Ambiente
Auto, vita lunga agli endotermici, Galletti: “La maggiore flessibilità è una boccata d’aria. Biocarburanti? Si può dare spazio a tecnologie complementari”
Da Bruxelles arrivano i segnali di quella che potrebbe essere una svolta pragmatica. Le principali novità introdotte dall’Europa negli ultimi tempi su energia, ambiente e industria attestano l’intenzione di rendere finalmente la transizione ecologica praticabile per il mondo produttivo, oggi più che mai sotto pressione. A tirare le fila è Gian Luca Galletti, che da Ministro dell’Ambiente firmò per l’Italia gli Accordi di Parigi e l’adesione all’Agenda 2030 ed è oggi alla guida di Emil Banca e alla presidenza degli industriali cattolici (Ucid).
L’Unione Europea ha recentemente introdotto misure in controtendenza con quanto sostenuto nella scorsa legislatura. C’è chi parla di cedimento, chi di realismo.
«Le decisioni dell’UE devono essere lette in un quadro di equilibrio tra obiettivi ecologici e competitività industriale. Le novità più recenti, tra cui l’ampliamento delle compensazioni per i costi ETS (Emission Trading System), danno respiro ai settori produttivi più energivori. Inserire attività come la ceramica nell’elenco dei settori idonei a ricevere compensazioni per i costi derivanti dal carbon price significa alleggerire l’impatto dei costi energetici e tutelare la competitività dei distretti produttivi».
Misure che arrivano in un momento delicato per l’industria italiana. Cresce la cassa integrazione, cala la produzione.
«L’industria italiana vive un periodo di difficoltà, con indicatori di produzione manifatturiera stabilmente deboli e un calo dell’output industriale. Una fase di fragilità prolungata della manifattura nazionale che dura da oltre due anni e mezzo. In questo contesto, le misure europee sono importanti non solo per consentire una transizione verde praticabile, ma anche perché funzionali al rilancio».

Entriamo nel merito dell’automotive: la Commissione ha rivisto il divieto di vendita di auto con motori endotermici dal 2035.
«La nuova disposizione prevede una riduzione delle emissioni allo scarico del 90% per i nuovi veicoli a partire dal 2035. Si sostituisce il precedente obiettivo di -100%, che avrebbe imposto uno stop totale ai motori termici. Il 10% rimanente potrà essere compensata tramite carburanti più sostenibili come e-fuel e biocarburanti. Non è una resa sugli obiettivi climatici, ma una scelta di neutralità tecnologica che favorisce una transizione più graduale, sostenibile per la filiera».
Che impatto avrà per il settore automotive europeo e per le filiere italiane?
«La revisione normativa aiuta un settore messo sotto pressione dalla concorrenza cinese che, ampiamente sussidiata dallo Stato, ha la sua eccellenza nel motore elettrico. Penso alla Motor Valley emiliana, questa maggiore flessibilità tecnologica è una boccata d’aria. Inoltre, dovrebbe avere un effetto positivo anche sulla Germania, che è il primo partner commerciale dell’Italia, con una forte interdipendenza nelle catene del valore».
Le nuove regole spingono anche la produzione di biocarburanti.
«Prevedere un ruolo specifico per biocarburanti avanzati significa dare spazio a tecnologie complementari all’elettrico, soprattutto per segmenti dove la piena elettrificazione resta difficile nel breve periodo. Queste soluzioni possono contribuire significativamente alla riduzione delle emissioni nel trasporto, stimolando anche settori legati all’energia e alla chimica sostenibile, nei quali le aziende italiane generano valori importanti».
Settore agricolo: si prevedono tagli alle risorse della PAC per il settennato di programmazione 2028-2034. Gli agricoltori sono sul piede di guerra. Che dire?
«L’annunciata revisione della Politica Agricola Comune delinea un quadro con meno risorse disponibili per i programmi agricoli rispetto al ciclo precedente (9 miliardi in meno per l’Italia in sette anni) in un settore come quello primario, fondamentale per la sicurezza alimentare e per l’economia delle aree rurali. Ma c’è un altro rischio, forse superiore, per le nostre produzioni».
Parla del Mercosur?
«Gli accordi con i Paesi del Mercosur, se approvati senza salvaguardie e compensazioni, porteranno a un aumento delle importazioni di prodotti agricoli che non rispettano gli standard ambientali e sanitari imposti alle aziende europee. Aspettiamoci prodotti a prezzi bassi perché privi di garanzie. Questo metterà sotto pressione filiere importanti, dalla carne fino allo zucchero, con ripercussioni sia sui produttori sia sui consumatori europei, che rischiano offerte di prodotti con criteri meno rigorosi. Aprirsi alla competizione è giusto, ma solo quando lo si fa su un piede di parità, altrimenti si chiama concorrenza sleale».
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