In Italia in queste ore il Governo sta valutando nuove misure restrittive per provare a contrastare la continua ascesa dei contagi che sta mettendo a dura prova gli ospedali e il personale che vi lavora. Diverse le valutazioni per un Dpcm che dovrebbe essere firmato dal premier Giuseppe Conte entro l’inizio della prossima settimana.

La curva dei positivi cresce quotidianamente in tutte le regioni, nonostante le restrizioni in vigore già da una decina di giorni, e l’Istituto Superiore di Sanità nel suo report settimanale ha lanciato un vero e proprio ultimatum al Governo: “Si va verso le scenario di tipo 4, quello peggiore”. Un invito ad adottare ulteriori misure restrittive che ad oggi significherebbe tornare in lockdown magari seguendo le linee adottate da Francia e Germania nei giorni scorsi.

Un invito alla chiusura che arriva da più fronti, anche da quello imprenditoriale che spera poi di poter riavviare le proprie attività commerciali per il periodo natalizio.

Dalla comunità scientifica gli appelli al lockdown si sprecano. Dopo quello del virologo Roberto Burioni (“Oltre 31mila casi e 199 morti. Io vi faccio solo una domanda: cosa state aspettando?”), arrivano le parole di Andrea Cristanti, docente di Microbiologia dell’Università di Padova.

In una intervista a Il Messaggero Crisanti ha sottolineato che sulle “chiusure si è già in ritardo, almeno di due settimane. Quanto meno in alcune Regioni sarebbe stato necessario chiudere prima. Ora stiamo inseguendo l’epidemia, speriamo che non sia troppo tardi”.

Se mercoledì 4 novembre “non vedremo dati differenti, sarà finita. Si andrà per forza al lockdown, magari in una forma meno severa di marzo. Ma qualcosa sarà inevitabile fare”. Pre Crisanti, considerati i dati allarmanti in quasi tutte le regioni italiane, “non sarebbero più sufficienti i singoli lockdown regionali che invece sarebbero stati utili due settimane fa”.

Si potrebbero anche decidere “chiusure meno severe nelle Regioni con una minore diffusione del virus, più rigorose nelle altre. Possiamo differenziare, ma comunque bisogna intervenire su macroaree, non c’è più tempo per interventi limitati a piccoli territori”.