Sulla carta se ne contano 1.083, ma nella realtà le unità in servizio sono 905 e il numero è destinato a variare se si considera che il dato è fermo ad alcuni mesi fa e nel frattempo si prevedono ulteriori pensionamenti con Quota 100.Quello relativo al personale è un capitolo che non poteva mancare nel bilancio sociale della Procura di Napoli. Il tema è una piaga della giustizia, e non solo napoletana, e il problema è tanto vecchio quanto irrisolto. Le recenti assunzioni, dopo concorsi fermi da vent’anni, hanno mosso qualcosa, ma ancora non basta. L’età media del personale in servizio in Procura è tra i 55 e i 60 anni e ci sono scoperture di organico che fanno sentire il loro peso sia nel rapporto con il numero di fascicoli da trattare, sia più di recente quando a causa dell’emergenza Covid ha imposto nuove forme di organizzazione del lavoro. E non sempre questo adattamento ha sortito gli effetti sperati, tanto che tra avvocati e cancellieri si è creata ormai una frattura difficile da sanare. Ma procediamo con ordine.

I numeri, dicevamo. Nel 2018 la Procura di Napoli ha potuto contare complessivamente su 925 unità rispetto alle 1.083 previste dall’organico, mentre nel 2019 le unità complessivamente in servizio sono state 905. La scopertura, nell’ultimo anno, ha riguardato magistrati per il 12% (fra professionali e onorari), personale di polizia giudiziaria per il 9,6% e cancellieri e assistenti giudiziari per la parte più ampia, il 24,9%. Le figure professionali che hanno risentito maggiormente della scopertura sono quelle dei funzionari giudiziari (meno 22 unità), dei cancellieri esperti (meno 36) e degli operatori giudiziari (22 vuoti nella pianta organica). Su questa già difficile situazione sono andate inoltre a incidere le ore non lavorate per il part-time a cui hanno avuto accesso, nel 2019, nove unità fra quelle del personale in servizio.

Quanto alla polizia giudiziaria, altra presenza fondamentale per il buon esito delle indagini e per il lavoro dei pubblici ministeri, si registra una scopertura del 9,6% fra carabinieri, poliziotti e finanzieri: su 331 unità previste in pianta organica ne risultano in servizio 300. E il lavoro agile a cui si è fatto ricorso, e ancora si fa ricorso, durante l’emergenza Covid non ha reso la situazione migliore. Ci sono stati ritardi e rinvii e avvocati e cancellieri si stanno scambiando accuse reciproche sulla responsabilità delle disfunzioni, soprattutto relative alle comunicazioni telematiche fra studi legali e cancellerie.

Si è arrivati al punto che il presidente dell’Ordine degli avvocati Antoni Tafuri ha scritto ai capi degli uffici giudiziari e ai dirigenti amministrativi per chiedere un resoconto delle attività svolte dal personale amministrativo dal 9 marzo ad oggi, al fine di valutare la produttività e l’utilità del lavoro agile nel comparto giustizia, una valutazione, “che senza dubbio compete all’avvocatura”, sottolinea Tafuri, e serve a testare la compatibilità del lavoro a distanza con le esigenze legate alla celebrazione dei processi civili e penali. “Siamo sotto assedio da parte degli avvocati che non perdono occasione per rivolgersi alla categoria con frequenti villanie e insulti sia in occasione di contatti diretti che a mezzo social”, è stata la replica dei dipendenti delle cancellerie che hanno ribadito l’impegno profuso nel lavoro, anche da remoto, e precisato di essere già sottoposti a periodiche valutazioni su lavoro svolto e obiettivi raggiunti.