Chiusure mirate, nei territori considerati a rischio in base all’indice Rt emerso nell’ultimo report settimanale del Comitato Tecnico Scientifico e alla pressione ospedaliera. E poi ancora: stretta su spostamenti tra Regioni (fatti salvi motivi di lavoro, salute e urgenza), didattica a distanza a partire dalla terza media, hotel covid per ospitare gli asintomatici che non possono stare in isolamento in casa perché rischiano di contagiare i familiari e nuovi orari restrittivi per le attività commerciali non di prima necessità.

Il Governo sta definendo in queste ore gli ultimi dettagli del nuovo Dpcm che dovrebbe essere firmato nella serata di domani, lunedì 2 novembre, dopo il passaggio del premier Giuseppe Conte in Parlamento.

Le aree metropolitane più a rischio sono quelle delle grandi città come Milano, Napoli, Roma, Torino. C’è poi la Brianza in Lombardia e la Valle d’Aosta a preoccupare.

LA PROPOSTA – Limitare gli spostamenti degli over 70, le persone considerate più a rischio, per cercare di ridurre la diffusione del coronavirus: è una delle ipotesi prospettate da alcune regioni, in particolare, secondo quanto si apprende, Lombardia, Piemonte e Liguria, al vertice con i ministri Boccia e Speranza in vista del nuovo Dpcm.

In mattinata c’è stata una videoconferenza tra i ministri Francesco Boccia (Affari regionali) e Roberto Speranza (Salute) con governatori e rappresentanti di comuni e province per discutere le nuove misure da adottare dopo le indicazioni fornite dal Cts che ha consigliato chiusure provinciali. Tra i presidenti Stefano Bonaccini (Emilia Romagna), Attilio Fontana (Lombardia), Massimilia Fedriga (Fvg), Giovanni Toti (Liguria), Donato Toma (Molise), Michele Emiliano (Puglia), Vincenzo De Luca (Campania), Donatella Tesei (Umbria), Marco Marsilio (Abruzzo), Alberto Cirio, Luca Zaia (Veneto) ed Eugenio Giani (Toscana) Presenti anche Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci, e Michele De Pascale, presidente Upi

Nel pomeriggio, alle 15.30, è convocata una nuova riunione di Conte con i capidelegazione, allargata ai ministri più direttamente interessati dalle questioni legate alla gestione della pandemia. Alle ore 17, all’incontro, si uniranno anche i capigruppo di maggioranza.

DE LUCA: MISURE UNICHE – Lockdown territoriali, De Luca avverte il Governo: “Misure nazionali, il virus circola”

TOTI: NO LOCKDOWN, SCARDINIAMO BUROCRAZIA – “Mattinata di confronto tra Governo e Regioni su nuove misure per contenere il Covid-19.Non credo che il Paese possa permettersi un nuovo lockdown, così come sarebbe impossibile bloccare gli spostamenti tra regioni mentre l’Italia continua a lavorare e produrre. Bisogna smettere di agire sempre sulle stesse categorie. Le regole eccezionali non possono valere solo per chiudere, semmai ora devono servire a scardinare la burocrazia che ancora ci impedisce di affrontare questa emergenza”. Così il governatore della Liguria Giovanni Toti a seguito del confronto con il Governo.

ASSUNZIONI VELOCI E PROTEZIONE ANZIANI – “Parlo di regole – spiega Toti – che ci consentano di assumere a tempo indeterminato senza concorso, di prendere medici anche non specializzati, di assumere infermieri anche prima della fine del corso di studi.C’è un altro tema che nessuno sembra voler affrontare e che potrebbe essere risolutivo: la maggior parte dei pazienti gravi nei nostri ospedali e purtroppo anche dei morti che piangiamo ogni giorno è composta da persone sopra i 75 anni. E per quanto ci addolori ogni singola vittima, non possiamo non tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani. Si tratta di persone che sono per fortuna per lo più in pensione, non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese ma essendo più fragili vanno tutelate in ogni modo”, aggiunge Toti. “Perché non si interviene su questa categoria? Proteggendo i nostri anziani di più e davvero, la pressione sugli ospedali e il numero dei decessi diventerebbero infinitamente minori. Sarebbe folle richiudere in casa tanti italiani per cui il Covid normalmente ha esiti lievi, bloccare la produzione del Paese, fermare la scuola e il futuro dei nostri giovani e non considerare alcun intervento su coloro che rischiano davvero. Speriamo ci sia saggezza stavolta e non demagogia”, conclude.

BONACCINI: AREA BOLOGNA NON A RISCHIO – “Nel confronto con il governo e il comitato tecnico scientifico l’area metropolitana di Bologna finora non e’ mai stata presa in considerazione per chiusure cosi’ drastiche. Più in generale questo non significa che non occorra vigilare ed essere pronti alle scelte necessarie”. Lo dice il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, in un’intervista al Corriere di Bologna, escludendo di fatto un lockdown per il capoluogo emiliano.

“Siamo intervenuti nella sola provincia di Piacenza, d’intesa coi sindaci, per evitare un aumento degli afflussi dalla confinante Lombardia, dove i centri commerciali erano già stati chiusi. Nei prossimi giorni valuteremo l’impatto delle misure restrittive adottate nell’ultimo Dpcm del governo e in base all’andamento del contagio faremo ciò che serve, come successo in passato, quando in Emilia-Romagna abbiamo adottato provvedimenti estesi a livello nazionale”.

LE AREE A RISCHIO – Stando all’ultimo report dell’Iss, relativo al periodo 19-25 ottobre,  l’indice di trasmissibilità Rt calcolato sui casi sintomatici di coronavirus è pari a 1,70, con undici regioni classificate a rischio elevato (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto) di una trasmissione non controllata del virus.

Altre otto regioni sono classificate a rischio moderato con elevata possibilità di progredire a rischio alto nel prossimo mese: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Umbria e nelle Province autonome di Bolzano e Trento. Ma il presidente dell’ISS Brusaferro ha anche confermato che la situazione nazionale “è compatibile con lo scenario 3 verso lo scenario 4”, con alcuni “contesti regionali in cui è importante fare una valutazione di intervento urgente e mirato”.

Ultimatum dalla comunità scientifica: “Stiamo inseguendo il virus da 15 giorni, occorrono chiusure, anche differenziate in base ai contagi”.