza per evitare di dare risposte su un tema difficile, umanamente, eticamente, politicamente ed economicamente. Pertanto meglio buttarla, come si dice, in gazzarra”.

LE STATISTICHE E LA DIFESA DELL’ECONOMIA – Sempre su Facebook, il governatore è ritornato con un lungo posto per chiarire, se ancora ve ne fosse bisogno, la questione:  “Il tema è questo: nelle prossime ore, visto che i nostri ospedali sono quasi allo stremo e i morti aumentano, il Governo sarà chiamato a nuove e dolorose scelte. Un percorso che abbiamo già visto: abbiamo chiuso bar e ristoranti, poi chiuderemo altro, settimana dopo settimana, fino al finale lockdown. Siccome sto scrivendo in prima persona, ricorderò anche in futuro di averlo detto. Lo dico a tutti coloro, categorie economiche e sociali, che verranno a protestare contro le scelte fatte. Non certo da me.
Perché la nostra sanità è in difficolta? Perché i nostri morti aumentano. Tutto sommato, con buona pace degli esperti, basta scorrere i numeri. Il Covid, ormai anche i sassi dovrebbero saperlo, colpisce severamente e spesso drammaticamente i soggetti più fragili: anziani, sopra i 75 anni e, ovviamente, i malati di molte patologie.
Non lo dice Toti, lo dicono i numeri: oltre il 40% dei ricoverati nei nostri Pronto Soccorso ha oltre 75 anni, e oltre il 90 % dei decessi riguarda proprio anziani e persone già con patologie.
Allora a me appare chiaro che, proteggendo loro, proteggiamo anche il resto dei nostri cittadini. Se troviamo il modo di proteggerli, i nostri genitori e nonni non si ammaleranno, i nostri Pronto Soccorso si svuoteranno, chi andrà nei nostri ospedali farà parte della parte meno fragile della società e quindi la loro degenza durerà poco e per lo più con esiti felici.
Inoltre avremo modo di curare tutti, ci sarà posto nei nostri ospedali, i nostri medici avranno fiato, e noi, potendo curare ogni persona, non dovremo chiudere di nuovo il Paese. E insieme chiudere reparti interi di ospedale per curare pazienti Covid lasciando indietro gli altri.
Non è una guerra tra generazioni. È semplice senso di responsabilità.
Io ho un papà di 81 anni, operato al cuore. Vive di una piccola pensione in una casa di sua proprietà. Raramente, per sicurezza, passo a trovarlo, lo saluto da lontano per ulteriore precauzione. Esce il minimo indispensabile. E fa bene.
Nella casa di sopra abita mia sorella: ha 50 anni, lavora in un negozio per mantenersi e mantenere agli studi mio nipote, spero futuro ingegnere.
Lei deve uscire e andare a lavorare per vivere. Mio nipote deve studiare e sarebbe bello potesse tornare presto all’università.
Sono certo che per fare uscire loro di casa mio papà sarebbe felice di stare un’ora in più a casa lui. Sarebbe infelice se mia sorella e mio nipote perdessero il loro futuro per una sua imprudenza o anche una sua mancanza di attenzione o generosità.
Ci pensi bene chi oggi urla troppo… quell’urlo verrà sovrastato dal rumore assordante delle saracinesche che saremo costretti a chiudere domani. Per viltà e ipocrisia”.

Giovanni Pisano