Diciotto anni di attesa per la prima udienza istruttoria davanti al giudice di pace. Un record? Forse. Di certo un esempio di giustizia non efficiente e di tempi ragionevoli del processo, garanzie e diritti tutt’altro che tempestivamente tutelati. Il caso è quello di un Giampiero S., napoletano, che da ben diciotto anni attende di veder celebrata l’udienza del giudizio intentato contro Poste Italiane per un pacco mai recapito e distrutto. In quel pacco c’erano giocattoli per i suoi bambini, lettere e fotografie per la sua amata, ricordi e oggetti che avevano un valore soprattutto affettivo. Giampiero li aveva spediti dal carcere di Secondigliano dove all’epoca, parliamo di vent’anni fa, era recluso.

Erano il suo messaggio di amore nei confronti dei propri cari ma quegli oggetti non arrivarono mai alla destinataria e nessuno seppe, se non anni dopo, che se quel pacco con i regali per i figli e le lettere per la moglie non arrivò non fu per disinteresse o dimenticanza. Sta di fatto che la situazione ebbe delle ripercussioni sui rapporti del detenuto con la sua famiglia, «provocando seri danni e disagi nonché indiscutibili complicazioni al rapporto familiare del mio cliente» come scrisse l’avvocato Angelo Pisani a Poste Italiane per avere il rimborso delle spese sostenute per la spedizione e il risarcimento dei danni per il mancato recapito del plico. Emerse solo dopo che il pacco era stato mandato in un apposito reparto delle Poste dove finiscono tutti i pacchi destinati alla distruzione perché non ci sono gli estremi o le condizioni per farli recapitare ai destinatari. Di qui la causa civile e un’attesa di ben 18 anni per veder celebrata un’udienza utile del processo. Si è arrivati così a ieri.

«Sono emozionato, non ci posso credere. Dopo oltre 18 anni, nonostante i blocchi Covid, oggi finalmente dinanzi a un nuovo giudice di pace si è tenuta la prima udienza istruttoria della causa intentata da un utente contro Poste Italiane per il risarcimento dei danni subiti dalla mancata consegna e distruzione di un pacco spedito nel lontano 2002», è la gioia di Giampiero. «E il colmo – afferma l’avvocato Pisani – è che, visti i tempi, ora saranno maggiori i danni dovuti dallo Stato, in base alla legge Pinto, per il ritardo della giustizia». Sì, perché è evidente che i tempi ragionevoli del processo non sono stati rispettati. Diciotto anni per un’udienza che incardini l’istruttoria sono davvero tanti, troppi.

Come è potuto accadere? La risposta è in una serie di singolari eventi, la fatalità c’entra solo in minima parte, poi ci sono gli effetti di una giustizia che generalmente affannando annaspa e annaspando perde efficacia e credibilità. Al danno si è aggiunta la beffa in questo caso. Perché Giampiero, che si era rivolto alla giustizia per un pacco andato disperso e poi distrutto, ha dovuto assistere alle lungaggini di un procedimento che non prendeva il via, una volta per la lentezza di un primo giudice di pace, un’altra volta perché il fascicolo processuale è andato smarrito.

Le varie istanze inoltrate alla cancelleria dall’avvocato Pisani solo nel 2017 hanno avuto un riscontro concreto con la fissazione di un’udienza, poi rinviata al 2018 e, dopo che il nuovo giudice a cui il processo era stato assegnato è andato in pensione, al 19 giugno 2020. Da ieri ha preso il via la prima udienza istruttoria e si spera che questa sia la volta buona per celebrare e definire il processo. Si torna in aula a settembre.