Dopo ore di attesa e trattative alla fine Novak Djokovic non parteciperà agli Australian Open. Almeno per il momento. Il numero uno del tennis mondiale infatti non è vaccinato e per questo motivo lo Stato di Victoria, dove si trova Melbourne non gli ha concesso il visto di lavoro, negandogli l’ingresso in Australia. L’organizzazione del torneo l’aveva autorizzato a giocare “con un’esenzione”, pur se non vaccinato. “Djokovic non è riuscito a fornire prove adeguate per soddisfare i requisiti di ingresso in Australia”, si legge nella nota dell’Australian Border Force.

E quindi la decisione finale: “Il suo visto è stato cancellato. Le regole sono regole, nessuno è al di sopra”, ha detto il primo ministro australiano Scott Morrison. E così Djokovic dovrà tornare in Serbia, probabilmente già nelle prossime ore. Ma il campione non ci sta ed è deciso a fare ricorso contro la decisione. Lo rendono noto i funzionari di giustizia. Il giudice di Melbourne, Anthony Kelly, esaminerà in queste ore la richiesta dell’atleta serbo.

La vicenda ricorda un po’ il film The Terminal. Djokovic è arrivato all’aeroporto di Tullamarine in piena notte. Non essendo vaccinato non gli è stato permesso di mettere piede su territorio australiano: lo hanno accompagnato in una stanza dell’aeroporto dove è stato interrogato per 6 ore dalle autorità di frontiera non è stato in grado di dimostrare agli ufficiali prove evidenti che giustificassero la sua richiesta di “esenzione” dal vaccino.

Intanto in tutto il mondo scoppiava la polemica. “Sono scioccato da quello che sta succedendo a Novak— le parole del Ministro dello sport serbo Vanja Udovicic —, e non posso credere che qualcuno si dia il diritto di molestare il miglior atleta del mondo in questo modo. La Serbia è con te!”. Ancora più duro il comunicato del papà del tennista, Srdjan Djokovic: “Tengono prigioniero mio figlio per cinque ore. Questa è una lotta per il mondo liberale, non solo una lotta per Novak ma per il mondo intero. Se non lo lasciano andare entro mezzora, ci ritroveremo per strada”.

“Da questo momento, Novak è diventato un simbolo e un leader del mondo libero— dice Srdjan —, ha dimostrato che la verità non può più essere nascosta. Possono imprigionarlo stanotte, possono metterlo in catene domani, ma la verità è come l’acqua e trova sempre la sua strada. Novak è lo Spartaco del nuovo mondo — conclude il padre del numero uno—, che non tollera l’ingiustizia ma combatte per l’uguaglianza di tutte le persone del pianeta, indipendentemente dal colore della loro pelle e da quale Dio pregano e quanti soldi hanno”.

E intanto il campione 34enne restava nella stanza piantonato da due agenti. Una fonte del governo federale aveva affermato — secondo quanto riportano The Age e Sydney Morning Herald — che c’erano diversi punti interrogativi sul fatto che Djokovic avesse una documentazione adeguata per dimostrare il motivo della sua esenzione. La fonte aveva affermato che non era chiaro se un’infezione da Covid-19 negli ultimi sei mesi — che si sospetta sia la giustificazione per l’esenzione del giocatore — fosse sufficiente per garantire l’ingresso in Australia secondo le linee guida federali.

Ma il governo australiano ha tenuto duro anche davanti al campione mondiale del tennis: le regole ci sono e vanno rispettate da tutti. “Il governo federale ha chiesto se sosterremo la richiesta di visto di Djokovic per entrare in Australia – ha twittato il ministro dello sport Jaala Pulford – Non gli forniremo supporto per la richiesta di visto individuale per partecipare all’Australian Open 2022. Siamo sempre stati chiari su due punti: l’approvazione dei visti è di competenza del governo federale e le esenzioni mediche sono di competenza dei medici”. Poche ore prima dello stop all’aeroporto, la ministra dell’Interno australiana Karen Andrews aveva affermato che “sarà il governo federale a far rispettare i nostri requisiti al confine australiano, qualunque cosa Tennis Australia e il governo del Victoria hanno potuto decidere su un giocatore non vaccinato presente al torneo”. E infine lapidario il primo Ministro Morrison: “Se queste prove sono insufficienti, allora non sarà trattato in modo diverso da nessun altro e tornerà a casa con il primo aereo. Non ci saranno regole speciali per Novak Djokovic”.

In tutto questo non è chiaro perché Djokovic non avesse il vaccino. Certo è che si è sempre rifiutato di rivelare se si fosse vaccinato o meno e dai suoi social ha sempre fatto intravedere l’ombra delle sue convinzioni anti vaccinali. Potrebbe certo avere anche altri motivi di salute per cui non ha potuto fare il vaccino.

Secondo fonti citate dal Sydney Morning Herald, è possibile che gli organizzatori del torneo abbiano garantito al fuoriclasse serbo l’autorizzazione a giocare dopo aver ricevuto prove di un contagio da Sars-CoV-2 nei sei mesi precedenti la richiesta: sarebbe questa, infatti, la più comune delle motivazioni addotte da chi ha presentato richiesta di esenzione dal vaccino per poter partecipare al torneo. Secondo quanto affermato dalla responsabile medica di Tennis Australia, la dottoressa Carolyn Broderick, né la sua organizzazione né gli esperti governativi hanno testato la veridicità dei documenti presentati nella domanda di ammissione — non solo di Djokovic, ma di tutti gli altri tennisti.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.