Spesso si sente dire che non è giustizia quella che arriva a troppi anni dai fatti. I tempi lunghi delle indagini, quelli biblici dei processi e le lungaggini con cui le sentenze definitive vengono eseguite sono tra i problemi irrisolti del sistema giudiziario del nostro Paese e lo dimostrano le statistiche sui casi di ingiusta detenzione, errori giudiziari e risarcimenti per irragionevole durata del processo. Casi che crescono di anno in anno. Che giustizia è quella che dà una risposta dopo tanti anni? Nel caso di Giuseppe Marziale si parla di una sentenza arrivata ventidue anni dopo.

L’uomo, infatti, è in carcere da sette mesi e sta scontando una condanna a undici anni che gli è stata inflitta per un reato commesso nel 1999. Dopo il clamore seguito al suo arresto, nel novembre scorso, nulla è accaduto. Da allora è rinchiuso nel carcere di Secondigliano. E ora il suo difensore, l’avvocato Sergio Pisani, ha deciso di rivolgersi al ministero della Giustizia, inviando un’istanza al ministro Marta Cartabia: «La vicenda di Marziale è sicuramente emblematica – scrive il legale – e spero che la riforma della Commissione ministeriale possa incidere favorevolmente sulla vita di questo cittadino e dei suoi familiari, tutti ingiustamente afflitti da una condanna che, per il ritardo con cui è arrivata, ormai si presta a un ruolo meramente punitivo e di facciata, inconciliabile con la reale funzione della pena e indegno di un paese democratico». Il riferimento è alla proposta di riforma del sistema penale attualmente in discussione e in base alla quale si potrebbero prevedere rimedi compensatori, come uno sconto di pena, nei casi di mancato rispetto dei termini di ragionevole durata del processo. Di qui l’appello al ministro, affinché «si possa porre rimedio quanto prima a questa assurda detenzione – scrive l’avvocato Pisani – dal momento che gli attuali strumenti giuridici non prevedono un immediato rimedio a tale ingiusta e anomala vicenda detentiva».

La storia di Marziale potrebbe sovrapporsi alla storia di tanti imputati sospesi, persone finite al centro di processi che si sono trascinati per anni e anni e che si sono conclusi con tempi lunghissimi, di certo non più coerenti con la vita di queste persone. Quarantotto anni, napoletano, nato nei vicoli di Sant’Anna di Palazzo, Marziale era poco più che ventenne quando, sul finire degli anni Novanta, ai Quartieri Spagnoli alcuni suoi parenti provarono a costituire un’organizzazione malavitosa dedita alla vendita di stupefacenti. Marziale fu coinvolto in un’attività del gruppo e questo gli costò l’accusa di associazione a delinquere di stampo camorristico.

Le contestazioni erano circoscritte a una manciata di mesi, da settembre 1999 a luglio 2000. Anche le indagini degli inquirenti accertarono il limitato periodo di contatto tra Marziale e alcuni personaggi criminali tanto che, quando quattro anni più tardi l’inchiesta si concluse e scattarono le misure cautelari, l’uomo era già lontano da quel mondo e aveva un lavoro stabile in un cantiere navale, sicché i giudici del Riesame lo rimisero immediatamente in libertà ritenendo che per lui non vi fossero motivi per sostenere una misura cautelare. Per oltre vent’anni, quindi, Marziale ha vissuto da imputato libero.

Si è sposato, ha cresciuto tre figli che oggi studiano e lavorano onestamente. Anche lui ha impostato la sua vita su basi diverse da quelle di quei personaggi incrociati in gioventù: in questi venti anni non ha mai commesso reati e ha sempre lavorato come operaio con un contratto a tempo indeterminato. Fino a novembre scorso, quando la sentenza per i reati del 1999, divenuta nel frattempo definitiva, lo ha spedito in una cella del carcere di Secondigliano, rinchiuso in una cella del reparto di massima sicurezza, e senza più il suo lavoro. Eppure, sottolinea l’avvocato Pisani, «la rieducazione di Marziale era avvenuta ancora prima della sentenza di primo grado. Non si può scontare una pena dopo tanti anni dalla commissione dei fatti reato».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).