Era in casa, con gli amici, a festeggiare il Capodanno, dalla sera del 31 dicembre 2017 al pomeriggio del primo gennaio 2018. È stato arrestato, detenuto per un mese, con l’accusa di aver rapinato una ragazza, intorno all’alba dello stesso primo gennaio, a 45 chilometri da distanza. Si è fatto 32 giorni di carcere, un giovane che oggi ha trent’anni, e dopo oltre un anno il suo caso è stato archiviato. Il rappresentante Procura Generale di Milano oggi chiede, oltre il risarcimento per ingiusta detenzione, un’azione disciplinare contro i magistrati.

I fatti. Capodanno 2018. Il protagonista della vicenda è a Gerenzano, provincia di Varese. Festeggia San Silvestro con gli amici. Ci sono anche foto della serata che lo dimostrano. Lascia quella casa solo nel primo pomeriggio del primo gennaio. Stesse ore, Milano: intorno alle sei di mattina una ragazza viene aggredita. Fuori a un locale viene rapinata da un gruppo di almeno sei persone. Rapina aggravata con lesioni. A maggio 2018 il 30enne viene arrestato proprio per quella rapina.

Lui dice di non conoscere gli altri aggressori, di essere completamente estraneo ai fatti, di avere un alibi. La ragazza però lo ha riconosciuto, da un album fotografico preparato dai carabinieri aveva indicato il suo volto, riconoscendo un vistoso neo, che lo distingueva da un fratello gemello. Il gip ritiene anche che le foto della festa a Gerenzano potessero essere autentiche ma non incompatibili con l’orario della rapina: il 30enne avrebbe potuto percorrere i 45 chilometri fino a Milano e rapinare la ragazza. Il ragazzo si fa il carcere, 32 giorni, fino a quando viene revocata la detenzione cautelare. Un anno dopo il 19 settembre la richiesta di archiviazione della Procura viene accolta dal gip: l’alibi non trova nessun tipo di smentita.

La V Corte d’Appello ha rilevato l’ingiusta detenzione e ha liquidato 10mila euro – 235 euro al giorno più un supplemento perché l’arresto aveva fatto perdere all’indagato, difeso dall’avvocato Michela Villa, un lavoro appena trovato in una cooperativa. Il rappresentante della Procura di Milano, il pg Cuno Tarfusser, sollecita però anche l’azione disciplinare contro i magistrati che avevano disposto l’arresto. Per il pg un caso “drammaticamente paradigmatico di come si fanno le indagini, di come non si fa il pubblico ministero, e soprattutto di come non si fa il giudice delle indagini preliminari”, come riporta il Corriere della Sera.

Tarfusser ha criticato duramente, invocando censure disciplinari, anche la modalità di compilazione dell’album del riconoscimento fotografico – non viene messa in discussione la buona fede della ragazza aggredita. Per quella rapina sono state arrestate sette persone, di cui uno condannato a 5 anni e 8 mesi in secondo grado, due a due anni in patteggiamento, tre a un anno e 8 mesi per lesioni. E uno archiviato, appunto.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.